E’ la squadra che può riaccendere lo Stadium

di Giuseppe Gariffo |

Chi frequenta lo Stadium dalla sua inaugurazione vive con nostalgia il ricordo dell’atmosfera dei primi anni. Le gradinate a strapiombo, i 7,5 metri di distanza dal rettangolo di gioco, l’inno cantato a squarciagola. Attorno alla bellezza della nuova casa, il tifo bianconero, dal Settembre 2011, si riscoprì popolo. Adesso sembra retorica, ma ripensiamoci dopo Calciopoli, la B, gli anni di Cobolli, Secco, Zaccheroni, Del Neri. Fu davvero la riconquista di un tratto identitario che si stava smarrendo.

La prima stagione dello Juventus Stadium rimane quella più densa di emozioni. Perfino dal divano si percepivano emozioni e respiro che la tifoseria juventina poteva sperimentare nel nuovo impianto. E alcune immagini di quell’annata, quella degli “invincibili” rimarranno inscritte nella nostra memoria. A partire dall’ultima, il giro di campo di Del Piero. Passando ovviamente per lo splendido gol di Marchisio al Parma, la doppietta di Vidal in 9′ alla Roma, la sassata di Vucinic al Milan in coppa Italia, la punizione di Del Piero alla Lazio…

Elettricità sugli spalti. La gioia di essere l’unica tifoseria a “possedere” una nuova casa, generava grande partecipazione ed identificazione. La curva cantava incessantemente e gli altri settori accompagnavano. Bellissime alcune coreografie. Ma molto merito andava anche alla squadra. Che attaccava in continuazione, a ritmi altissimi, con la grinta di Vidal e Lichtsteiner, la classe di Pirlo e Vucinic, le perle dei gioielli di casa Marchisio e Del Piero, le esultanze di un allenatore che era ancora “il nostro capitano”.

Lo stesso battito di quell’annata lo abbiamo rivissuto in poche occasioni. Sovvengono le sfide contro Real Madrid (2015), Barcellona (2017) e Atletico (2019) in Champions, ma il pathos che per osmosi si spostava dal campo alle tribune (e viceversa) dello Stadium si è lentamente annacquato.

I motivi sono tanti. Lo sfaldamento dei gruppi della tifoseria organizzata in seguito alle inchieste giudiziarie è certamente il principale. Nè va sottovalutato il continuo aumento dei prezzi, che rende oggi meno scontato del passato il sold-out, perfino nelle partite di cartello.

Ma è altrettando evidente che da un paio d’anni, pur non mancando le vittorie, abbiamo visto raramente una squadra che trascinasse entusiasmo. La religione della gestione delle partite, del pallino agli avversari (anche quando modesti) ha abbassato la temperatura sulle Tribune. Non sarà un caso se lo Stadium più rumoroso degli ultimi anni sia stato quello che ha sostenuto la Juve nella rimonta di Marzo scorso contro l’Atletico.

Ed una prova ulteriore l’abbiamo ricevuta martedi scorso, sempre contro i colchoneros. L’aggressione alta, le giocate di Dybala, le triangolazioni veloci, gli anticipi devastanti di De Ligt, hanno ravvivato l’atmosfera. Le standing ovations al ragazzone olandese ed al talento di Laguna Larga potevano essere scontate, ma non sono state l’unico segno. Un paio di volte si sono sollevati cori di incitamento per Cristiano Ronaldo, che sta vivendo un momento di difficoltà. Perfino l’ingresso di Bernardeschi, recentemente vittima di mugugni, è stato accolto con scroscianti applausi.

Da tempo non si vedeva uno Stadium così rumoroso e partecipe. Ben lontano dalla bolgia del 2011, ma anche dal silenzio spettrale di alcuni match recenti nei quali risuonavano soltanto cori ospiti.

Il ruolo della squadra sarà decisivo. Un calcio dominante, coraggioso, propositivo, che generi divertimento e passione, è la chiave per restituire allo Stadium i decibel che merita. Verosimilmente non rivedremo più striscioni, ultras e lanciacori nella nostra casa. Ci dovrà pensare l’undici di Sarri a contagiare il popolo bianconero, divertendosi e divertendo. E generando un sostegno spontaneo, libero e passionale.