La serata che ci voleva, in Champions una Juve da amare

di Leonardo Dorini |

Sono quelle sere che ci fanno amare la Champions, quelle sfide che ti fanno pensare di essere sul palcoscenico giusto, e dimenticare il tremendo inizio di campionato, la fatica contro squadre di bassa classifica, la scarsa tenuta di un collettivo che sta emergendo piano piano; ma il romanzo della Champions è proprio questo, sapere che in queste serate può succedere di tutto, e puoi trovare tutto quel che ti è mancato: il carattere, l’attenzione, la determinazione per tutti i 90 minuti.

Lo scorso anno si presentò il Barcellona allo Stadium e fu sconfitta netta nel risultato: l’avevamo definita una “Juve piccola”, anche se con tre gol di Morata in fuorigioco (doveva ancora prendere le misure); quest’anno per lo scontro di prima fascia il sorteggio ci consegna i campioni in carica; si sa, queste gare, se non si fanno errori con le piccole, non possono mai essere decisive per il passaggio del turno, però diciamo che è stato fatto un bel passo avanti.

Allegri arriva in conferenza stampa pre-gara con un Chiellini sicuro di sé, sembra un anchorman consumato, con la sua proprietà di linguaggio e un eloquio spigliato, anche se forse non pensava che avrebbe iniziato dalla panchina; dice che l’importante è passare il turno poi si aprono “mille dinamiche”, bisogna pensare al presente, inutile pensare a marzo; gli chiedono della difesa a tre e lui allarga le braccione chilometriche: “Ancora non faccio l’allenatore”.

Allegri, chissà se per pre-tattica o cosa, si dice “confuso”, dice la difesa a 3 è proprio il “primo dubbio”, anche se poi dicendo che giocheranno Danilo e Alex Sandro sembra confermare che non sarà così (ma l’incertezza proseguirà fino al quarto d’ora del primo tempo), fa numerosi appelli a essere “bravi tecnicamente” e poi infila 3-4 minuti di grande livello sulle motivazioni che deve dare questa competizione, senza nessuna paura nel dichiarare che  la Juve deve “avere il desiderio di arrivare in finale”.

Nel frattempo a Londra, un Tuchel professorale e tranquillo fa mostra di understatement, dribbla le domande sui vaccini (dopo la positività di Kante) e dice che si sente ancora un outsider, anche da detentore (e chi ci crede?); è la prima volta che affronta la Juventus e tutti si aspettano che se ne ricordi, anche se per motivi diversi: se ne ricorderà per i motivi che piacciono a noi tifosi bianconeri.

Formazione quindi abbastanza annunciata, con l’unica punta disponibile, Moise Kean, che parte dalla panchina, e con Bernardeschi in edizione “falso nueve” (“allegrata” che si rivelerà vincente): il Chelsea inizia con autorevolezza – sono pur sempre i campioni d’Europa – la Juve fatica a trovare le posizioni; il Mister cambia 2 volte assetto, passa da un “433 stretto” con Cuadrado dentro al campo a un 442 classico ed infine mette Danilo a fare il terzo centrale e arretra Cuadrado a contenere le incursioni di Marcus Alonso.

E’ così che la Juve trova la quadra, ha un paio di occasioni in contropiede, ma soprattutto contiene più facilmente il palleggio dei Blues, che non sono mai pericolosi per tutto il primo tempo; la ripresa si apre con un guizzo della premiata ditta Federico & Federico, con Chiesa che mangia il prato dello Stadium per mettere sotto la traversa l’assist di Berna.

Noi tifosi iniziamo a pensare al fatto che in campionato abbiamo perso una manciata di punti da situazioni di vantaggio….cosa succederà stasera? La partita diventa un’esercitazione di difesa, anche se i bianconeri hanno un’occasione cristallina con Bernardeschi per fare il 2-0 (bellissimo lancio di Rabiot per Cuadrado e servizio al volo per il carrarese).

Noi del Romanzo Champions, a un certo punto, ci siamo detti che anche un bel pareggio avrebbe fatto morale, ma la partita la portiamo a casa, stavolta: Lukaku calcia il terreno e sbaglia l’unica occasione, Havertz di nuca mette alto al 93; arriva una vittoria di corto muso, senza punte di ruolo, contro i campioni d’Europa!

E’ il secondo clean-sheet in due partite, la Juve di Coppa è tosta e determinata, Allegri dà una lezione di calcio a Tuchel prevalendo con una prestazione che ricorda la vecchia Juve: solida, cinica, attendista, imperforabile.

Che dire: due partite, 4 gol fatti, zero subiti, 6 punti.

Ora destinazione San Pietroburgo, il 20 ottobre, per mettere un piede agli Ottavi.