La sentenza d'appello su Higuain è giuridicamente ineccepibile

di Francesco Andrianopoli |

Qui potete trovare il testo integrale delle motivazioni della Corte Sportiva d’Appello in merito alla riduzione della squalifica di Gonzal Higuain.

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Facendo un passo indietro, bisogna ricordare che il G.S. Tosel aveva comminato quattro giornate di squalifica così quantificate: una per “doppia ammonizione”; una per “avere inoltre, al 31° del secondo tempo, all’atto dell’espulsione, rivolto all’Arbitro un’espressione ingiuriosa”; una per aver “compiuto nei suoi confronti un gesto irriguardoso (art.. 19, n. 4 lett. a) CGS), fronteggiandolo e ponendogli entrambe le mani sul petto”; una per avere “assunto un atteggiamento aggressivo nei confronti di un avversario, venendo trattenuto dai propri compagni di squadra”.

A fronte di queste evidenze, il Napoli ha opposto tutta una serie di considerazioni che spaziano dall’azzardato al fantasioso, tant’è vero che la Corte le ha puntualmente sbugiardate: “deve ritenersi priva di pregio la ricostruzione della vicenda qui in rilievo offerta” […] “All’esito di un semplice raffronto si rivelano, dunque, manifestamente disancorate dalle descritte emergenze probatorie le allegazioni della reclamante”.

Dopo essere stata costretta a spendere decine e decine di righe per contestare le fantasiose ricostruzioni avversarie, la Corte passa finalmente a prendere seriamente in esame il caso, giungendo a queste conclusioni: in primo luogo l’espressione “vergognoso” (l’unica refertata da Irrati, ha “natura irrispettosa” ed è per di più “circostanziata da toni e modi decisamente inopportuni”, ma è più accusatoria che denigratoria; inoltre, ed è quel che più conta, tale espressione inopportuna e irrispettosa si colloca comunque all’interno di un “medesimo contesto spazio/temporale, siccome posti in essere in rapidissima sequenza nell’ambito di un’unica, articolata e scomposta reazione di protesta”.

In altre parole, la spinta, l’atteggiamento generale e il termine utilizzato da Higuain rappresentano una condotta unitaria, un singolo episodio irrispettoso che merita una giornata di squalifica, senza bisogno di scomporlo in due distinte condotte, una irrispettosa e una ingiuriosa.

Ora, ognuno può pensarla come vuole dal punto di vista della condanna “morale”, ma dal punto di vista giuridico una sentenza è “giusta” quando si colloca in continuità con un medesimo filone, con un orientamento costante: la caratteristica più importante che deve avere la giustizia è la prevedibilità, la ripetibilità, il fatto di giudicare sempre in modo uguale i casi uguali, e in modo diverso i casi diversi.

Se può valere a farla ritenere prevedibile e ripetibile, qui di seguito avete tre tweet in cui, il 7 Aprile scorso, anticipavo esattamente questa tesi, contrapponendola alle grottesche elucubrazioni del tipo “non diceva vergognoso dell’arbitro, ma di Felipe” oppure “non ha spinto Irrati, si stava proteggendo”.

Quando c’è da segnalare le storture e le bestialità della Giustizia Sportiva siamo i primi a farlo, e non ci siamo mai tirati indietro: ma questa volta, per una volta, abbiamo per le mani una sentenza ben motivata, approfondita nell’analisi del caso concreto, in linea con il metro di giudizio comunemente adottato in casi come questo, ma al tempo stesso abbastanza serena e decisa da respingere, senza fronzoli e senza mezzi termini, le ricostruzioni favolistiche.

E’ il modo migliore per chiudere dieci giorni di psicodramma che ha tolto fin troppo spazio al campo: torniamoci al più presto, e tra due partite ci rivedremo anche il Pipita; come è giusto che sia.


 

P.S.

Visto che dai commenti emerge una ripetuta comparazione tra il caso Higuain e quello Khedira, è bene fare alcune precisazioni prendendo spunto da un paio di esempi concreti.

Esempio n. 1: se io incontro uno per strada e gli dico “stronzo”, quello è un insulto, e quindi verrò condannato alla pena X per il reato di ingiurie; se invece gli dico “stronzo bastardo”, quelli sono due insulti, ma il reato è sempre uno, reato di ingiurie; non riceverò due imputazioni per due reati di ingiurie, e verrò sempre condannato alla pena X, non al doppio della pena; se gli dico “stronzo bastardo figlio di puttana”, quelli sono tre insulti, ma il reato di ingiurie è sempre uno, non tre, e la pena sarà sempre la stessa, non tripla.

Esempio n. 2: se io entro con la mia auto in una zona a traffico limitato senza le necessarie autorizzazioni, commetto una infrazione e riceverò la relativa sanzione; se entro nella ZTL solo per un paio di minuti, il tempo di prendere un caffè, subirò quella sanzione; se entro nella ZTL e ci sto dodici ore, facendo decine di commissioni diverse, tre riunioni e due traslochi, il mio comportamento è sicuramente più grave, il disvalore sociale della mia condotta e il disturbo arrecato sono molto più significativi e incisivi; ma io riceverò comunque e soltanto quella stessa sanzione che avrei subito invadendo la ZTL per un solo minuto: non è che la mia sanzione venga raddoppiata o aumentata perché il mio comportamento è più grave e più dannoso.

Fatte queste premesse, è vero che il comportamento di Higuain è più grave e ha un disvalore superiore a quello di Khedira; è vero che sono stati, di fatto, puniti nello stesso modo (una giornata di squalifica aggiuntiva rispetto al rosso); non è vero invece che un comportamento più grave e più plateale debba comportare automaticamente una sanzione raddoppiata o anche solo maggiorata; anche nel diritto “vero”, come abbiamo visto, questo non è un automatismo, e nel diritto sportivo bisogna considerare anche che la graduazione delle pene è molto più “rozza”, visto che le giornate di squalifica sono un tipo di pena “di grana grossa”, difficile da modulare e adattare ai casi concreti.