La sentenza di gennaio

di Giulio Gori |

I campionati si decidono a maggio. Quando vanno bene. Quando van male si decidono in inverno. Per Andrea Pirlo e la sua Juventus, il ritorno in campo contro l’Udinese e poi il filotto di grandi sfide prima degli ottavi di Champions saranno decisivi per le sorti della sua stagione. La brutta sconfitta contro la Fiorentina subito prima della pausa natalizia pesa, non ha lasciato entusiasmo, ma frustrazione nella mente dei giocatori. E ora c’è da ripartire, con convinzione – perché il lavoro fatto non è di poco conto – e con un po’ di fortuna. Visti i precedenti.

Sono proprio i precedenti negativi dei bianconeri a raccontarci che l’inverno non lascia scampo alle squadre non all’altezza dei vertici della serie A. Nella disgraziata stagione con Ciro Ferrara in panchina, la Juventus, dopo una lunga serie di prestazioni abbastanza interlocutorie, per non dire fortunose, riuscì a battere l’Inter e a portarsi abbastanza vicina dalla vetta. Quando la squadra tentenna ma i risultati ci sono, la pausa serve a correggere il tiro e ripartire con più forza. Ma le ultime tre partite prima della sosta furono un calvario: sconfitte contro il Bayern (fuori dalla Champions), il Bari e il Catania. La ripartenza a gennaio fu un incubo.

Ancora più emblematica la stagione di Delneri. La Juventus non era affatto male come quella dell’anno precedente, aveva gioco, idee, non era una macchina da guerra, ma sembrava crescere. L’ultima partita prima della sosta fu col Chievo. Sull’1-0 per i bianconeri, Krasic prese la traversa a porta vuota, poco dopo i Veneti pareggiarono su un errore di Sorensen (a proposito, i nuovisti davano il danese – una delle cinquemila meteore prese per fenomeni solo perché giovani e perché capaci di deambulare – pronto a rubare la maglia da titolare a Chiellini). Dopo un Natale con l’umore da occasione persa, la Juventus ripartì con il gravissimo infortunio a Quagliarella. Fine della stagione, Delneri non riuscì più a trovare una nuova quadra.

La gestione Pirlo può essere paragonata alle ultime due disastrose stagioni della Juventus? No. Anzitutto perché il valore della rosa è immensamente superiore. Ma anche perché il nuovo allenatore della Juventus dimostra di avere idee e coraggio. La sua Juve ha un’identità, ha un gioco, ha equilibrio e ha anche una duttilità tattica che può far ben sperare sulla gestione di eventuali momenti avversi, in termini di giocatori disponibili. Ma gennaio resta il mese delle grandi sentenze. Finora Pirlo ha dalla sua l’attenuante – non è un alibi, è un fatto oggettivo – di aver dovuto iniziare a lavorare con una squadra rinnovata senza avere di fatto un periodo di preparazione alle spalle (caso probabilmente unico nella storia del campionato).

Una condizione che ha messo, certo, la Juve in difficoltà rispetto a tutte le altre pretendenti allo scudetto, che invece hanno scelto la continuità. E anche chi, come chi scrive, ha criticato la scelta della società di affidare la panchina a un neofita, non può che riconoscere che il manico dell’allenatore in campo si vede. Ora, una nuova mini-preparazione c’è stata. C’è da sperare che il lavoro tattico e fisico possa pagare, c’è da sperare che l’esperienza di Pirlo come grande giocatore abbia aiutato a digerire un Natale improvvisamente amaro. Ma oltre a sperare nel fattore P (di Pirlo), c’è anche da incrociare le dita. Perché il momento è decisivo. E se alla lunga vince sempre il migliore, nel breve periodo, specie tra i campi ghiacciati di gennaio, il fattore C potrebbe risultare decisivo e la Juve non può permettersi di perdere altro terreno. No, C non è un allenatore, stavolta, è il fattore Caso.

Se la Juventus dovesse uscire positivamente dalle sfide che l’aspettano da qui a inizio febbraio, diventerebbe automaticamente la favorita dello scudetto. Se le cose andranno male, o anche solo così così, lo storico «decimo» diventerebbe un miraggio.


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