La scheda scouting di Arkadiusz Milik

di Jacopo Azzolini |

BIOGRAFIA

Si può dire che Milik sia la classica persona a cui il calcio può aver salvato la vita. Il giovane attaccante dell’Ajax, nato a Tichy nel febbraio 1994, subisce in tener(issima) età un grave lutto: perde il padre ad appena 6 anni. Comprensibilmente, ciò si ripercuote sul ragazzo, che attraversa periodi di sbandamento caratterizzati da fumo e furti nei negozi. Per il suo futuro si rivela decisiva la presenza di Slawek Mogilan (detto Moki), giovane allenatore che per primo intravede le qualità del ragazzo, aiutandolo a maturare sia professionalmente che umanamente. Si rivela quindi una vera e propria figura paterna.

Cresce nelle giovanili del Rozwoy Katowice, con cui debutta in terza divisione. All’età di 16 anni effettua dei provini per Reading e Tottenham, mentre il Legia Varsavia compie un’offerta consistente per assicurarsi le prestazioni del ragazzo. Tuttavia, almeno per il momento, a Milik non interessano i soldi: ciò che cerca è un club dove possa giocare titolare. Sceglie quindi di passare al Gornik Zabzre, con cui esordisce in prima squadra nel 2011, terminando la sua prima stagione con 4 gol in 24 presenze.

Ad ottobre 2012 esordisce in Nazionale in un’amichevole contro il Sudafrica. Nel gennaio 2013 il Bayer Leverkusen lo acquista per 2.5 mln. Vede però poco il campo, tant’è che viene mandato in prestito per una stagione all’Augusta, dove realizza 2 reti in 18 presenze. Nel 2014 passa in prestito all’Ajax con riscatto fissato a poco meno di 3 mln: in Eredivisie disputa un grande campionato, andando in gol per ben 11 volte (media di una rete ogni 114’). I lancieri effettuano ben volentieri il riscatto, scelta che si rivela lungimirante: il campionato appena concluso è stato quello della consacrazione, visto che Milik ha firmato la bellezza di 21 reti, consacrandosi come uno dei giovani più in vista d’Europa, ma le sue marcature non saranno sufficienti per vincere il titolo sfumato all’ultimo.

Nonostante in questi Europei la Polonia abbia ottenuto un risultato degno di rispetto, probabilmente Milik non è riuscito a sfruttare questo palcoscenico nel migliore dei modi, disputando prestazioni non eccelse e sbagliando in diverse circostanze occasioni da rete a dir poco ghiotte. Si sta comunque parlando di un ragazzo di 22 anni, ci saranno senza dubbio altre opportunità per mettersi in mostra.

CARATTERISTICHE TECNICHE

Mancino di piede, 78 kg per 186 cm. Dopo aver inizialmente giocato come attaccante esterno, Milik è finito per diventare centravanti inamovibile nel 433 di De Boer, con cui ha realizzato 47 gol in due anni tra campionato e coppe.

Chi ha visto per la prima volta Milik all’opera in questi Europei può credere che il polacco sottoporta sia tutto tranne che un cecchino, visto che contro Svizzera e Germania ha fallito occasioni in cui era oggettivamente difficile non segnare. In realtà l’attaccante è alquanto freddo negli ultimi metri: si muove molto bene in area di rigore ed azzecca spesso i tempi, leggendo in modo ottimale il passaggio/cross del compagno e lasciando sul posto il difensore. Inoltre la sua forza fisica si rivela una risorsa preziosa in zona gol, che a volte gli consente anche di crearsi chances da solo. Nonostante ami il tiro dalla distanza (nel suo campionato è la quarta punta per tentativi da lontano), nell’ultima Eredivisie ben 18 reti sono arrivate dentro l’area. In molti hanno in mente il suo grossolano errore contro la Germania, tuttavia va evidenziato che Milik possiede un notevole stacco aereo, sia per quanto riguarda la forza che dà al pallone sia per quanto riguarda il prendere i giusti tempi: ben 6 gol sono arrivati quest’anno su colpo di testa.

Nonostante le sue capacità in zona gol, è riduttivo definire Milik un semplice finalizzatore. L’attaccante, infatti, ama svariare su tutto il fronte dell’attacco e correre con la palla al piede partecipando attivamente all’impostazione del gioco (effettua quasi 28 passaggi a partita).

milik

Heerenveen-Ajax del 20 aprile (Fonte: Who Scored)

Occorre però sottolineare che tecnicamente Milik non possiede una classe sublime, visto che certe giocate non gli riescono con la naturalezza tipica del campione. Per esempio, il primo controllo (da molti reputato la base per valutare un giocatore) non è certo ottimale, così come non lo sono molti suoi appoggi – soprattutto quelli teoricamente più semplici -, spesso tutt’altro che limpidi (ha una pass accuracy del 72% scarso). Aspetti che lo limitano sensibilmente quando si trova a giocare spalle alla porta, contesto in cui difficilmente diventerà un top player. Nonostante abbia un’ottima progressione palla al piede, va in difficoltà quando è costretto a giocare nello stretto poiché gli manca il guizzo in grado di saltare l’avversario quando lo spazio a disposizione è limitato. Tutto ciò è anche probabilmente conseguenza del suo primario difetto: Milik è il classico mancino che utilizza un piede soltanto e ciò lo rende frequentemente prevedibile, soprattutto quando deve agire in spazi ridotti e le difese sono basse.

Si trova molto a più agio quando parte da posizione defilata o comunque da più lontano, in pratica quando è in grado di puntare il suo rivale e di aggredire la profondità. Non a caso, in questi Europei il ct Nawalka ha optato per Lewandowski prima punta con Milik a giostrargli attorno, allargandosi sulle fasce o accentrandosi a seconda della situazione. Ciò gli consente di sfruttare meglio le sue caratteristiche, come ad esempio un’abilità in fase di rifinitura che quando riesce a trovare gli spazi è tanto interessante quanto sviluppabile (7 assist nell’ultima stagione), senza dimenticare i già citati tiri dalla distanza.

 

 

PROSPETTIVE

Spesso, quando un giocatore ha quasi 23 anni, si ha già un almeno vago sentore sul tipo di carriera che potrà avere, se per esempio saprà stare in certi palcoscenici senza sfigurare. Invece, per quanto riguarda Milik, fare una previsione sulla sua crescita è tutt’altro che semplice: ci sono aspetti indubbiamente interessanti, come anche diverse carenze di base che potrebbero impedire al polacco di imporsi a certi livelli. L’attuale livello dell’Eredivisie e la moltitudine di talenti provenienti dall’Ajax che hanno fallito nei top campionati non forniscono indicazioni significative. Ispira un certo grado di sicurezza solo la forte improbabilità che Milik possa diventare una grande prima punta per le sopracitate difficoltà di controllo palla e, più in generale, nel giocare spalle alla porta. Si parla di un possibile interessamento della Juventus in sostituzione di Morata: ora, il madrileno spesso ha palesato difficoltà tattiche quando impiegato come “nove” (soprattutto in Italia); Milik, con gli spazi ridotti e le difese basse che ci sono in Serie A, è ancora meno adatto nel ricoprire tale posizione. Se gli  venisse lasciata libertà di giostrare sulla trequarti e/o sulle corsie esterne potrebbe trovare un suo senso come seconda punta o attaccante laterale, a patto che la squadra lo aiuti a trovare la profondità consentendogli di puntare l’uomo e di ricevere palla fronte alla porta.