La scheda scouting di Blaise Matuidi

di Claudio Pellecchia |

Biografia

Blaise Matuidi, centrocampista mancino di origini angolane, nasce a Tolosa il 9 aprile 1987. Come tanti giocatori francesi della sua epoca si forma calcisticamente al centro tecnico federale di Clairefontaine, prima di debuttare in League 2 a 17 anni con la maglia del Troyes (2 presenze nella stagione 2004/2005). Con il club dell’Aube disputa anche i due successivi campionati di Ligue 1 (67 presenze e 4 reti), per poi passare al Saint Etienne nell’estate del 2007. Ed è proprio con i verdi della Loira che si consacra in patria come uno dei migliori interpreti nel ruolo: 154 presenze e 3 gol dopo, infatti, lo sceicco Al-Khelaifi decide di puntare su di lui per il nuovo centrocampo del Paris Saint Germain, versando nelle casse del club che fu di Michel Platini poco più di 8 milioni di euro nel luglio del 2011. Mai investimento fu più azzeccato: su tutti i trionfi parigini degli ultimi anni (4 campionati consecutivi dal 2011/2012, altrettante supercoppe di Francia, 4 coppe di Lega e 3 coppe nazionali) c’è la firma in calce di Matuidi.

Caratteristiche tecniche

Nato come mediano tutto muscoli e corsa, Matuidi negli ultimi anni si è reso protagonista di una crescita esponenziale che lo ha portato a diventare uno dei migliori interni in circolazione. Alla già nota prorompente fisicità, ha saputo unire una notevole padronanza dei propri mezzi tecnici e un’ottima capacità di lettura delle situazioni in cui può portare i suoi ormai celebri inserimenti senza palla: tutti e 4 i gol del suo ultimo campionato (shot accuracy del 43% con 13 tiri su 30 finiti nello specchio della porta, quando nella stagione precedente ci si era attestai su un ottimo 60%) nascono da un read and react ottimale delle situazioni proposte dalla difesa avversaria. Caratteristica che lo rende prezioso anche come uomo assist (6 nel 2015/2016, 4 nel 2016/2017 per un totale di 53 occasioni da gol create nelle ultime due stagioni), magari al termine di affondi prolungati con e senza palla, sfruttando l’inserimento dal lato debole. In fase di non possesso, poi, è una garanzia nonostante i dati in calo rispetto all’anno scorso: 38% di tackles portati con successo in Ligue 1 (42 nel 2015/2016), 47% nelle 8 apparizioni in Champions (48 in 9 l’anno prima), con un rapporto falli commessi cartellini (appena 3 in 34 gare di campionato) ottimale. Pochi, in Europa, riescono ad interpretare il suo ruolo su entrambi i lati del campo con uno standard qualitativamente e quantitativamente così elevato.

La stagione 205/2016 di Matuidi

Dove giocherebbe nella Juventus

Matuidi, al netto di costo (una ventina di milioni per il cartellino, tra i 4 e i 6 milioni di ingaggio) ed età (30), avrebbe potrebbe essere il profilo ideale per la Juventus del dopo Pogba, soprattutto se Allegri avesse proseguito sulla strada del 3-5-2. Quello di mezzala sinistra in un centrocampo a 3 o a 5 (in riferimento alle due principali alternative tattiche che ballavano nella mente del tecnico livornese) è un ruolo fatto su misura per il connazionale del ‘Polpo’, pur in un approccio tendente maggiormente alla quantità piuttosto che alla qualità. Il che non vuol dire che Blaise non sia tecnicamente valido, ma solo che non sarebbe lecito aspettarsi da lui la stessa immediatezza e ricerca della verticalità (soprattutto nell’ultimo passaggio) dell’illustre predecessore. Rispetto al quale, però, garantisce una maggiore e migliore copertura in scalata sulla fascia di competenza: un dettaglio da non sottovalutare, soprattutto in presenza di un terzino sui generis come Alex Sandro. L’avvento del 4-2-3-1, invece, rende potenzialmente incollocabile il giocatore accanto a Pjanic (Del resto Tolisso è stato scartato per lo stesso motivo), ponendolo unicamente come alternativa a Mandzukic come esterno tattico e di corsa sulla fascia sinistra (in attesa di capire che ne sarà di Alex Sandro). Da scartare, inoltre, l’ipotesi di schermo davanti alla difesa. Non tragga in inganno il 91% di pass accuracy: Matuidi non è in grado di dettare i tempi di manovra di una squadra. Il suo compito è quello di dare la giusta dimensione fisica ad un’impiantistica di gioco collaudata e che trovi nei suoi strappi un ulteriore sbocco offensivo, soprattutto per vie centrali. Ma a questo, come al resto, dovrà eventualmente pensarci il toscano che siede in panchina.