La riconoscenza nel calcio e nella Juve

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Del Piero riconoscenza

Seguo la Juve dal 1977, la stagione dello storico double Coppa UEFA/scudetto. Scudetto con record di punti (51 su 60) e Coppa Uefa con la squadra composta soltanto da giocatori italiani (altro record). In questi 41 anni ho visto molte Juventus, ho vissuto annate trionfali ed altre tristi e mediocri. Soprattutto ho visto indossare la maglia bianconera a svariati calciatori e devo dire che tutti indistintamente hanno lasciato un segno nella mia memoria.

Ricordo ancora quando nel 1981 la società decise di vendere Causio: è stato un momento triste nella mia vita da tifoso. Lo ricordo ancora in un angolo dello spogliatoio mentre i suoi compagni festeggiavano lo scudetto. Ricordo ancora di più quando Zoff e Bettega lasciarono la Juventus dopo la finale di Atene: ero così triste che pensavo che mai più avrei visto una partita della Juve. In realtà non fu così: continuai a seguire i bianconeri con lo stesso entusiasmo. Negli anni seguenti ho dovuto digerire Gentile alla Fiorentina, Tardelli all’Inter, Boniek alla Roma fino a quando Platini non ha appeso le scarpette al chiodo. Furono estati tristi, lo ricordo bene e campionati strani a vedere i miei beniamini con le maglie di un altro colore. Comunque mi sono gradualmente abituato: Baggio in maglia a strisce rosse e nere mi ha fatto un effetto molto diverso da quello di Tardelli a strisce neroazzurre. Del resto tutti noi abbiamo ancora negli occhi l’ultima partita in campionato di Alessandro Del Piero, l’ultimo amato capitano (dico ultimo perché io i capitani li ho amati tutti da Furino a Zoff a Scirea a Conte). Nessuno di noi può dimenticare lo stadio in lacrime, il suo giro di campo, il suo saluto commosso. È rimasto tutto nel nostro cuore ed alcuni di noi tifosi hanno ancora un po’ di risentimento verso la società per quell’addio.

Io non sono mai stato tra quelli. Io che vorrei che giocassero ancora Zoff e Furino, Tricella e Ferrara, Bettega e Ravanelli, Platini e Del Piero, Baggio e Causio, Soldà e Pacione… Insomma li vorrei tutti in campo ed in panchina, pronti insieme a tutti gli allenatori che in questi lunghi 40 anni si sono alternati alla guida della Juve. Però il tempo purtroppo è bastardo e Zoff non saprebbe più parare, mentre Bettega non salterebbe più in area, Ferrara si perderebbe Icardi e Causio non saprebbe più correre sulla fascia destra.

In realtà tutti abbiamo nel cuore l’ultima partita in campionato di Del Piero, ma qualcuno ricorda anche la sua ultima partita nella Juve di qualche giorno dopo, la finale di Coppa Italia persa contro il Napoli. Chiedete a Bettega cosa ricorda della sua ultima partita con la Juve. Vi dirà di avere sbagliato un gol facile: era da solo davanti alla porta e invece di colpire bassa la palla con il piede ha tentato di segnare con la testa e ne è uscito un goffo tiro. Oppure vi racconterà di essersi perso Magath in occasione del gol (lo ha detto in una recente intervista).

Forse a giugno dello scorso anno la società avrebbe dovuto fare scelte diverse. Io da tifoso, eternamente riconoscente ai giocatori che hanno vestito, vestono e vestiranno la maglia bianconera penso che la gratitudine consiste non nel far scegliere ai giocatori il momento di ritirarsi, ma di accompagnarli e di far capire loro che ad un certo punto il tempo per trotterellare in campo in calzoncini corti finisce. È stato fatto con Zoff e Bettega, con Nedved e Del Piero. Perché alla fine rimane il ricordo delle ultime partite sia nella loro memoria che nella nostra. E se Bettega spesso si sogna quel colpo di testa contro l’Amburgo e non il colpo di tacco al Milan è davvero un peccato.

La stagione sta finendo e sarà sicuramente trionfale come le ultime. Abbiamo lottato su tutti i fronti come capita ormai da molti anni. Prepariamoci a salutare i nostri grandi vecchi, speriamo che trovino un posto nella società in modo da poterli avere vicini negli anni futuri, festeggiamoli allo Stadium nelle ultime loro partite. Ma guardiamo avanti. La Juventus, questa Juventus sarà sempre forte e dominerà ancora.

di Vincenzo Spadola  @vincenzospadola