La ricetta sul campo? Non accettare il caos

di Giulio Gori |

Prima della partita si sprecano le ironie, vengono messi in mostra i muscoli, si canzonano gli avversari appena usciti da un’umiliazione in terra israeliana, si parla di goleada… Passano 90 minuti e la Juve diventa una squadra di scarponi: il centrocampo è da buttare via, l’allenatore va cacciato, la difesa è troppo vecchia, lo scudetto un miraggio. Altro che la Champions!
La Juventus ha perso – meritatamente – contro l’Inter. Una tragedia, moriremo tutti.
Il calcio è complicato, a volte misterioso.
Ma spiegare la sconfitta contro l’Inter è estremamente semplice. Così come avere un giudizio sereno (e fiducioso) su questa Juventus. In fondo, basta un po’ di sano equilibrio. Andiamo per gradi.

 

La partita contro l’Inter

L’Inter affronta la Juventus con la convinzione di dover fare la partita della vita.
Pressa alta, accelera continuamente le giocate in verticale, sfrutta le eccellenti qualità di Icardi nell’allungare la nostra difesa.
La Juve, di contro, dovrebbe cercare di fare il suo gioco: rischiare, sì, il classico giropalla in difesa, mandare fuori giri il loro primo pressing, consolidare il possesso, portare avanti il baricentro tenendo i reparti corti, pressare. Più o meno questa è la filosofia bianconera da cinque anni a questa parte.
Di solito, la Juve accetta il rischio di palleggiare malgrado il pressing avversario, perché la serenità e la calma del suo pacchetto arretrato sono il fondamento del suo gioco. Invece no, domenica sera la Juve accetta di giocare la partita che vuole l’Inter, verticalizza di continuo, si preoccupa di perdere il pallone nella propria metà campo e lancia lungo. Sempre.
Mandzukic perde la sfida con Miranda e non protegge palloni. Le pochissime volte che ci riesce, il centrocampo non fa in tempo ad accorciare sulla verticalizzazione. E i nostri avanti cercano di continuo la giocata.
Il risultato è che la palla la tiene l’Inter, in quella che più che una partita di pallone sembra un flipper. Nella ripresa lo spartito non cambia, tranne il fatto che i nerazzurri si concedono un lusso sconosciuto: sapendo che nel primo tempo avevano corso molto, troppo, sono loro – e non la Juve – a fare in alcune fasi del possesso speculativo, per prendere fiato. Qualcuno obietterà a questa interpretazione che molte situazioni di pericolo sono nate da errori tecnici banali. Ma è il caos, molto spesso, a generare insicurezza ed errori, anche in situazioni apparentemente elementari.

 

La qualità dei singoli

I processi alla difesa, in una partita del genere, dovrebbero essere concentrati sulle scelte strategiche in fase di impostazione. Perché i tre dietro, sul piano difensivo, la propria parte l’hanno fatta benino. Non benissimo, sia chiaro, Icardi li ha costretti spesso a rinunciare alle marcature preventive, per abbassarsi e concedere campo.
Ma nel complesso non è una palla svirgolata a metà campo da Chiellini a costituire un campanello d’allarme. Semmai, in una giornata in cui Asamoah ha giocato molto al di sotto delle sue capacità (il che automaticamente comporta che le sue capacità sono ben altre), in cui Khedira e Dybala hanno mancato di lucidità forzando troppo spesso le giocate e quindi consegnando palla all’Inter, in cui Mandzukic non ha avuto l’intelligenza di «cercarsi» il marcatore più debole, il caso è rappresentato da Pjanic. Il bosniaco, schierato da regista, ha toppato.
In fase di possesso bianconero, era costantemente marcato. E il manuale Cencelli insegna che quando ti guardano a uomo l’unico modo per liberarsi è il movimento continuo (e per continuo s’intende CONTINUO); mentre lui quasi mai, ad esempio, ha accorciato per dare una linea di passaggio agli esterni. Il peggio, lo si è visto in fase di non possesso. Quasi sempre a metà del guado: troppo timido nell’uscire a cercare di intercettare la linea di passaggio, troppo avanti per marcare chi si faceva trovare libero alle sue spalle.
Esperimento fallito? Calma! Nel calcio il tempo è l’unica legge e l’unica verità.
Qualcuno ricorderà una delle prime uscite di Pirlo da regista: il 10 novembre 2002, Nedved lo massacrò, si parlò di fallimento dell’esperimento di Ancelotti. Pirlo in quel ruolo vincerà 5 scudetti, due Champions e un Campionato del Mondo. Calma!

 

La forza della Juventus

Questa squadra è forte o no? Se ci lasciamo condizionare da una partita mal interpretata (da tutti, compreso Allegri, che puntando su Madzukic ha esplicitamente chiesto ai suoi di giocare in verticale), tanto più una partita a inizio stagione, si rischia di andare fuori strada.
In molti hanno mescolato la partita di Milano con quella col Siviglia allo Stadium: in realtà, con gli spagnoli, la più accreditata avversaria del girone di Champions, i bianconeri non saranno stati brillantissimi ma strameritavano di vincere, al contrario del match contro l’Inter. La realtà è che la Juventus 2016-2017 è molto forte, ha una difesa di un’affidabilità di livello mondiale, un attacco che solo due-tre squadre potrebbero non invidiarci e un centrocampo di ottimo livello, se al completo.
Il vero problema è questo se.
L’assenza di Marchisio non può essere un alibi, tanto più che in rosa c’è un giocatore come Khedira che non dà alcuna garanzia di continuità (fisica).
Gli uomini di qualità sono pochi e, a gennaio, in vista della parte decisiva della stagione, sarà necessario investire: non sarà facile, visto che servirà un giocatore non impiegato altrove in Champions.
Ma il vero nocciolo della questione è quanto e come la Juventus deciderà di fare la Juventus, ovvero di imporre – in Italia come in Europa – il suo modo di giocare, limitando le verticalizzazioni, cercando di avanzare con quel giropalla estenuante che per alcuni è un rischio inutile, per altri è noia pura, ma che, a ben guardare, è l’architrave di cinque anni di successi.