La prima volta – La squadra sbagliata

di Juventibus |

 

Quando si dice che la squadra del cuore è un po’ come la mamma non potrei essere più d’accordo. Non la scegli, ti capita.

Sono nata in una famiglia in cui la Juventus è quasi una continuazione di una parte del corpo: mio padre, tifoso della Vecchia Signora da quando aveva sei anni, quando le partite si guardavano nelle televisioni in bianco e nero, una ogni condominio, con i vicini che trascinavano le sedie da casa per poter guardare una trasmissione importante o una partita della Nazionale. E non perde mai occasione per ricordarmelo, soprattutto quando battibecchiamo, come a vantare un diritto di precedenza che giustifica ogni sua opinione; mia madre, che quando vede Del Piero in televisione sorride ancora come ad un vecchio amore, con un po’ di malinconia per il tempo che è passato; e mio fratello. Le volte che l’ho visto piangere me le ricordo tutte. Non sono tante. E lui che piange da bambino per la finale persa nel ’97 è sicuramente fra queste.

C’è sempre una prima volta. E c’è anche la prima volta di quando capisci di amare una squadra di calcio. Ma una volta che questa arriva si sa, è per sempre. La mia, nonostante una famiglia geneticamente juventina, è stata in una domenica di campionato qualunque. Quella giornata si giocava Palermo – Juventus, una partita sentitissima da queste parti, in virtù di una rivalità che ogni squadra sente di avere nei confronti della Vecchia Signora. Mio padre aveva ricevuto due biglietti per la partita, da alcuni colleghi che non sarebbero potuti andare. Lui e mio fratello preferivano guardarla seduti sul divano di casa perché “si sa, allo stadio non si può nemmeno esultare” (ahimè, è proprio così). Decido di andare io, con l’intenzione di divertirmi simpatizzando per la squadra della mia città. Trovo un amico che mi faccia compagnia, mi attrezzo di sciarpa rosanero, la indosso intorno al collo, e vado. Lo stadio è sempre uno spettacolo, anche per una non tifosa. Ci accomodiamo e compro un bel ghiacciolo “all’arancio” come dicono qui, freddo e appiccicoso, tanto per percepire ancora più intensamente l’atmosfera del Renzo Barbera, che in partite come queste non delude mai. Aspetto chiacchierando, e respirando il profumo dell’erba umida dello stadio.

Fischio d’inizio. Dopo pochi minuti il Palermo passa in vantaggio. Tutti intorno a me urlano, saltano, esultano. Io invece ho appena accennato un’esultanza, che poi si accartoccia piano dentro di me. I tifosi che gridavano e i cori, che prima mi divertivano, erano diventati irritanti. Tolgo la sciarpa e la poggio sulle gambe. Non so cosa è successo in quel momento. Forse ho pensato a mio fratello, piccolo, con i capelli biondi alla Nedved e a mia madre che cerca di consolarlo. Forse ho pensato all’immagine di mio padre bambino che corre davanti alla tv quando mio nonno gli urla che c’è “la sua Juventus” in televisione, e che ho vivida nella mente come se l’avessi davvero vissuta. Forse ho pensato al sorriso di mia madre di fronte ad Alessandro del Piero, e a quella delusione che so che ha provato per il modo con cui è stato lasciato andare. Forse pensavo a qualcuna di queste cose, forse no. Fatto sta che ho capito dentro di me che stavo semplicemente sostenendo la squadra sbagliata. Ho sperato per il resto della partita che la Juventus la ribaltasse, ma non è successo. E io mi rovinai l’umore per una partita di calcio, per la prima volta.

Quando penso a questa mia prima volta mi viene da sorridere pensando al modo di vedere il calcio in questo paese, secondo cui tifare Juventus, Milan, o Inter, significa tradire la propria terra, significa non amare lo Sport ma voler soltanto vincere. Io so solo che tornai a casa quel giorno, in uno dei periodi fra i più bui della storia della Juventus, delusa per la prima volta per una partita andata male, ma non me ne persi comunque più una. Quella giornata la Juve non aveva trovato i tre punti, non avrebbe nemmeno vinto il campionato, ma aveva ottenuto una nuova tifosa. Ed io, avevo trovato la mia squadra del cuore.

Non l’ho scelta, è capitata.

di Ombretta Ferrara  @FerraraOmbretta