La Juventinità al tempo di Max e Antonio

di Juventibus |

Gli ultimi due allenatori che hanno occupato la panchina bianconera, Antonio Conte e Massimiliano Allegri, hanno diviso la tifoseria durante e dopo la loro avventura, generando sentimenti forti, spesso eccessivi, con oscillazioni ampie tra l’amore acritico e l’odio sportivo irrazionale. In attesa dell’annuncio del nuovo tecnico, il dibattito non si estingue e potrebbe condizionare perfino l’approccio del prossimo allenatore al rapporto con la tifoseria, nonché i giudizi nei suoi confronti.

Ne discutono due autori di Juventibus, Giuseppe Gariffo e Valeria Arena, a partire da un tweet di quest’ultima che ha generato delle riflessioni sull’affettività connessa al calcio, sul rapporto tra i tifosi (qualunque sia l’indole del singolo) ed i propri beniamini.

Giuseppe Gariffo:

 

 

Questo tuo tweet di ieri sera mi ha fatto riflettere, perché descrive una dinamica oggettiva. Anche personalmente, posso confermare di aver amato Antonio Conte nei tre anni sulla panchina Juve, così come di aver cordialmente detestato Max Allegri nelle ultime due annate. Eppure oggi, che entrambi appartengono al passato, i sentimenti si sono capovolti. Allora cosa possiamo dire? Magari senza entrare nei meandri delle loro questioni affettive personali, o anche sì se vuoi (peró cosa ne sappiamo di quanto siano responsabili o vittime, i due, delle rispettive situazioni sentimentali?), ma almeno rispetto al loro rapporto con la juventinità, che idea ti sei fatta?

Valeria Arena: Figurati, era una semplice osservazione, ma è interessante notare come Allegri, in soli in cinque anni, sia diventato uno dei pilastri della storia juventina con tanto di maglia “History alone” consegnata da Agnelli, e che Conte, dopo una vita, sia ormai diventato quasi un nemico. Ho addirittura letto chi gli ha dato dell’infame e sorrido, perché il calcio manda al manicomio spesso. Conte ha fatto un capolavoro, il suo primo scudetto è uno degli scudetti più belli storia di questa squadra, ha fatto da apripista a questo nuovo ciclo, eppure nell’immaginario collettivo resta quello che è scappato, quello che non ha avuto fiducia in un progetto, che ha abbandonato la nave perché pensava che potesse affondare da un momento all’altro. Gli è andata male e la vita ha fatto il suo corso. Ho scritto che non è scontato perché la storia è piena di uomini fenomenali in ambito professionale e discutibili nella vita privata (uno di questi è il presidente della Juve), con le dovute eccezioni, ma il calcio è strano, due secondi e cambia tutto. Ho visto gente pigliare per il culo Sarri e poi sperare nel suo arrivo, ho visto gente sputare su Conte e poi vendere la mamma pur di averlo in squadra. Non ho mai nascosto di non essere completamente convinta del suo ritorno, è inaffidabile, è una mina vagante, è un folle, lo sappiamo bene, hai voglia ad avere fiducia, penserai sempre che rifarà la cazzata perché non ne può fare a meno. Dormi con un occhio aperto ogni notte. Stiamo invecchiando, abbiamo bisogno di dormire, il fuoco lasciamolo a giovincelli, che ne hanno bisogno.

GG: Però, staremo anche invecchiando ma sii sincera, di un Klopp che digrigna i denti e corre sotto la curva dopo le grandi vittorie, il tifoso, ogni tanto, non ne ha bisogno? Comunque hai ragione. Alle soglie dei quaranta ammetto che dimentico spesso di non essere più ventenne. Eppure potremmo smitizzare il tutto, spiegandoci la nostra reazione in base alle aspettative create. Una volta feci una relazione a un congresso, parlando immediatamente prima di un autorità mondiale nel mio campo. Ricordo che il chairman mi presentò in modo molto soft, spostando tutta l’attenzione su chi avrebbe parlato dopo di me nella sessione. Credo di non aver mai fatto una figura migliore e ricevuto tanti complimenti alla fine. Spesso rimaniamo delusi perché ci aspettiamo chissà cosa. Conte era la bandiera, con la Juve tatuata sulla pelle, l’ex capitano, quello che il 5 Maggio sfotte Materazzi, quello che attacca la FIGC perché lo squalifica in modo incredibile. Poi ci lascia in mezzo all’estate e va a lavorare in FIGC, e ora all’Inter. Più grande l’amore, più grande il tradimento. Da Allegri invece non ci aspettavamo nulla, lo abbiamo accolto a pomodori e sputi. Poi ci ha aiutato a vincere e non ha mai fatto demagogia su una presunta juventinità, nemmeno nella conferenza d’addio quando sarebbe stato semplice farlo. E’ come un amante che non ti promette nulla, ma che ti dà tanto nel tempo che ti dedica. Così, al netto di pregi e difetti, non puoi che conservarne un buon ricordo anche quando è finita. Nemmeno se non è mai stato vero amore. Adesso da chi arriva ci aspettiamo tanto, sarà dura per il prossimo…

VA: Vero, verissimo, mantenere le aspettative basse aiuta, ma vai a dire ai tifosi juventini di volare basso. Non è realistico, soprattutto dopo la scorsa estate e queste ultime settimane. Ti dirò, a me la sfida Allegri-Conte in serie A stuzzicava parecchio, sarebbe stata interessante se non si fossero sbagliate le tempistiche. Adesso invece sono curiosa di vedere Antonio come si muoverà in quell’ambiente lì, come si presenterà in conferenza stampa, nel post partita, insomma, che tipo di allenatore sarà dal punto di vista mediatico. Ha ragione Momblano, il calcio è una scienza umana. Non credere che non mi sia accorta della tua menzione a Klopp, è stato sempre il mio primo nome, ma da tempo, a qualcuno l’ho pure scritto da qualche parte. Ecco, se qualcuno sta leggendo, chiedo di custodire gelosamente, non si sa mai, perché io dimentico sempre tutto.

GG: Io me ne ricorderò, tranquilla. Comunque se qualcosa abbiamo capito di Conte, imposterà subito in modo aggressivo la sua comunicazione. Ha sempre detto che, ovunque andrà, sarà il primo tifoso della propria squadra. E come primo tifoso dell’Inter, oltre che per la sua storia personale, non è difficile immaginare che individuerà il “nemico numero uno” nella Juventus, compattando e motivando l’ambiente. Pare che ai più vicini abbia detto, negli ultimi mesi, “il mio futuro sarà con la Juve o contro la Juve”. Non è uomo di vie di mezzo, e dopotutto solo i grandi amori, quando deflagrano, diventano odio profondo. Due facce della stessa medaglia. Sarà divertente, in fondo. Ti dirò anche, a costo di essere clamorosamente perculato fra pochi mesi, che non lo temo tantissimo. L’ambiente nerazzurro, tra bengodi e correntine interne, è di quelli meno adatti ad una personalità ipercompetitiva e ossessionata dal controllo dei dettagli, come lui. Ti chiedo l’ultima cosa, perché alla fine le analisi sociologiche (dove, ammetto, sei bravissima) verranno superate dal campo: come ti aspetti che costruirà il rapporto con l’ambiente, la tifoseria, i media, il prossimo allenatore della Juventus? Certo dipende da chi sarà, e allora ti lascio tre profili, tre ipotesi, tre conferenze di presentazione da immaginare. Un hater storico, Sarri; un ex che no ha mai amato Torino e ha vinto altrove le cose più importanti, facendoci rosicare tanto, Zidane; e poi lui, quello per il quale speriamo presto di stappare, “tre lettere”

VA: Allora mi sa che dovrò andare a rivedere e ripassare Kramer contro Kramer, o al limite la Guerra dei Roses, per trovare nuovi spunti e correlazioni interessanti. Tre profili, dicevi. Tutti molto interessanti, meno che Zidane che, a oggi, resta una grande incognita fuori dal mondo Real. Poi se la sua maledizione nella culla è quella di vincere tre Champions di fila in qualunque società alleni, allora vado a prenderlo all’Adolfo Suárez, Madrid Barajas pure ora. Credo comunque che dovremmo abbandonare questa idea dell’allenatore necessariamente juventino o legato alla storia della Juve, bisogna andare oltre e scegliere il meglio per una società di questo livello. E pure Mou, se fosse ancora un allenatore, andrebbe bene.

Sarri sarebbe un grande arrivo, ma si passerebbe i primi mesi a insegnargli come vestirsi e come parlare. La Juve è pure un modo di essere, un modo di apparire, lo sappiamo bene, e lui da questo punto di vista ha ancora da imparare. Credo che prenderà ripetizioni, ma ben venga, ecco. Mi spingo oltre e dico pure che smette di fumare e spunta in panchina con la sigaretta elettronica e il doppio petto.

E infine c’è lui, l’innominato che hanno nominato tutti. A lui basta solo esserci, la sola presenza è carisma puro. E poi, oh, i tempi sono maturi per un allenatore bono. Bel gioco e figaggine, dovere e piacere, maschi e femmine felici e contenti. Tutti d’accordo, che meraviglia.

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