La mia cena immaginaria con Mister Allegri

di Juventibus |

L’appuntamento è in un locale nel centro di Torino. L’orario è ormai quello di un dopocena piuttosto che quello di cena. Specie per una serata infrasettimanale di tranquilla città del nord. La serata però è di quelle lunghe, a tratti interminabile. Gioca la Juventus allo Stadium e il normale incedere del tempo cambia.

Il 72 barrato si popola più del dovuto trasformando l’efficiente GTT, in un normalissimo ed inefficiente ATAC romano e le strade si popolano anche oltre gli orari consueti.
Nonostante la mia cronica capacità di essere in ritardo quasi quanto Trenitalia, stavolta sono in orario, oserei dire in anticipo. Aspetto il mio ospite con quel misto di impazienza e nervosismo tipico degli appuntamenti importanti.
Entra nel suo completo scuro, con camicia chiara dal colletto sbottonato. Il sorriso è quello scanzonato di sempre. Uguale nelle vittorie e anche nelle sconfitte. Il sorriso di chi è consapevole del risultato qualunque esso sia, ma ha ormai staccato. Ci sono modi, luoghi e tempi in cui riflettere, pensare, agire.

“Buonasera Mister Allegri”
“Mister Allegri ha appena timbrato il cartellino dottoressa, mi chiami Massimiliano”
“Allora Massimiliano, anche la dottoressa ha timbrato il cartellino stasera lei cena con Anna”, rispondo decisa e sorridente ostentando una sicurezza che in quel momento di sicuro non avevo.
Ci portano da bere e la conversazione vira inevitabilmente sulla gara casalinga contro il Cagliari. Un Cagliari che è comunque protagonista nel passato del tecnico bianconero, sia come allenatore che come calciatore. Un Cagliari che nell’ultima sessione di calciomercato ha incrociato il cammino dei bianconeri. Prima di afferrare il bicchiere e iniziare a parlare, Allegri si passa una mano fra i capelli. Lo fa sempre prima di un’intervista. La mano destra scorre il capo da sinistra verso destra, quasi come a riordinare i pensieri prima di parlare.
“Quindi Massimiliano quando tutti pensano di farle il funerale…”
“… generalmente inizio a divertirmi… certo il cammino è ancora lungo e serve tutto: condizione fisica, tenuta psicologica ed anche una buona dose di fortuna che non guasta mai”
“E comunque se ci fosse Cellino sarebbe contento lo stesso: stasera un 23 ha segnato, magari non con la maglia che lui avrebbe voluto”
Il tecnico ride e risponde: “Beh, direi che tecnicamente Larrivey e Dani Alves sono imparagonabili, ma il presidente probabilmente qualche numero al lotto se lo sarebbe giocato”

La conversazione continua sulla partita appena giocata.
“Cosa le è piaciuto e cosa non le è piaciuto stasera prescindendo dal risultato?”
“La tenuta mentale dei ragazzi mi è piaciuta molto. Entrare in campo affamati. Non mi è piaciuta la gestione delle energie sul 2-0… dobbiamo imparare a fare meglio”.
– “E sul contesto?”
– “Ho gradito che abbiano risparmiato gli ingenerosi fischi ad Hernanes… mi sono piaciuti gli applausi strameritati a Dybala, perché non segnare non significa essere improvvisamente diventato una mezza calzetta clamorosa… non ho amato vedere svuotarsi lo Stadium a 10 minuti dalla fine, ecco!”
– “I tifosi non volevano trovare traffico…”
– “I tifosi dovrebbero imparare a sostenere a prescidere dal risultato!”

Il risultato netto contro il Cagliari arriva dopo il pareggio casalingo contro il Siviglia in Champions League che non ha soddisfatto e convinto media e tifosi e la sconfitta da San Siro contro i nerazzurri rivali di sempre.
“La Champions League è una competizione a sé stante – ribadisce il tecnico della Juventus – in cui il primo obiettivo è passare il turno. Se ad oggi cambierei la formazione schierata o il modulo adottato?!? Decisamente no. Quella di mercoledì scorso è stata una partita ben giocata”
“… diverso è invece il film andato in onda domenica scorsa ad ora aperitivo…”
“Contro l’Inter si è giocato male e forse un ritocco alla formazione iniziale lo farei col senno di poi, ma…”
“… ma con i se ed i ma non si vincono le partite”, completo il pensiero dell’allenatore che sorride divertito da questa cosa.
“Il guaio è che se prima i professori di tattica e schemi si incontravano solo al bar prendendo il caffè il giorno dopo, adesso Massimiliano con i social sono ovunque, a qualunque ora, ad impartire lezioni e sciorinare critiche…”
– “Vede Anna, il calcio è una chiacchiera da bar. Il bar è adesso un luogo virtuale e sempre accessibile, ma il risultato non cambia. Lasciamoli chiacchierare, tanto non si inventeranno nulla, visto che l’ultima innovazione nel calcio risale al 1992”
“Anno in cui fu abolito il retropassaggio al portiere…”
“Esattamente”
“Eppure lei riesce ad adottare quel giusto mix fra il dare in pasto qualcosa al pubblico e ignorare il caos che si crea come dopo la partita di San Siro”
– “Non è semplice. In quei casi twitto e chiudo”, risponde Allegri.
Arrivano i piatti. Due tagliate di manzo, di cui la mia ben cotta, e mentre si cena il clima è ormai disteso.
“Ci starebbe bene un bel pezzo di torta di ceci…” servo l’assist al mister per spostare la conversazione sul suo passato
“Sì ma calda eh… che qui a Torino si ha l’abitudine di vederla fredda… a prezzo pieno! – precisa Massimiliano con un ironico accento livornese – Sa, quella torta mi riporta ogni volta alle estati da ragazzo, quando bastava uno scoglio ed un asciugamano. Quando le creme solari cos’erano?!?”
“Quando batteva forte la voglia di giocare”
“Giocare è sempre stato per me prioritario. Rimanere a svernare in tribuna non mi è mai appartenuto”
– “E se Rugani puntasse i piedi come lei in gioventù?!?”
– “Colpito! Ma stasera Daniele ha giocato però ed ha pure segnato…”
– “In virtù di questo troverà continuità?”, incalzo sull’argomento
“Le competizioni sono tante e c’è spazio per tutti, specie per chi lavora bene e si esprime al meglio…”

La chiacchierata continua sulla gestione dei giovani.
“Lo scorso anno ha gestito Dybala fino a farlo esplodere e diventare il titolare che è, quest’anno pensa di fare lo stesso con Pjaca?”
– “Sì. Io tendo a responsabilizzare i miei calciatori altrimenti quando sono soli non sapranno mai che pesci pigliare – spiega Allegri – Non sono né amico, né carceriere.”
“Insomma come nella sua infanzia predica l’impegno, ma senza far pesare la retorica del sacrificio”
– “Penso si sia ben capito, sono molto lontano dalla logica “lacrime e sangue””
– “Infatti in proposito, ho letto da qualche parte che consiglia loro anche il cazzeggio, mi conceda il termine”
– “Ma si figuri, io sono un estimatore del cazzeggio perché consente di staccare il cervello. Il calcio non è solo gambe e piedi, è soprattutto cervello”.

Siamo ormai al dolce. L’ora è tarda ed l’ultima battuta vira sulla sua tesi discussa ormai più di 10 anni fa’ e su quel centrocampo a tre, oggetto della tesi.
Ma noi di fede bianconera, quel centrocampo a tre in un europeo 4-3-3, di cui parla in modo minuzioso nelle 17 pagine della sua tesi di laurea, lo vedremo mai in campo?”
– “Chi può dirlo…” risponde l’allenatore con un sorriso beffardo di chi la sa lunga.

 

Di Anna Graziano @EAGraziano