La maturità di Bernardeschi

di Jacopo Azzolini |

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La prima di Champions della Juve di CR7, tra l’altro in uno stadio che il portoghese conosce benissimo, è andata in modo rocambolesco, piuttosto diverso da come i tifosi se l’erano immaginata. Tuttavia, si è chiusa lo stesso con un trionfo, che tra l’altro evidenzia bene la forza mentale che una squadra che vuole arrivare fino in fondo deve possedere. Il non essersi sciolti dopo la (incredibile) espulsione di Ronaldo ma essere anzi rimasti compatti in tutto e per tutto è un segnale piuttosto forte lanciato dalla Vecchia Signora.

L’intensità con cui il Valencia ha approcciato la gara è stata momentanea: la squadra di Marcelino non è solita né tenere il possesso per larghe fasi del match, né pressare in zone alte.  E infatti è stata la Juve, più o meno dal 10’ in poi, a gestire il possesso, col Valencia chiuso col solito 442 e i due attaccanti (Batshuayi e Rodrigo) che lasciavano campo ai difensori e si preoccupavano solo di schermare Pjanic.

In non possesso, le squadre di Marcelino chiudono il centro del campo e spingono l’avversario ad andare sulle corsie esterne. Secondo il tecnico asturiano, la semplicità dei meccanismi del 442 è uno dei modi migliori per ottenere equilibrio difensivo (e infatti in questi anni le sue squadre sono state tra le meno battute della Liga). Il problema è che i movimenti difensivi stanno funzionando piuttosto male in questo avvio di stagione. La Juventus lo ha evidenziato bene, in particolar modo con la grande facilità con cui ha creato nette occasioni da rete.

Nella prima frazione, infatti, la Juventus ha costruito – sia in 11 che in 10 – 4 occasioni pericolose nello stesso identico modo: nonostante il Valencia volesse fare sviluppare il gioco dei rivali sulle corsie esterne, hanno difeso malissimo in fascia. Soprattutto a destra, dove sia Soler che Vezo (terzino adattato) hanno sofferto tanto. La Juventus ha sempre sfondato in quel lato del campo, soprattutto con Sandro e Ronaldo, con quest’ultimo che ha agito molto defilato in combinazione col brasiliano proprio per approfittare delle difficoltà del Valencia. Inoltre, quando si andava al cross, si creavano praterie sul lato debole: Gayà si stringeva, Guedes era lontano e la Juve trovava sempre l’uomo sul secondo palo. Come in occasione del primo rigore, con Cancelo liberissimo nonostante il Valencia fosse in superiorità numerica.

Probabilmente, il vantaggio della Juve subito dopo l’euforia per l’espulsione di Ronaldo ha contribuito a creare nervosismo ad una squadra non abituata al palcoscenico della Champions. Oltre a questo, si sono viste chiare difficoltà tattiche nello scardinare una difesa posizionale di livello. Di conseguenza, la Juve è andata a nozze con questa situazione: il Valencia ha trovato pochissimi varchi, nessuno spazio tra le linee e obbligo di sovraccaricare l’area di cross nel tentativo di rendersi pericolosi. Tuttavia, i campioni d’Italia sono maestri nel difendere i pressi della porta di Szczesny, con una quantità impressionante di palloni conquistati (Chiellini sontuoso).

Lo stesso corner che ha portato al secondo rigore rappresenta una fotografie delle difficoltà tattiche degli spagnoli: quasi da fermo e con la difesa della Juve bassa e ben schierata, Guedes ha provato a saltare Cancelo. Il terzino portoghese ha recuperato palla, vincendo il duello e involandosi verso l’area rivale con un break dai suoi.

Oltre all’ex Inter, chi ha disputato una prova sublime è stato Bernardeschi: se nel primo tempo era stato molto incisivo negli ultimi metri (sia a destra che a sinistra), nella ripresa ha dimostrato un’attenzione difensiva da grande giocatore, alternando sacrificio a concentrazione. La scivolata generosa con cui al 94’ impedisce a Gayà di crossare fotografa bene la sua gara.

Insomma, oltre a una prova che fa capire come mai la Juventus sia una delle favorite, a gara in corso si è visto una discreta novità da quando Allegri siede in panchina. Ossia, con l’uomo in meno e la necessità di difendere un doppio vantaggio, a poco più di 20’ dalla fine non ha aumentato (o mantenuto) il numero di giocatori “difensivi”, ma anzi ha tolto Pjanic e inserito Douglas Costa, schierando un 441 col brasiliano a sinistra e Bernardeschi a destra.

Una partita maiuscola che deve far passare l’amarezza per un arbitraggio surreale. Le uniche preoccupazioni di stasera, al massimo, possono arrivare dall’infermeria.