E’ come la maledizione di chi finisce nelle barzellette

di Simone Navarra |

Bisognerebbe avere la forza di cacciare tanta gente dagli stadi di calcio. Bisognerebbe avere l’accordo della politica e della polizia, del mondo che accende la televisione e di quelli che dopo un po’, ogni tanto, leggono un giornale. La trasmissione Report fa il riassunto delle puntate precedenti, vissute dalla Juventus, e racconta l’inchiesta ‘Alto Piemonte’ della Procura di Torino e della Direzione distrettuale antimafia che ha portato, tra l’altro, alla squalifica del presidente Andrea Agnelli. Ma è una cronaca vecchia, in molta parte conosciuta dagli amanti della Vecchia Signora ma anche, c’è da scommettere, dai suoi detrattori. La sensazione che resta dopo la visione del programma di Raitre è che nel catino inaugurato nel 2011 ci siano finite tante persone che forse non se lo meritano. A cominciare da quei rappresentanti del tifo organizzato tirati per i capelli dentro il processo. E’ in mezzo a questi dati di fatto che bisogna pesare certe scelte terribili, come quella di togliersi la vita. E’ stato una sorta di spot di lancio del programma ed è uno dei temi centrali della ricostruzione offerta. Mettiamola giù facile: un soggetto, ad un passo dall’indagine che gli potrebbe incasinare la vita, decide di farla finita. E’ successo in passato e succederà ancora. Purtroppo. Perché ognuno reagisce a suo modo quando deve scalare una montagna con i lupi che lo inseguono. Può cercare un rifugio, armarsi di qualcosa o usare tutta la forza possibile per salvarsi. La disperazione di chi si confronta con questo muro di dolore va compresa da tutti. Specie da chi prova ad amare lo sport.

La Juventus non è un argomento facile, ammettiamolo. In Italia ormai gli over 60 superano gli under 30, ed una squadra che sin dalla sua denominazione inneggia alla gioventù non può che essere un problema, un guaio interpretativo come dicono i sociologi. Il sistema criminale della ‘Ndrangheta è entrato dentro la squadra più titolata d’Italia? Ha deciso, chessò, acquisti e cessioni? Investimenti qualunque? No, è la risposta dalla giustizia, della magistratura, degli inquirenti. Ha mercanteggiato con i biglietti, fatto affari con qualche capo ultras e cercato di far fare un provino ad un ragazzo. Niente altro? Ha messo Andrea Agnelli all’angolo costringendolo a fare qualcosa? Giammai. Ha venduto sostanze ai giocatori? Nemmeno. E’ entrata dalla porta di servizio e maneggiato il possibile con la connivenza di chi senza lavoro e una fuoriserie in garage è comunque un punto di riferimento sugli spalti di uno stadio. Qualunque esso sia. Per questo, tante volte, si arriva a pensare che tanta gente andrebbe mandata via, messa all’indice e fatta accomodare all’uscita senza preoccuparsi troppo. Bisognerebbe fare come il presidente Claudio Lotito della Lazio ebbe la forza di denunciare anni fa, contrapponendosi addirittura ad un idolo della curva ed ex giocatore come Giorgio Chinaglia. Le indagini successive sugli impicci con la Camorra e il processo al gruppo degli Irriducibili hanno fatto il resto. Lotito ha vinto, insomma, e tutti gli altri hanno perso. Lui è diventato uno dei presidenti più longevi della storia biancoceleste e chi non è finito in qualche guaio ha dovuto chinar la testa. Lotito potrebbe insegnare qualcosa?

Forse andrebbe raccontata meglio questa cronaca molte volte sussurrata e che viene da squadre che non siano la Juventus. Forse. Ma è nella nostra anima di amanti vedere che altri vengono trattati meglio dai mezzi d’informazione. E’ la maledizione di chi finisce nelle barzellette appena dopo che nei libri di testo. E’ la realtà di 40mila persone poltroncine da riempire, di un entusiasmo da convogliare, di una tabella che si regge sui risultati nel rettangolo verde ma anche in quello che accade tutt’intorno. Lo ha spiegato Beppe Marotta quando è stato ascoltato dai magistrati e lo ha sottolineato chi è andato alla Commissione parlamentare presieduta da Rosy Bindi. In mezzo alla legge e alle regole, in mezzo alla prassi ed al sistema sicurezza delle città e delle questure che non riescono ad imporre alcunché, nemmeno nei piazzali appena fuori gli impianti sportivi dove si vendono sciarpe e magliette contraffatte in faccia a tutte le regole dei marchi. Ed è questa una protesta trasversale dei dirigenti, da Palermo a Torino, da Napoli a Milano. Ed allora per avere una risposta sul perché adesso interessa questa storia dei biglietti bianconeri bisogna forse tornare ad una sentenza penale che nei mesi scorsi, in appello, ha dato molte colpe dove pure in primo grado erano state registrate delle innocenze. Ma siccome non è sempre così semplice la storia e non c’è quasi mai un documento a spiegare, bensì un atteggiamento generale, un senso che viene da lontano, resta l’interrogativo su quale significato abbia tutto ciò. Ed allora, forse, bisogna tornare alla cronaca per comprendere.

Da Torino dicono che nei prossimi mesi dovrebbe risolversi il processo per omicidio colposo, lesioni aggravate colpose e disastro, per gli incidenti avvenuti in piazza San Carlo il 3 giugno 2017, quando di fronte al maxischermo con la finale di Champions League, Juventus-Real Madrid, scoppiò il panico. Ed in breve ci furono 1.500 feriti e una vittima, Erika Pioletti, deceduta in ospedale dodici giorni dopo i fatti. Tra gli accusati c’è anche la sindaca Chiara Appendino. Non si può escludere che la seconda puntata su una squadra di calcio che fa confusione possa ad avere oggetto proprio quella serata maledetta, quell’evento finito in una corsia d’ospedale. Per questo la raccomandazione che possiamo fare sin da adesso è solo quella di pulire gli spalti come si è fatto con il paesaggio a ridosso dell’Allianz Stadium, dove un intero pezzo di città dice grazie alla Juventus, che ha creduto nell’investimento quando altri avevano abbandonato lasciando tutto all’incuria ed alla periferia disperata. Il non aver sottolineato abbastanza quello sforzo titanico di bonifica bellissima, verde e sensazionale, urbanistica e vera, è il vero sbaglio di comunicazione compiuto dalla Juventus. Così come non l’aver rimarcato, sui giornali e non solo, da dove viene e cosa ha fatto la famiglia Agnelli per lo Stato, quello vero. Perché se certe cose non le dici vanno via come lacrime nella pioggia, si potrebbe dire. Allora penso al fondo messo a disposizione dall’Avvocato per pagare il riscatto di Aldo Moro. Penso a quel calendario dei carabinieri con l’indimenticabile Giovannino protagonista. Penso a quella macchina per Giovanni Falcone. Penso a quella fuoriserie Fiat che riuscì a sgominare una pericolosa banda di rapinatori romana e che fa mostra in un museo dimenticato. Penso…