La maledetta Juventus

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Matteo D’Alesio
“Va bene, signori, intorno a me per favore, grazie! Parliamoci subito chiaro! Allora, tutti voi avete una fama internazionale e diciamo che avete vinto tutti i trofei nazionali che potevate vincere con Don Reevie, ma per quanto mi riguarda la prima cosa che potete fare per me è prendere tutte le vostre medaglie, tutte le vostre coppe, le vostre targhe e andare a buttarle nel più grosso fottuto cestino che riuscite a trovare, perché non ne avete vinta nemmeno una onestamente e lo avete fatto sempre giocando sporco, cazzo. […] Ora, le cose saranno un po’ diverse da queste parti senza Don. Vi sembrerà un po’ strano all’inizio, vi darà fastidio come un paio di scarpe nuove. Ma se volete che i vostri nipoti si ricordino di voi come qualcosa di più di quegli sporchi bastardi che siete stati e volete essere amati come dei veri campioni, degni di essere campioni, dovrete lavorare, dovrete migliorare, voi dovrete cambiare.”
Dal film Il Maledetto United.
La storia di Maurizio Sarri sulla panchina della Juventus ricorda per certi versi quella di Brian Clough quando passò dal Derby County alla guida dei suoi acerrimi rivali del Leeds United, nell’allora First Division inglese, un matrimonio difficile, complicato soprattutto da un passato burrascoso più che dalle qualità del tecnico. Il manager inglese, prima di firmare per i Whites, aveva più volte esternato il suo odio verso quella squadra, rivali per la vittoria del campionato, accusandoli di scarso fair play, di gioco scorretto e di comportamenti da prime donne; l’avventura di Clough al Leeds dura sola 44 gironi, esonerato a causa dell’inesistente legame con l’ambiente e  del pessimo rapporto con i leader dello spogliatoio.
Maurizio Sarri sulla panchina bianconera rimane 419 giorni, porta a casa un trofeo sui quattro a cui partecipa, ma il feeling con l’ambiente e il gruppo non è mai nato. Per tre anni infatti il “comandante” Sarri ha guidato l’esercito Napoli ingaggiando contro la Vecchia Signora una lotta senza esclusione di colpi, anche verbali: più volte si è lasciato andare a dichiarazioni che non dovrebbero appartenere ad un allenatore professionista, perché si sa, la ruota gira e se un giorno poi ti trovi dall’altra parte sei chiamato a giustificare le tue azioni. “La maggior parte dei sostenitori della Juventus sono brave persone, hanno solo il difetto di tifare Juve”, così il tecnico di Figline si presenta in conferenza stampa il 25 settembre 2015, alla vigilia di Napoli-Juve. “I calendari favoriscono la Juve“, più volte è stato argomento di frecciatine da parte dell’ambiente partenopeo nei confronti di Lega e Juve, alle quali Sarri non si è mai sottratto.
La frase forse più emblematica e quella del 9 febbraio 2019 quando Maurizio Sarri dichiarò: “Io alla Juve? Ci sono gli estremi per una querela”. Frecce che squarciano l’aria e che colpiscono forte il bersaglio, frecce che l’ambiente bianconero non ha mai dimenticato. Si sa, come diceva anche Luciano Moggi, che nella vita e soprattutto nel calcio, tutti recitano un ruolo, che quando ti senti parte di una cosa più grande di te sei portato ad esternazioni di questo genere con lo scopo di portare più il alto possibile i tuoi colori, ma alla fine arriva la resa dei conti, e se non ti fai trovare pronto, dimostrando sul campo che “verba volant” e i fatti rimangono (“scripta manent”), il mondo del calcio italiano martella senza pietà. Che Sarri fosse la seconda scelta dopo l’esonero di Allegri è chiaro a tutti, a lui e soprattutto ai calciatori. Parlare di giocatori che non ascoltano l’allenatore e molto riduttivo, quando abbiamo a che fare con professionisti, a maggior ragione se si veste la maglia della Juventus, ma le divergenze tra le parti sono state chiare fin da subito; le scenate al momento delle sostituzioni di Ronaldo e Dybala (più volte) nel corso della stagione sono sintomi di scarsa comunicazione tra staff e squadra, e mettono in luce la personalità del tecnico, uomo di carattere ma non di carisma.
L’involuzione tecnica di alcuni giocatori come Pjanic, l’uomo dei 150 palloni toccati, e Higuain, suo figlioccio,  l’inserimento difficile di Ramsey e Rabiot, la gestione scellerata di un uomo simbolo come Mandzukic e di uno dei migliori centrocampisti del panorama europeo come Emre Can, sono tutte piccole palle di neve che scendono dal monte e alla fine si uniscono generando la valanga. Confrontando i suoi numeri con quelli dei sui predecessori al primo anno, notiamo che la media punti di Sarri non è la peggiore, 2,16 a partita, contro i 2,12 di Allegri e i 2,19 di Conte; i trofei conquistati sono uno, come Conte, mentre Allegri mise in bacheca anche la Coppa Italia. I gol segnati sono 76 (68 da Conte e 72 Allegri), quelli subiti sono 43 (20 me incassò Conte, 24 Allegri), mentre le sconfitte in campionato sono 7, nettamente superiori rispetto alle 3 di Allegri o a Conte che finì addirittura imbattuto.
È intellettualmente onesto però dare a Cesare quel che è di Cesare, perché Sarri merita che gli siano riconosciuti i suoi meriti: l’evoluzione di Bentancur a centrocampo è stata evidente, l’adattamento al ruolo di regista/incontrista si addice perfettamente al talento ex Boca e il bagaglio tattico che gli ha aggiunto Sarri si rivelerà fondamentale per farlo diventare uno dei migliori interpreti del ruolo al mondo. Il lavoro tattico in fase difensiva di Cuadrado a permesso al terzino colombiano di completare il percorso di cambio ruolo iniziato con Allegri, adesso Juan è il secondo miglior giocatore della rosa bianconera per interventi difensivi a partita dietro solo a Bentancur. L’ormai ex allenatore juventino è riuscito a far convivere i nostri due migliori giocatori, Ronaldo e Dybala, portandoli a segnare rispettivamente 31 e 11 gol in campionato. La crescita di Paulo è stata ancora più marcata, poiché il baricentro alto della squadra ha permesso al fantasista di muoversi più vicino alla porta, portandolo spesso al tiro e fungendo da vero e proprio motore della fase offensiva bianconera.
Un uomo, un professionista, che parte dallo Stia in seconda categoria e arriva alla panchina della Juventus, passando per la Premier League, non può essere considerato come uno qualunque. Un personaggio strano, contraddittorio, orgoglioso, a tratti arrogante, forse non era il tecnico giusto per questa Juventus, dove ha sempre vissuto un po’ da ospite. Si è presentato alla Continassa come allenatore dogmatico, ma nel corso della stagione si è rivelato molto intelligente (non scali la montagna del mondo del calcio se sei uno stupido) e pragmatico, rinunciando ad alcuni dei suoi principi e al suo “sarriball” pur di trovare il bandolo della matassa e portare a casa un trofeo. Le difficoltà di gestione dello spogliatoio che aleggiavano già al momento della firma si sono rivelate fatali.
Come Brian Clough, Maurizio Sarri, si è trovato alla guida della squadra che per tre anni è stata la sua nemesi sportiva, la sua rivale d’eccellenza, alla quale ogni mattina pensava per trovare un modo per batterla. Ringraziamo Maurizio per la professionalità e i sacrifici fatti in questi mesi da tecnico bianconero, nonostante tutto un pezzo di storia che stiamo vivendo è anche suo.

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