La lotteria Allegri

di Giulio Gori |

allegri centrocampo

Rimontare un 2-0 incassato fuori casa è difficilissimo, specie in virtù della regola che attribuisce al gol segnato in trasferta un valore superiore. E lo è ancora di più in considerazione dell’avversario, l’Atletico di Simeone, squadra organizzata e fortissima sia sul piano fisico sia su quello tecnico. Alla Juventus, per accedere ai quarti, servirà più che un’impresa.

Tuttavia, ritenere che la Juventus non abbia alcuna possibilità di passare il turno (e liquidare, come molti fanno in questi giorni, le speranze come mera espressione dell’irrazionalità del tifo) è sbagliato. Per due ordini di ragioni: l’organico dei bianconeri è di altissimo livello tecnico e non sarà certo una partita storta a poter mettere in discussione un fatto che discutibile non è.

La seconda ragione si chiama Massimiliano Allegri: il tecnico della Juventus ha un approccio alla tattica vecchio stile, molto leggero, con un’infrastruttura di massima in cui sono i giocatori ad avere un margine di interpretazione abbastanza ampio (alla Zidane, per intendersi, e all’estremo opposto di un Guardiola); questo determina da parte dei tifosi e degli esperti molte critiche, anche feroci, nei suoi confronti, critiche legittime che dipendono dalla scuola di pensiero calcistico cui ciascuno di noi si sente legato. Ma un allenatore light, definiamolo così per esigenze di brevità, proprio perché light può cambiare le sorti di una singola partita molto più di quanto non lo possa fare un allenatore tatticamente heavy. Una più ridotta definizione tattica lascia infatti molto più margine all’incidenza delle scelte fatte sulla singola partita: uno schema, un movimento, un’idea, azzeccati o no, hanno un peso molto maggiore in positivo o in negativo.

Per questo, se la squadra di un tecnico che crede ad esempio nel gioco di posizione, che lavora in modo maniacale sulla tattica, ha una maggiore costanza di rendimento, quella di un allenatore light, o vecchio stile, presenterà variazioni maggiori, alternando partitacce a incontri magnificamente condotti. I tifosi bianconeri, comunque la pensino, dovrebbero essere affezionati a questo approccio old style: Marcello Lippi, maestro di improvvisazione, ha fatto dei conigli tirati fuori dal cilindro il suo marchio di fabbrica, e non senza qualche giornata fallimentare.

Di partitacce, con Allegri, la Juventus ne ha fatte molte, non val la pena neppure di rammentarle. Per citare soltanto l’ultima butta prestazione (ma vincente), Napoli-Juventus rappresenta un esempio paradigmatico: una squadra che lavora su indicazioni tattiche diverse di volta in volta, anziché su una solida intelaiatura di base, si troverà molto più in difficoltà se la partita passa da un classico 11 vs. 11 a un 10 vs. 10. Non per caso nel pallone c’è un vecchio adagio che dice che le squadre con una più solida organizzazione non risentono poco dell’uomo in meno.

Eppure in troppi tendono a dimenticare le partite, splendide, giocate anche contro avversari (e allenatori) di altissimo livello. Basta citarne solo alcune. L’incontro col Borussia di Klopp a Dortmund (alla vigilia dato per favorito sulla Juventus), vinto per 3-0 con un Evra che dopo quella serata racconterà la sua rivelazione mariana: “Allegri è un genio, prevede le partite in anticipo”. Lo Juve-Napoli del gol di Zaza, quando nella ripresa lasciò il possesso a Sarri ma anestetizzandolo e a dieci minuti dalla fine con i cambi stravolse il ritmo e le sorti della partita. Il Bayern-Juve, quando – pur con molte assenze – per sessanta minuti mise in imbarazzo tattico una squadra tecnicamente più completa, con in panchina il mostro sacro Guardiola in persona. Va da sé, lo Juve-Barcellona 3-0, ma anche nella finale di Berlino, dopo un primo tempo in cui Buffon fu preso a pallonate dai fenomeni blaugrana, nel secondo la partita fu molto aperta. Ancora di più la ripresa di Tottenham-Juve: dopo aver subito fulmini e tempeste, dopo aver rischiato il tracollo, Allegri in difesa passò da tre a quattro e con Lichtsteiner (Lichsteiner, non Cristiano Ronaldo) ribaltò il discorso qualificazione.

Questo significa che possiamo stare tranquilli, che comunque andrà la qualificazione la Juventus farà un partitone? No, perché per le ragioni spiegate la lotteria Allegri, genio e sregolatezza, potrebbe anche sbagliare. Però un dato abbastanza evidente c’è: in questi ultimi cinque anni, la Juventus in Champions, nelle grandi sfide, ha quasi sempre fatto meglio al ritorno che all’andata. Perché Allegri, piaccia o no, è vecchio stile: non impone, ma si adatta di conseguenza. E di solito, quando sbatti il muso, la volta dopo è più difficile caderci di nuovo.