La lotta scudetto giocata da Napolista e Juventibus

di Vincenzo Ricchiuti |

È lotta a due per lo scudetto. Napoli contro Juventus. E allora il duello hanno deciso di giocarlo anche il Napolista e Juventibus che si sfidano con due articoli che sono pubblicati in contemporanea sui due siti. Il primo del napolista Gallo, il secondo del nostro Ricchiuti.


[xtab box_title=”VI RESTANO I FANTASMI” text_color=”#ffffff” bg_color=”#0090FE”]
[xtab_item title=”Massimiliano Gallo”][/xtab_item][/xtab]

Non sarà mai capitato nella storia della Juventus di vincere dodici partite di fila in serie A e di stare ancora dietro. Secondi. E dover sperare in un passo falso. Sono sei domeniche che sperano. Secondi. La più grande offesa per la squadra sabauda. Eppure, al di là delle leggende, di un Altafini core ’ngrato gonfiato a dismisura, la storia dei duelli tra Juventus e Napoli non è come viene tramandata. Anche perché raramente ci siamo trovati a battagliare per una vittoria. Ok, nel 1975 vinceste voi. Ma nel 1989, in Coppa Uefa, passammo noi. Nella maniera più bruciante, con un gol all’ultimo minuto e uno vostro valido annullato quasi al primo. Solo che voi Laudrup lo avete rimosso, noi su Altafini abbiamo costruito un’epopea. Così come Mazzoleni: lo ricordiamo più di Agnelli tramortito sulle poltroncine di Doha. Noi abbiamo l’epica della sconfitta, voi ne siete talmente terrorizzati che la rimuovete. La differenza, in fondo, è tutta qua.

Voi le famiglie – e le società – le sfasciate in diretta social, mentre noi stiamo ancora col nostro famiglione tradizionale per giunta tutto nel cda. Ma avete incredibilmente il vostro fascino, al punto che noi rinunciamo a una poesia come ’O surdato nnammurato per andare dietro ai Righeira: una delle più grandi blasfemie che il pentagramma ricordi. Perché il grande abbaglio dei tifosi del Napoli è avervi scambiato per signori, voi che siete passati alla storia per aver rifiutato uno come Ancelotti e che quasi vi brillano di più gli occhi per Antonio Conte (calciatore e allenatore) che per Michel Platini.

Perché voi volete vincere, il vostro allenatore preferito sarebbe stato Machiavelli. E qui, con gran dolore, devo ammettere che ci avete quasi conquistati culturalmente. Quasi. Abbiamo il difetto – perché è un difetto e un limite – di vincere quando siamo più forti e giochiamo meglio. Capitò quasi trent’anni fa, quando ci vennero quasi a nausea i successi contro di voi, sta succedendo quest’anno con una squadra che somiglia terribilmente a un orologio della Svizzera di Marchionne. Ingranaggi perfetti, altissima precisione e un marchio di lusso (Higuain) che avete prima desiderato e poi rimpiazzato con un uomo delle periferie (Tevez) che ogni tanto incrocia il vostro destino, come accadde con Zidane.

Per due anni ho pensato che ci fosse stato uno scambio di persona. Che l’Apache e Gonzalo avessero sbagliato città. E invece sbagliavo io. Il borghese Higuain aveva solo bisogno di amore, di un amore che una Napoli resa irriconoscibile dal logorante desiderio di vittoria non riusciva più ad offrire. E il paradosso, cari juventini, è che a spiegarci tutto questo è stato un uomo che ha rifiutato il posto fisso, che ha scardinato alla base il sistema che vi ha reso così potenti in Italia. Ora il Napoli persegue la bellezza. Spesso la incarna. Un Napoli che voi potete battere solo alimentando i fantasmi del potere e di regie occulte. Fantasmi, appunto. Che ahimè a Napoli sono presi in grande considerazione. Ma stavolta abbiamo l’antidoto. Un bestemmione in toscano li farà fuggire.


[xtab box_title=”VINCIAMO NOI, CHI ALTRI” text_color=”#ffffff” bg_color=”#000000″]
[xtab_item title=”Vincenzo Ricchiuti”][/xtab_item][/xtab]

Nella sfida scudetto 2016, vinciamo noi. Chi altri. Vinceremo, sarebbe da metter in parentesi per quanto sia normale. Juventus e Napoli stan dando vita in questo inverno 2016 a un interessante duello per il primato. Atipico. In Italia vinciamo senza rivali da almeno 4 anni. L’ultimo che ci ha provato l’abbiamo messo sulla panchina nostra. Certo, il Napoli è l’unica altra squadra ad aver vinto oltre noi in questi giusti e luminosamente ordinari anni. Vero, una Coppa Italia nel 2012 a Roma con Conte a sbagliare clamorosamente formazione concedendo lussi come le passerelle a gente oramai fuori dal calcio vero. Più una Supercoppa, Natale saudita del 2014. Letteralmente regalata. Loro ci omaggiano del primo goal, poi noi facciamo gara di braccino con mostruosità e goffaggini degne di un Presepe di sfigati e gli omaggiamo tutto quanto. Vero, è andata così in questi anni. Noi primi, loro primi nei resti lasciati al mondo. Quest’anno il Napoli è forte. Ha anzitutto due fenomeni, Higuain ed Insigne. L’argentino è dopo la partenza suicida di Tevez il miglior calciatore del campionato italiano. Segna con una media da Liga in un torneo molto più vero della Liga. Le sue qualità tecniche sono quelle di Pogba con la differenza che Pogba vuol diventare una opera d’arte. E quelle vanno nei musei, non in porta. Insigne è la rinascita di Del Piero in un barattolo di nutella. Tanto bianco e leggero Alex, tanto grossier e volgare Insigne. Che però di Alex ha le strisce dentro. Spesso gli vengon fuori e allora rivedi quel calcio lì, quello in cui il pallone è una biga comandata da un omino che comanda nel cuore dell’impero, quello di Alex. Correre non fa per Insigne che potrebbe fare il sorcio e Alex e Romario pure Cassano. Potrebbe far di tutto. Pure l’uomo se venisse da noi. Crescere, non si cresce nel Napoli. Che può vincere quest’anno e poi mai forse. Zoff nel Napoli si impaperò con l’Inter nello scontro scudetto ’71. Secondo Dino, il rigore concesso ai nerazzurri era ingiusto. Litigò, si fece i nervi a pezzi. Prese il secondo goal sotto la panza. Poi alla Juve, 10 e passa anni di nervi a fior di pelle. Mai un’assenza, mai più una parola, mai più del tempo perso. Questa è la chiave per vincere lo scudetto di quest’anno. La continuità a vincere. La mentalità. La sicurezza. Molti l’han vista nella sgambettata col Chievo fatto a pezzi. No. La mentalità di questa Juve la si vide alla quarta d’andata a Marassi, quando col Genoa benché si fosse ancora in un cantiere ed il pubblico amico gridasse morte per non sfigurare coi Wenger ed il calcio estivo si mostrò l’identità di questa Juve. Una identità che si sarebbe poi svelata continuando nel romanzo. Omicidio dopo l’altro. Una Juve Dorian Gray. Sotto fattezze da bel giovane, due occhi inconfondibili da vecchia. (Vinceremo).

Loro hanno il presente, una squadra corta. Noi abbiamo i tempi lunghi. E due punti in meno. Aspettateci pure. Siamo i secoli dei secoli.