La Juventus e i suoi sette scudetti capitali

di Nevio Capella |

Da quando domenica scorsa ho capito che anche la parte più pessimista e pavida che alberga in me doveva arrendersi all’evidenza che il settimo tricolore consecutivo non era più una meravigliosa speranza di fine estate, un miraggio autunnale o una suggestione invernale, ma una creatura ormai pronta a nascere in primavera, ho iniziato a fantasticare con la mente provando a catalogare le varie “cose” famose che sono accomunate dal numero 7 e questo anche grazie all’era moderna in cui, tra social e iniziative ad essi affini, si è presa l’abitudine di giocare con i numeri inserendoli nelle parole e creandoci giochi ad effetto.

Cosa ti viene in mente di legato al numero sette?
I nani, certo, ma da questo punto di vista non è che in rosa ne abbiamo tanti, e gli unici due realmente classificabili in questa categoria sono andati via da un pezzo (ciao Giak, ciao Seba, in questa fantastica storia c’è anche la vostra firma).
Le note, ma come avrei potuto associare ognuna di esse a uno scudetto se non so nemmeno leggere un pentagramma?
Poi, mi sono venute in mente un paio di associazioni che avevano come connotazione comune la capitale, Roma, e già l’idea è diventata un fuochino perché mai come quest’anno la città eterna ha sancito i nostri due trionfi stagionali ed è comunque un posto in cui, come ho letto in diversi articoli e commenti, molto probabilmente abbiamo alzato più trofei noi che le squadre romane, ma con tutto il rispetto per i colli e i Re di Roma, non era ancora la scelta giusta.

Le sette meraviglie? Fuoco, c’ero vicino: come definire se non meravigliosi questi sette scudetti così belli, così diversi tra loro? Ma il problema era che le sette meraviglie si dividono in vecchie e nuove e allora ho pensato che al massimo, questo poteva essere uno stimolo per arrivare non più ai famosi #diecidifila ma addirittura a 14, quindi, appuntamento al 2025!

Poi, l’illuminazione.
I Peccati (o Vizi) Capitali, che già solo a leggerne la descrizione tramandata da Aristotele o semplicemente il significato della parola vizio, c’é da sobbalzare: “vitium” che in latino significa “mancanza”, “difetto”, ma si può anche riferire a “un’abitudine deviata, storta, fuori dal retto sentiero”; “capitale” in quanto relativo alla profondità della natura umana, ma soprattutto definiti dal filosofo greco come “una ripetizione di azioni che formano nel soggetto che le compie una naturale inclinazione in un’abitudine”, praticamente la storia di quello che è diventato per la Juventus confermarsi Campione d’Italia, un’abitudine.
E allora ho associato vizi e scudetti, vincolandoli ad uno ad uno, per poi provare a immaginare in quale potrei identificarmi maggiormente.

Scudetto 2011-2012 – IRA
Alterazione dello stato emotivo che manifesta in modo violento un’avversione profonda e vendicativa verso qualcosa o qualcuno
Non c’è stato nulla di più rabbioso della marcia con cui un manipolo di eroi apparentemente male assortiti, molti dei quali provenienti da un paio di stagioni da incubo, ha letteralmente divorato un campionato riuscendo a vincerlo giocando quasi sempre in maniera divina, da imbattuti, e soprattutto facendo propria la rabbia che era stata accumulata a tonnellate dai propri tifosi, dopo le vessazioni di quei due anni disgraziati ma soprattutto dopo le vicende di tribunale che ne avevano violentato la parte più pura dell’anima.
Voglia di rivalsa ad ogni singola partita, per ogni singolo gol, e con l’aumentare dei punti proporzionale alla figura tricolore che prendeva sempre più forma, l’onda d’urto pronta a scatenarsi con l’esultanza finale diventava sempre più poderosa.
“La Vecchia Signora è tornata nel posto che le compete” commenta Riccardo Cucchi in radio la sera del 6 Maggio 2012 da Trieste.

Scudetto 2012-2013 – LUSSURIA
Irrefrenabile desiderio del piacere fine a se stesso, eccessivo attaccamento ai beni terreni e conseguente renitenza nel distaccarsi da essi
Il secondo anno della Juventus di Conte è quello delle conferme, ma è anche quello in cui resta una costante rabbia latente, questa volta legata al filone del calcioscommesse che ha dominato le cronache estive anche più del solito mercato, e ha dato a tutti noi quella fastidiosa sensazione di persecuzione: possibile che appena abbiamo rialzato la testa, dopo 6 anni, sia saltato subito fuori qualcosa di nuovo che va a rompere le uova nel paniere?
La risposta è stata personale e soggettiva, ma i fatti ci costrinsero a fare a meno del mister fino a dicembre, mentre sullo sfondo si delineavano quel carattere e la voglia di non mollare mai che sarebbero divenute costanti di questo ciclo, oltre a un giovane calciatore francese dalle potenzialità infinite preso a parametro zero dal Manchester United, Paul Pogba.

Scudetto 2013-2014 – SUPERBIA
Radicata convinzione della propria superiorità, reale o presunta, che si traduce in atteggiamento di altezzoso distacco
Se c’è uno di questi scudetti che deve essere associato a questo vizio, è proprio quello dei 102 punti perché quella superiorità di cui si parla è effettiva, ed è tale da oscurare un’antagonista che parte macinando a sua volta record, con 10 vittorie nelle prime 10 partite di campionato ma che finisce per mollare di schianto negli ultimi due mesi quando si rende conto che tutta la sua anormalità è stata cancellata da qualcosa di abnorme.
Aver perso punti solo in 5 delle 38 partite di campionato è ovviamente un record, come lo sono altri dodici primati conquistati in quel torneo, ma nella differenza tra “reale” e “presunta” superiorità che troviamo nella definizione della superbia, è racchiusa la medaglia i cui due lati sono le due Juventus che affrontano in modo completamente opposto la competizione nazionale e le due europee, in particolare l’Europa League con finale a casa propria, mancata per questioni che alimentano tuttora tra i tifosi scambi di opinione agitati.

Scudetto 2014-2015 – GOLA
L’ingordigia, o anche abbandono ed esagerazione nei piaceri della tavola e perdita totale del senso della misura
Quello che tutti pronosticano come il grande funerale della Juventus, la sera del 14 luglio 2014 sarà invece un nuovo inizio, ma solo come progetto tecnico perché poi in primavera la cerimonia di premiazione si terrà sempre nello stesso stadio.
Difficilmente un solo tifoso juventino dimenticherà dov’era e cosa stava facendo il giorno in cui piovvero dal cielo come fulmini le dimissioni di Antonio Conte così come si possono contare sulle dita di una, massimo due mani quelli che, appreso dell’arrivo di Massimiliano Allegri, furono contenti della scelta e convinti che il percorso potesse continuare.
Il percorso come sappiamo non solo è continuato, ma proprio quell’anno è migliorato salendo di livello laddove la Juventus “contiana” non era riuscita, l’Europa, con una finale tanto inaspettata quanto meritata e nella quale probabilmente sarebbe bastato avere un pizzico in meno di timore reverenziale, ma questa è un’altra storia.

Scudetto 2015-2016 – INVIDIA
Una sorta di tristezza per il bene altrui o per qualcosa che altri possiedono e il soggetto che ne soffre, no
Appare evidente che dei sette, questo è il vizio che meno si può associare alla Juventus tiranna di questi anni perché non serve avere una dose di autostima superiore alla media per affermare che abbiamo veramente poco da invidiare a chiunque, però, dovendo attribuire l’invidia ad uno in particolare dei nostri “figli” ho scelto quello del 2015-2016, vinto in rimonta sul Napoli (dove l’ho già sentita questa cosa?), perché con quello scudetto abbiamo eguagliato l’unica squadra ad aver compiuto l’impresa di fregiarsi di cinque titoli nazionali consecutivi, e se foste dei normali lettori poco appassionati di calcio non indovinereste mai quale sia questa squadra: la Juventus stessa, anche se risalente a un’era quasi pionieristica visto che si parla del lustro 1930-1935.
In teoria, i freddi almanacchi dicono che ce ne sarebbe un’altra ad aver inanellato cinque scudetti di seguito, ma in questo caso ho la sensazione che anche il normale lettore poco appassionato di calcio sappia di ci stiamo parlando, anzi, di COSA stiamo parlando.
Quindi andiamo avanti e diamo la giusta luce a un campionato vinto battendo ogni record negativo della nostra storia in un campione secco di 10 partite, le prime, e ogni primato positivo in un intervallo di 26, quelle successive, di cui 25 vinte e una pareggiata, subendo 9 gol e consentendo a Gigi Buffon di diventare il portiere con il più lungo periodo di imbattibilità nella storia.
Praticamente una carneficina che rese inutile uno dei pochi primati conseguiti quell’anno lontano da Vinovo, il record di marcature stabilito da Gonzalo Higuain con 36 reti nel suo ultimo anno a Napoli.

Scudetto 2016-2017 – AVARIZIA
Costante senso di insoddisfazione per ciò che si ha già e bisogno sfrenato di ottenere sempre di più
Come le ciliegie, una tira l’altra e così la Juventus sembra raffrontarsi agli scudetti e poi come ci si potrebbe sottrarre all’idea di allungare la serie e non essere più quelli che “eguagliano” ma quelli che fanno meglio?
A maggior ragione nel campionato che segue la più massiccia campagna acquisti estiva della storia recente culminata in un periodo di luglio in cui sembrava che non sorgesse giornata senza che Marotta annunciasse un nuovo arrivo.
Il percorso questa volta è più netto e dominante del precedente con la Juve che mantiene la vetta praticamente dall’inizio alla fine vincendo diversi scontri diretti con le zampate di Higuain e accumulando un cospicuo vantaggio sulle inseguitrici che poi si rivelerà un buon cuscinetto su cui rifiatare in primavera in vista dell’altro impegno, in Europa.
Infatti, come ogni anno dispari che si rispetti, oltre alla finale di coppa Italia con la Lazio e a quella di Supercoppa persa ai rigori a Doha, arriva anche quella di Champions League, persa comunque, ma se due anni prima dovendo trovare un errore si poteva individuare nel troppo rispetto per l’avversario, questa volta forse l’errore è arrivare troppo carichi e convinti e mi fermo qui altrimenti devo chiamare il consulto psichiatrico.

Scudetto 2017-2018 – ACCIDIA
Torpore malinconico, inerzia nel vivere, indolenza, svogliatezza, a tratti abulia
A sapere prima che esisteva questa definizione, molti di noi non si sarebbero affannati nella corsa a cercare il migliore aggettivo per definire l’ultimo campionato vinto pochi giorni fa.
Un percorso che ha visto la Juventus nelle vesti del cacciatore per oltre cinque mesi, al cospetto peraltro della più agguerrita contendente dei sette anni, e negli ultimi due nei panni della lepre che però aveva quella sorta di compiaciuto masochismo nel farsi del male sistematicamente nel momento di chiudere il discorso.
Non è un caso infatti che molti tifosi abbiano scollinato fino all’agognato 20 maggio in modalità ascesa del Golgota e con una serie di sentimenti che presi in modo singolo sembravano più quelli di un tifoso della Spal e del Crotone, due nomi a caso.

Ma se è vero che vincere è l’unica cosa che conta, e che lo scudetto più bello è sempre il prossimo, allora possiamo anche accettare che per la prima volta il nostro gol scudetto non solo lo abbia segnato un giocatore di un’altra squadra ma che questo gol sia stato segnato proprio contro di noi decretando una sconfitta tanto sanguinosa a caldo quanto inutile nel giro delle due settimane seguenti.

Giunto al termine di questo viaggio, non posso che pensare che se vogliamo andare avanti anche il prossimo anno, ci tocca stravolgere ulteriormente la storia e inserire dopo millenni l’ottavo peccato capitale: si accettano suggerimenti.