La Juventus che non c’è, da novembre 2018

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Giada Mazzucco

Due punti tra Benevento e Fiorentina, un pareggio rispettivamente con Crotone e Torino, due con il Verona, una vittoria risicata a Udine. La Juventus nel corso di questo campionato si è trovata a fare i conti soprattutto con le cosiddette medio-piccole, che hanno messo a nudo tutti i difetti e le controversie strutturali della rosa. Nonché l’inesperienza, chiamiamola così, della guida tecnica. Pur con tutte le attenuati date da un avvio di stagione senza la consueta preparazione e da un proseguo particolarmente sfortunato e condizionato in fatto di infortuni e pandemia, in casa bianconera la situazione pare abbastanza seria.

La parola d’ordine è mettere ordine. Mancano poco meno di due mesi al termine contrattuale di Fabio Paratici, e non si hanno notizie delineate in un senso o nell’altro: sta gettando le basi per la prossima stagione? Rientra o meno nei piani prossimi della Juventus? La sensazione è che attorno al club aleggi un velo di legittima preoccupazione per un presente tutto da scrivere e per un domani che risulta strettamente correlato al decorso del corrente campionato, e del conseguente piazzamento in classifica. La percezione, per ora, è quella di vivere nel limbo e in un momento di quiete apparente aspettando la fine della stagione, ben sapendo che questa volta non sarà semplice rimandare certe decisioni. E se le vicende dirigenziali sono tutte da tessere, un avvicendamento in panchina pare inevitabile.

Negli ultimi tre anni la transizione dei tecnici è stata alquanto lontana dal termine programmazione: Allegri congedato senza un sostituto pronto, Sarri rigettato dallo spogliatoio e poi esonerato senza troppi fronzoli, Pirlo presentato come allenatore dell’U23 per passare pochi giorni dopo alla guida della Prima Squadra. E, con lui, uno staff messo in piedi in fretta e furia. In tutto questo la Juventus ha provato ad allontanarsi dalla sua natura e tentato di congedare certi dogmi senza, tuttavia, armarsi adeguatamente e lasciando incompiuto un progetto mai avvallato nei fatti. Che risvolto abbia assunto Juventus-Manchester United non è ancora chiaro, certo è che da quel novembre 2018 la Juventus ha fatto perdere traccia di se stessa.

Oggi non è nemmeno marginale la questione relativa alla rosa, sulla quale pende gravosamente una gestione tecnica dimostratasi non all’altezza sotto molteplici aspetti. Il gruppo presenta sostanziali limiti strutturali, cosa ben nota. Ma è altresì evidente l’assenza di un’adeguata regia che a differenza dei predecessori non ha saputo coprire le lacune della rosa, ma le ha enfatizzate. Il contesto caotico nel quale sono inseriti i giocatori, specialmente i più giovani, può influire in modo approssimativo sui giudizi. Non è un caso se i Giaccherini, i Matri, i Pepe (per citarne alcuni) e, ad esempio, oggi lo stesso Darmian, calati in un meccanismo oliato, identitario e solido siano riusciti a dire la loro. E non è un caso se il de Ligt odierno sembri al di sotto dello standard offerto nella passata stagione, quando dava una sensazione d’esplosione monolitica. Difficile valutare a 360 gradi un McKennie o un Kulusevski alla prima esperienza in una big, a maggior ragione se impiegati in un quadro tattico slegato e complicato dalla mancanza di un punto di riferimento che sappia dettare funzioni e compiti.

La verità è che, dopo 9 scudetti, la Juve si sarebbe anche potuta dismettere; ma non ci si aspettava di lottare fino all’ultima giornata per un pass piuttosto importante, quanto vitale. Parallelamente alle sfide che avranno ripercussioni sulla prossima stagione, verrà giocata un’altra fondamentale partita. Alla Continassa, con l’auspicio che il management, Andrea Agnelli in primis, non si lasci sopraffare da connotazioni emozionali, permettendo a quest’ultime di orientare certe decisioni. In questo momento storico la Juventus ha bisogno di ricostruire, azionando il tasto ripristino e contaminando tutta la struttura. Ma serve soprattutto ritrovare il senso di appartenenza, allontanando presunzioni e contraddizioni.


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