La juventinità secondo Stephan Lichtsteiner

di Roberto Nizzotti |

Spesso si sentono, o leggono, dichiarazioni rilasciate da ex giocatori della Juve, di varie epoche, che sottolineano come il vestire quella maglia, il vivere la quotidianità in questo club ti cambia, in positivo, prima come Uomo e poi come calciatore.

Tante di queste testimonianze le abbiamo potute ascoltare nei pomeriggi di Casa Juventibus, dalla voce di protagonisti come Paolo Montero, Mark Iuliano, Michelangelo Rampulla e tanti altri,  e a questi si è aggiunta oggi la testimonianza di Stephen Lichtsteiner.

L’ex terzino bianconero, leggenda bianconera che ha vestito la maglia Juve per ben 295 gare vincendo 14 trofei in 7 anni (7 scudetti, 4 coppe Italia e 3 supercoppe italiane), tra i principali protagonisti di questa decennale epopea dominante, segnando oltretutto il primo, storico, goal nell’Allianz Stadium allora Juventus Stadium, si è ritirato il 12 agosto di quest’anno e ha rilasciato alla Gazzetta dello Sport un’intervista nella quale, oltre a dare il proprio giudizio, positivo, sulla scelta da parte della Juventus di affidare la panchina Andrea Pirlo,  ha spiegato che cos’è per lui la juventinità, il vivere e far parte della famiglia bianconera.

Per Stephan i “7 anni passati passati alla Juve valgono come 20 in un’altra società”, la pressione che respira alla Continassa e negli ambienti juventini è altissima ed “è la stessa Juve a crearla facendoti capire quanto sia importante vincere”.

Sopportare tutto questo non è facile,  per farlo devi essere “molto forte mentalmente” e se ci riesci, come logica conseguenza “migliori in maniera esponenziale“

Per Lichtsteiner per poter giocare nella Juve, esperienza che definisce stupenda, devi essere disposto al sacrificio e mostrare professionalità, caratteristiche che se presenti fanno di un giocatore un profilo da Juve. Senza questa predisposizione al lavoro, al costante impegno puoi essere anche un fenomeno a livello tecnico ma non sei da Juve.

Il diventare Juventino, il capire il mondo Juve avviene anche grazie al contatto quotidiano con le bandiere, leggende che ti “trasmettono la juventinità con l’esempio. Del Piero, Buffon, Chiellini, Pirlo, li guardavo e imparavo” , discorso che si lega a quanto detto prima sull’importanza del sacrificio e della professionalità.

Parlando di juventinità il massimo esponente non può che essere il Presidente Andrea Agnelli che,  per Lichtsteiner , è una figura che riesce a trasmettere benissimo questo sentimento di appartenenza capendo, da uomo e manager intelligente, quando è quanto la sua presenza è necessaria.

Stephen ha poi le idee molto chiare sul discorso Champions, spiegando che le sconfitte subite a Berlino e Cardiff sono figlie della forza degli avversari, il Barça di Messi e il Real Madrid di Cristiano, non certo di una fantomatica maledizione, considerando questo, alla stregua di altri simili, dei  “ragionamenti da perdenti e non da juventini”.

Da questa breve ma intensa intervista di Stephen abbiamo avuto conferma di cosa voglia dire essere la Juventus, di cosa voglia dire essere juventini, di cosa voglia dire indossare quella maglia e difendere quello stemma.

Chi ci ha giocato lo sa, lo ha imparato, è diventato juventino nella cultura sportiva e del lavoro, migliorando come Uomo, e per noi tifosi è sempre bello leggere questi attestati di stima nei confronti della Juve che non è solo vincente in campo ma anche portatrice di valori importanti che cambiano e segnano positivamente coloro che incrociano con Lei il loro destino.

Agli altri lasciamo le parole che si perdono in un mare di luoghi comuni senza senso.


JUVENTIBUS LIVE