La Juve è umana (in 6 anni disumani)

di Sandro Scarpa |

 

Miracolo a Bergamo: la Juve è umana, fatta di sangue, carne, testa che ogni tanto si perde, concentrazione che si stacca ed errori, facilonerie, gambe che non girano al massimo, piedi meno precisi del solito e sguardo non da tigre. La Juve è umana, i giocatori sono solo dei mortali, addirittura molli per 45 minuti e polli per due volte, al 45° e al 90°.

Questo dà la nitida visione, in controluce, della disumana epopea di questi sei anni meno un mese. Tutte le altre, anche gli alieni del Barca, i galattici del Real, la macchina da guerra del Cholo e la corazzata bavarese, sono stati in questi anni molto più spesso umani troppo umani (anche nelle ultime settimane). La Juve no, dopo 5 anni di trionfi va a lottare furente sui campi di provincia come al Camp Nou, ha macinato chilometri e arato l’erba del Bentegodi come del Bernabeu, senza sosta, senza staccare la spina. Poi ogni tanto (ogni taaaaaanto) la testa va altrove e se incontri la squadra più atletica, scattante e organizzata di Serie A allora paghi dazio.

L’altra notizia, quella rassicurante, è che dopo il primo gol subito la Juve finalmente scende in campo dopo l’intervallo e schiaccia l’Atalanta nella sua area, trovando il gol del suo Spinazzola, trovando un Berisha prodigioso, un mezzo palo, un rigore clamorosamente non concesso per l’ennesimo errore tecnico dell’arbitro (non una svista, non centimetri, non interpretazioni, ma errore tecnico di comunicazione, personalità e, in definitiva, di inadeguatezza) e infine il gol meritato del vantaggio. Poi la spina si stacca ancora, si pensa allo scudetto ormai vinto, al Monaco da affrontare e così l’Atalanta ritrova spinta, carambole, rimpalli e 2-2.

Ed è quasi consolatorio pensare che a farci perdere 2 punti tombali per lo scudetto (il SESTO di fila) è una squadra che come vitalità, attenzione, determinazione e voglia di lottare fino alla fine ci assomigli così tanto, quella magnifica Atalanta che va oltre i suoi limiti, che ha un mister forgiato dagli anni bianconeri che merita l’Europa come pochi, ha un centrale –Caldara– ancora una volta bravissimo su un certo Higuain e un Conti che va preso a tutti i costi, senza pensarci su. A peccare, almeno nei momenti clou, è solo Spinazzola, più sfortunato che colpevole.

L’unico voto altissimo della serata juventina va a Dani Alves, nettamente il miglior terzino destro del decenni, forse ancora adesso, che passa da 180′ di guardia insuperabile su Neymar a folate sia laterali che centrali a Bergamo, avanti e indietro. Il più attento nei recuperi, il più lucido nel gestire palla, il più convinto nei contrasti e il più in palla anche quando Allegri lo accentra nei 3 dietro Higuain, allargando Dybala. I gol sono spesso frutto di episodi, centimetri, rimpalli e convergenza di errori, ma non sono quasi mai casuali, soprattutto non è casuale che sia Dani a mettere dentro il gol che in quell’istante valeva uno scudetto. Come non è casuale che Conti si trovi lì al 45° o che Freuler ci creda passando in mezzo a 4 bianconeri più Buffon (molto bene in 3 occasioni) dopo la non casuale giocata di Petagna.

Non è un caso che tra i peggiori ci sia invece Mandzukic, parso il più umano e vulnerabile dei nostri, così come in altre occasioni era parso il più mostruoso e indistruttibile. Non è una questione solo di forma e motore, ma di testa, testa, TESTA. Per dar fuoco alle polveri che hai dentro ci vuole una convinzione totale e un’abnegazione indefessa. Ieri Mario non solo ha sbagliato quasi tutto ma non ci ha creduto, pensava ad altro. Basta vederlo al gol dello 0-1: sa che mancano spiccioli alla fine, va molle in contrasto su Conti, poi si ferma, non prosegue, non indietreggia, non va a coprire. Resta spento a guardare, con le mani sui fianchi, i rimpalli in area e Khedira andare molle a saltare, spintonato, con Conti (il suo uomo!) metterla dentro. Al Camp Nou non sarebbe successo. Marione avrebbe asfaltato tutto e tutti, andando anche a sostituirsi a Buffon.

Non è un caso se Cuadrado non salta mai l’uomo, non è un caso se Chiellini, di solito non pressato, viene aggredito e sbaglia quattro-cinque volte in pochi minuti, lui che contro Messi e co. è stato impeccabile per 180. Non è un caso se Dybala nel primo tempo pensa solo a non prenderle, temendo un Muntari bis, mentre nella ripresa se ne infischi e saltelli come un cerbiatto tra le tagliole bergamasche. Non è un caso se dopo un primo tempo soporifero e una ripresa sontuosa coronata da un assist alla Pirlo, Pjanic, una volta in vantaggio, al 90° abbassa la guardia, con un retropassaggio in area che mai avrebbe fatto altrove, magari in Champions, con i sensi impazziti da ragno che gli avrebbero urlato dentro: spazzala!!

Non è un caso se un arbitro inadeguato come Guida ci danneggia ancora (anche se, passando poi lo stesso in vantaggio, l’episodio incide di meno). Gli arbitri non vanno mai attaccati se sbagliano per sviste, centimetri, falli, rigori visti, non visti, fuorigioco visti, non visti, interpretazioni, etc.. Ma non è un caso se Guida commette un errore TECNICO gigantesco, perché vede il rigore e non può fare a meno di darlo, poi quando vede la bandierina alzata dell’assistente basterebbe chiedere: “fuorigioco, ma quando? sul cross o sul tocco in area? Perché il tocco è del difensore e di mano!“. E invece non parla, non chiarisce, quasi ringrazia il cielo per quella bandierina che nega un rigore scudetto alla Juve.

La Juve è umana ed è a pochi metri da qualcosa di leggendario, a qualche metro in più da qualcosa di epico. Sono gare come questa a far riaccendere dentro il fuoco, la spinta, la molla, quella infinita risorsa dei campioni che ti porta, e li porterà, ad essere di nuovo disumani, e ancora e ancora. Fino alla fine. A Monaco giocheremo 95 minuti, non 40.