La Juve e il solito film – La Terrazza

di Juventibus |

di Valeria Arena – @ValeriArena

Con gli anni mi sono convinta che La Terrazza di Ettore Scola (del 1980 con Gassman, Mastroianni e Tognazzi) fosse il film definitivo sulla vita di un italiano, per la sua capacità di essere declinabile e applicabile a ogni contesto sociale, per il suo essere una commedia sulla commedia, un affresco umano pullulante di personaggi che vivono nella perenna nostalgia e frustrazione.

 

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Ci riflettevo durante la stesura del primo pezzo per Juventibus, su Juve-Inter, quando scrivevo che Calciopoli e tutto l’ambaradan del 2006 aveva radicalizzato la figura del tifoso dolente (principalmente interista, ma anche napoletano, romanista, fiorentino, genoano…), il quale, si capisce, ce li ha solo lui gli schemi giusti e i giocatori imbattibili e però, poverino, lui, egli, egli è afflitto, impedito da mille meccanismi ostili perché altrimenti eh…altrimenti figuriamoci, chissà quanto vincerebbe!  Mi sono detta: vedi? Anche Age, Scarpelli e Scola nello scrivere La Terrazza avevano già descritto tutto alla perfezione, anche se si parlava di altro, di letteratura, di politica, di cinema, di adulterio.

Gli italiani sono sempre gli stessi, complottisti, vittimisti, non a caso, a quel Juve-Napoli 3-1 siamo ricaduti nell’ennesimo vortice di “vergogna!” (la parola più abusata del momento) in cui l’evidenza dei fatti conta poco contro l’implacabile struttura complottistica annidatasi nelle menti degli avversari. Così mi sono immaginata noi juventini e i commentatori e giornalisti sportivi – almeno quei pochi a cui interessa ancora di calcio giocato e regolamento arbitrale- come Luigi, il giornalista interpretato da Marcello Mastroianni, che dal 1969 scrive sempre lo stesso articolo: “Il Paese è allo sfascio e attende risposte non equivoche: restituire dignità alla convivenza tra gli uomini”.

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I nostri pezzi, post sui social, podcast e video commenti sono gli stessi da 11 anni sebbene i primi cinque non siano proprio da annoverare tra gli splendori bianconeri. Eppure, anche il quel periodo il mantra degli avversari era lo stesso di adesso: Rubano! Cosa, bene bene non si sa ancora, dal momento che scudetto e Europa li vedevamo solo con il cannocchiale. Negli ultimi sei anni, invece, il dibattito (?) – spesso senza contraddittorio, vedi Giuntoli, Reina e la compagnia De Laurentiis – si è infiammato a fronte di un monologo bianconero che ancora adesso non può fare altro che alimentare l’impianto complottistico. E non serve a nulla sfiancarsi elencando i torti arbitrali subiti – il più plateale proprio contro il Milan- o ribadire i miseri tre rigori concessi contro i 12 della seconda in classifica, ché se gli scudetti fossero decisi sul dischetto, staremmo lottando per la retrocessione insieme a Zeman. Né serve mostrare video, moviole, linee di fuorigioco e statistiche delle partite, perché la musica è sempre la stessa. Non è neanche voler parlare sistematicamente degli arbitri, noi che dopo la partita contro il Bayern siamo tornati a casa riconoscendo la superiorità dell’avversario al di là degli “aiutini” arbitrali e che dopo Udine abbiamo ammesso, come ha ribadito Allegri, di esser stati talmente brutti da non aver meritato neanche un rigore, è invece legittima difesa, visto che la classe arbitrale continua a scegliere il silenzio di fronte ad accuse di ogni tipo, alimentando il clima da Inquisizione.

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Sì, siamo il Vittorio Gassman che sbotta alla fine de La Terrazza, solo che noi ci divertiamo di più.
Eravamo antipatici, ma adesso siamo anche diventati noiosi. Paratici, Buffon e Dybala, per esempio, hanno detto la stessa identica cosa nel giro di due settimane: si attaccano al nulla perché da quasi sei anni non vincono niente.
Siamo diventati noiosi. Noi vinciamo, per altro ancora senza uno scandalo, che so, senza un gol di Muntari annullato, e loro si attaccano ai drappi e, come dice il mio guru Massimo Venier, tra le urla, i piagnistei e la fatica matta per darci contro, non riescono però a fare l’unica cosa che ci darebbe davvero fastidio: un misero punto in più.
Siamo diventati noiosi. Ogni volta che un arbitro fischia a favore della Juve, e quest’anno neanche tanto, giusto o sbagliato che sia, gli avversari, chiunque essi siano, dovunque essi siano, forse senza neanche aver visto tre secondi di partita, sono sempre lì a sbavare, esattamente come i cani di Pavlov, e a urlare: “Visto! Lo sapevo! Puntuale!”.
Come l’assillante “Fa ridere?!” di Tognazzi a Trintignant stiamo e stanno sempre lì a chiedere: “Ma c’era?”.

E allora non ci resta che spiegare pazientemente a Nainggolan che no, non vinciamo sempre con i rigori, perché ne abbiamo avuti un terzo della sua squadra, a Galliani che sì, ci hanno concesso un rigore al recupero (che per altro c’era), ma all’andata a Pjanic è stato annullato un gol solare, a Varriale che se allo Juventus Stadium non vince più nessuno non è perché c’è una pericolossisima associazione a delinquere da cui è necessario difendersi con ogni arma, ma perché forse siamo semplicemente fortissimi, soprattutto in casa nostra. Ma niente, ci si sgola inutilmente come quando maestre e professori tentano, sempre più spesso invano, di insegnare ad alunni irrequieti e maleducati i fondamentali.
Dispiace solo una cosa all’interno di questo parco di divertimento, almeno di noi, pieno di illazioni e inciampi: che ci si dimentichi di ricordare e ribadire che la superiorità sul campo – sì, sul campo, quel rettangolo verde in cui si dovrebbero assegnare punti, scudetti e coppe – spesso ci appartiene. Non a caso, la Juve più brutta del campionato ha portato a casa 0 punti, 1 se consideriamo la partita contro l’Udinese. E nonostante i 14 punti persi durante questi, il vantaggio resta ancora sostanzioso.

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È lecito essere felici anche se questo crea infelicità?”, chiede Gassman nel film. Assolutamente sì.
Fine del pezzo che scriveremo e leggeremo almeno un altro centinaio di volte.

 

FONTE GIF: Giffetteria.it