La Juve soffre, la Juve combatte, la Juve vince

di Sandro Scarpa |

 

L’ultima volta che ci eravamo lasciati su un campo spagnolo, che avevamo ascoltato la musichetta e ci eravamo gasati per la Juve in Europa, era finita come è iniziata la gara di Valencia: con Buffon e gli altri a circondare l’arbitro Michael Oliver, col rigore ed il rosso, senza possibilità di rimediare, senza una montagna da poter scalare e nessun miracolo di Szczesny, perché quella volta CR7 vestiva la maglia blanca.

Ogni situazione in cui la Juve viene messa sotto pressione ci fa tirare fuori prestazioni epiche e scintillanti, ogni volta che veniamo quasi atterrati in Europa, con episodi sfortunati –di campo o di giacchetta nera-, contro rivali ostici e in stadi malmostosi, la Juve tira fuori la caratteristica che la rende unica in Europa, assieme all’Atleti: la capacità di calarsi in una mentalità da alta borghesia operaia, unire calma, tecnica e consapevolezza a capacità di gestire il risultato, soffrire e portare a casa punti e impressione da grande squadra.

Rosso per CR7: avevate mai sentito questa frase, questo insulto al gioco del calcio, blasfemia pallonara, il più famoso e forte giocatore di UCL espulso in modo ridicolo -dai!- dopo 30 minuti all’esordio europeo con la Juve, dopo 153 (centocinquantatre!) gare in UCL col Real e le altre. E’ davvero sconcertante, anche coi 3 punti in saccoccia, anche cercando di essere freddi e lucidi, andare col pensiero alle mille furberie impunite di un Sergio Ramos, alle decine di occasioni in cui lo stesso CR7 protestava, prendeva rigori o rossi parecchio regalati e comparare quelle immagini di strapotere (sul campo e con gli arbitri) a questo nostro Ronaldo, fustigato senza pietà da un anonimo assistente di porta che non può aver visto bene a tal punto da ribadire, per 4 volte: JA! JA! JA! JA!

Non è il rosso, l’ingiustizia o lo schiaffone emotivo a cambiare però la Juve, a farla scattare come animale ferito e renderla letale, piuttosto la squadra passa dal dominare bonariamente il Valencia (con 3 gol divorati prima del rosso) a farlo in modo più lucido, guardingo e sparagnino senza rinunciare all’uscita e gestione palla, alla tecnica in risalita e al cinismo da squadra esperta coi due rigori conquistati a seguito di fasi di attacco volute e non banali.

Arbitri e alibi sono sempre state due parole avulse dal nostro vocabolario in A e presenti, troppo presenti, in Europa, con la sottile differenza che in Italia le altre si lamentano e perdono, forse anche e proprio per quello, e noi invece diamo il meglio quando dopo un torto ci mettiamo a ragionare in modo più freddo e correre in modo più passionale, aguzziamo sensi e consapevolezze e incardiniamo il leggendario #FinoAllaFine nell’ormai altrettanta proverbiale halma. Troppe volte in passato abbiamo confuso torti con complotti e usato alibi per nascondere lacune: il campo ghiacciato di Instanbul come alibi di una squadra non matura, le barelle del Benfica a celare una Juve abulica, i torti con Bayern e Real a mascherare una Juve troppo conservativa una volta pareggiati i risultati.

Ancora una volta la Juve espugna uno stadio europeo ostico e non banale: Malmoe, Dortmund, Manchester, Zagabria, Lione, Siviglia, Porto, Montecarlo, Atene, Wembley, Madrid e Valencia -assieme ai pareggi ancora al Bernabeu, al Camp Nou, all’Allianz– a proseguire il tour europeo della Juve, uno spettacolo non-spettacolo unico di solidità, tecnica q.b. e un pizzico di Allegrismo, nel bene e nel male.

Resta una sensazione agrodolce di una gara che avremmo voluto scivolasse via con una Juve finalmente dominante in casa di una media Europea sbattendo sul tavolo gioco e gol, Cristiano e galloni, e che invece è stata trasformata nella splendida -ma non inedita- dimostrazione della solita Juve con la garra (non charrùa) dietro, con la mente sgombra e i piedi buoni. Dove può migliorare questa Juve in Europa lo si è visto invece prima del rosso, con quelle 3 occasioni colossali sprecate da Mandzukic, Khedira e Matuidi.

Il salto di qualità di una Juve già due volte finalista non è tanto nella già dimostrata capacità di domare un mediocre Valencia (vedremo poi se per merito nostro o demerito loro), ma appunto nel sogno di assistere ad una Juve capace di essere 0-2 o 0-3 prima ancora di essere costretta in 10, senza sprecare chance in un torneo in cui, almeno nei gironi, si assistono a gol mirabolanti delle altre superBig.

Ora testa bassa a macinare punti in campionato e nella gara più “facile” di CL, senza Douglas Costa e CR7, forse i due più forti, ma con una squadra dalla profondità inesauribile, dall’immarcescibile resilienza e dall’inedita consapevolezza di poter fare tutto, anche senza il Migliore.