La Juve di Sarri: Todo cambia. Forse

di Valeria Arena |

 

Todo cambia, ma forse mica tanto. Nelle ultime ore, infatti, se non avessi visto, in un caldo pomeriggio di settembre, Sarri seduto sulla panchina della Juve con indosso una camicia-simil-polo blu che fa tanto compromesso d’amore, avrei pensato che Massimiliano Allegri fosse ancora lì a dirigere l’orchestra. Non per via della squadra vista sul campo – facciamo i seri, su – ma per aver letto e sentito il suo nome scritto e urlato in ogni dove, a dimostrazione del fatto che allegristi e antiallgristi, banalizzando tutto a sole due categorie, condividono in fondo la stessa passione e la stessa ossessione. Nemmeno per i numerosi infortuni, che possono pure starci all’inizio di una stagione di cambiamenti, e neanche perché per l’ennesima volta ritorniamo a Madrid con una serie di punti interrogativi sopra la testa, ma per le reazioni nefaste che, non si capisce ancora per quale meccanismo psicologico, animano ormai la tifoseria.

Così, si procede verso il nuovo corso con una fretta eccessiva e senza senso e con il bisogno e la voglia di scrollarsi di dosso un passato ingombrante, quando invece il segreto è proprio quello di far pace con quello che è stato e fruttare ciò che si è imparato per restare i più forti (ma scusate, non vi ha insegnato niente il Re Leone?!), ovvero sapere aspettare e, nel caso, cogliere il momento giusto per alzare l’asticella.

Todo cambia e forse è vero. Si è rimescolato il governo, figuriamoci se non possono cambiare allenatori, panchine e maglie di giocatori di calcio. A metà settembre siamo già di fronte a un Conte che gioca al fare il Sarri di qualche anno fa, con tanto di retorica sulla lotta di classe, su forti e deboli, su bilanci, soldi e un Sistema che va cambiato per dare più speranza agli oppressi e una lezione agli oppressori. Unica differenza è che Conte sa fare la guerra, o meglio, sa inventare e fomentare battaglie, meglio del Sarri che fu. A capo della rivoluzione Ancelotti, uno che ha vinto qualunque cosa con i club più ricchi del mondo, e lo stesso Conte, che è diventato Conte perché quella «parte forte» l’ha plasmata proprio lui, anche se si preoccupava sempre, troppo.

E insomma, la vita è una ruota e non si mai bene dove puoi trovarti. Sarri, dal canto suo, ci ha messo pochi giorni a diventare l’allenatore perfetto della Juve, non sbagliando neanche mezza uscita davanti a un microfono. Allegri, per quanto gliene importi, è avvisato. In sostanza, cambiano i volti, ma le battaglie ideologiche rimangono le stesse. E se non credete nel potere catartico di certi ambienti, allora possiamo pure chiuderla qui.

Todo cambia, chi lo sa. Certo che una Juve che insegue, anche se siamo solo a metà settembre e ribadirlo ogni mezz’ora può fare solo che bene, dà un tantinello fastidio. Constatare, però, che il terrore di perdere uno scudetto, scudetto che, ricordiamo, è stato spesso definito scontato, soprattutto negli ultimi anni, sia ancora vivo, non fa altro che piacere. Vuol dire che siamo ancora sani e in salute e che lo psichiatra più aspettare. Colpa di Conte, direte voi, non puoi non volere vincere uno scudetto, pure se è il nono consecutivo, quando c’è lui ad allenare l’Inter; vero, ma se tutto questo servirà a tenere a bada le nostre angosce e aspettative sulla Champions, non possiamo che dirgli grazie. La Champions, dicevamo, quella che da anni ci mangia il cervello. Godiamoci pure queste ultime ore, queste ultime paturnie tutte italiane, perché tra tre giorni non saremo più gli stessi e vivremo in balia di una coppa che spesso e volentieri non ci fa ragionare.

Todo cambia e maggio è ancora dall’altra parte della luna.