La Juve di Sarri e quel falso mito della bellezza fragile

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Che juve sta nascendo? E’ la Juve di Allegri infiocchettata da alcuni schemi in bozza di Sarri? E’ la Juve coi primi pregi e difetti di Sarri e gli interpreti di Allegri?

Qualsiasi giudizio è prematuro ma i 180 minuti ufficiali hanno mostrato vecchi fantasmi allegriani con brevi sprazzi sarristi.
A Parma nel primo tempo la Juve ha espresso un incoraggiante possesso palla, con Pjanic finalmente a due tocchi e un discreto pressing alto, salvo poi pagare lo sforzo nella ripresa con caldo umido e una squadra non più abituata a giocare un calcio dispendioso. Così la squadra ha acceso la famosa modalità “Allegri On”: gestione della gare e del risultato con circolazione più lenta, ritmi compassati, baricentro più basso e non possesso remissivo.
Come se le parole di Sarri nella prima conferenza (“apprezzavo la Juve di Allegri per la sua capacità di cambiare ritmi a gare in corso, risparmiarsi e poi avere momenti di grande intensità”) si fossero materializzate nel dar vita ad una ripresa di stanca e sicura gestione dei tre punti.

In realtà il commento alla gara nei giorni seguenti è stato “E’ ancora la Juve di Allegri”, “Non è cambiato nulla”, “Sarri si affida agli 11 di Allegri”. Commenti stereotipi e legittimi, l’abbiamo pensato tutti, ma è il modo “dispregiativo” con cui veniva descritto quel presunto “allegrismo” a lasciare perplessi, un senso irrispettoso nei confronti di quello che resta uno dei tecnici più vincenti della storia bianconeri.

Le qualità di Allegri e della sua Juve sono invece ben chiare a Sarri, allenatore di principi inderogabile che va dritto per la sua strada, ma ha anche l’intelligenza e, pare, in questa avventura Juve, l’umiltà per desiderare che alcuni atteggiamenti, anche mentali, della sua Juve, possano essere mutuati da quella del quinquennio precedente: modificare la filosofia, rivoluzionare l’approccio al gioco, correggere i difetti, conservare i pregi. Non a caso a Parma si è affidato anche all’usato sicuro e alla gestione dell’1-0.

Dopo una sola settimana invece, contro il Napoli, tutto è stato portato all’estremo, tra brividi ed esaltazione del tifo: una Juve mai così convinta eppure mai così folle. Dr. Jekyll nei primi 60 minuti e Mr. Hyde nella mezz’ora sconcertante.

La prima ora di gioco ha rasentato la perfezione: dominio dei rivali, contropiede letale, difesa alta, centrocampo dinamico, esterni liberi di svariare eppure sempre assistiti con sovrapposizioni continue, pressing feroce e passaggi a pochi tocchi. Il 2-0 di Higuain arriva da un lungo ed efficace giro palla che coinvolge tutti i 9 giocatori di movimento con soli 15 tocchi totali. L’unico a non toccare il pallone in quell’azione è Douglas Costa, autore degli assist per le altre due reti.
Un’ora con azioni manovrate sarriste di altissimo livello, già a fine Agosto. Poi un crollo generale, di reparto e di attenzione. Due gol da piazzato e uno su azione, su errori e sbavature collettive e singole nell’applicazione della difesa a zona che sostituisce la marcatura a uomo. Cambio radicale che necessita tempi lunghi per l’assimilazione.
Dopo una Juve troppo bella e troppo in anticipo sui tempi per essere vera, è arrivata una Juve con tutto il peso di quei concetti nuovi da assorbire e ripetere a memoria.

Anche in questo caso, i commenti del dopo gara sono stati però illogici ed errati: “Ecco finalmente la Juve di Sarri, nel bene e nel male”, “Con Sarri abituiamoci ai 4-3 al posto degli 1-0”. Errore marchiano e stereotipo falso, perché per Sarri l’applicazione perfetta dei principi difensivi è altrettanto importante rispetto al suo predecessore: Sarri, sia al Napoli che al Chelsea, ha migliorato i singoli e l’intera fase di non possesso, fino a fare proprio della difesa un vero punto di forza oltre alla manovra in possesso.

Sentir dire “La Juve di Sarri può fare 4 gol e prenderne altrettanti” è quanto mai sbagliato e pericoloso. Lo stesso Martusciello ha riferito di un Sarri incazzatissimo per i gol subiti, molto più della soddisfazione per quelli segnati.
E’ errato il concetto per cui “Se la Juve gioca bene, segna e prende gol è la vera Juve di Sarri” e “Se gioca male gestisce ed è solida è ancora la Juve di Allegri”.

E’ l’equilibrio la chiave di volta, sia di Allegri che di Sarri. Espressioni di gioco diverse accomunate dalla ricerca di un equilibrio su cui poggiare la propria peculiare strategia di gioco alla ricerca della vittoria.
Teniamolo a mente e saremo molto più equilibrati anche nel commentare le prossime partite, senza dualismi e stereotipi inutili.

di Milena Trecarichi