La Juve, Kean, le donne e l’Italia che odia

di Sandro Scarpa |

Nel weekend senza la solita Juventus che domina e per metà Italia –solleticata da alcuni “giornalisti” e haters di professione- ruba, fa plusvalenze farlocche, approfitta di squadre che si scansano, si dopa e rende schiavi i media, le immagini più belle sono state:

– la giovane Italia con il gol all’esordio del predestinato Kean,

– il fantastico pubblico (Stadium esaurito) per il big match femminile, Juventus-Fiorentina.

A pochi anni da un Presidente FIGC che ironizzava sugli Optì Poba e le banane e sulle “lesbiche” che giocano a pallone, rivedere un giovane di colore far innamorare gli sportivi italiani e 40mila spettatori partecipare ad una festa del calcio femminile è un passo avanti di decenni in un sistema calcio arretrato.

Il punto è che siamo in un Paese per metà molto razzista, molto sessista, (molto anti-juventino), ma soprattutto con molti odiatori. Paese che esprime attraverso il calcio le qualità migliori: riconoscimento dei meriti, talento, bellezza, comunanza rispetto a tragedie (vedi Astori) e passione; ma che, sempre tramite il calcio, fa esplodere in modo violento o allusivo le sue peggiori qualità.

Cosa c’è di più bello di un gol all’esordio di un ragazzo che, suo malgrado, assurge ad eroe di una nuova Italia, calcistica e sociale? Cosa c’è di più bello di 40mila persone che tifano per atlete di un movimento che si è affrancato, faticosamente, da un ghetto amatoriale e marginalizzato? Nulla. Perfetto così.

Poi però arrivano gli haters, quelli per cui si dà risalto a Kean solo perché biancoNERO e non all’italianissimo (?) Barella e per i quali Juve-Fiore è una “farsa mediatica“, perché i biglietti erano gratis. E’ una scelta combattuta dare risalto o meno a tali bassezze, ma a volte è doveroso additare coloro che deturpano quotidianamente qualsiasi valore positivo.  Ecco un breve bestiario:

Per fomentare l’odio nei confronti del “diverso“, in un mondo razzista e sessista, basta definire “farsa” una giornata epocale per il calcio femminile e definire Kean “pompato” da media o altro. Non c’è differenza con l’allucinante cronista che definisce uno “schifo” un’assistente di linea donna in Eccellenza, ragazza che incarna il ruolo di un’altra categoria bersagliata e minacciata del sistema: gli arbitri.

A questo si aggiunge poi l’altro tratto tipico di metà Paese sempre più polarizzato: l’odio per chi ha successo, chi ha talento, spirito di sacrificio e competenza ed emerge, “vince”. L’odio che si manifesta con il continuo disconoscimento del “successo”: Kean pompato, le donne una “farsa”, la Juve vince e va avanti in UCL in modo marcio, costruisce (per prima) il suo Stadiumgrazie ad intrallazzi politici“, allestisce (per prima), l’Under 23 “grazie a norme federali compiacenti“. Il corto-circuito tra sessismo-razzismo e moralismo è evidente poi quando esplode la polemica per la Supercoppa con la Juve in Arabia, o per i cori razzisti a volte punibili, a volte “uno sfottò” (per lo stesso Kean in Bologna-Juventus)

E’ un discorso che vale per tutte le tifoserie (basti pensare ad alcune frange di tifosi Juve e al trattamento riservato a Balotelli o nel caso Ronaldo-Mayorga), ciò che impressiona è la carica di odio e denigrazione sistematica di alcuni giornalisti, che dovrebbe non solo informare, ma anche educare e, in un’epoca di crescenti valori negativi, perfino esaltare i valori positivi.

La conclusione è ovvia: marginalizzare gli “haters”, ridicolizzarli, ignorarli, non imitarli, essere soddisfatti dell’indignazione “senza colori” che i loro commenti provocano, essere contenti di quanti, Juventini e non, si esalteranno sempre di più per l’italiano Kean, per il calcio femminile e addirittura per la forza della Juventus in Europa.

Avanti così.

Gli “hater” non ti odiano, odiano sé stessi, perché sei un riflesso di ciò che vorrebbero essere, perché sono frustrati per non esserci riusciti, perché hanno paura di non riuscire ad essere ciò che tu sei”.