La Juve, il Lione e Guardiola, l’intreccio più folle dell’estate

di Juventibus |

La Juve avrebbe dovuto guadagnarsi Guardiola (o Zidane) facendo il suo dovere, sconfiggendo il sottovalutatissimo (a questo punto) Lione di Garcia, che invece, dopo aver resistito allo Stadium, è andato a Lisbona a imporre la sua legge, bissando, dopo 10 anni, la semifinale di Champions raggiunta al tempo con Lisandro Lopez e Michel Bastos sugli scudi.

Certo, questa non è la Champions più ordinaria della storia, anzi, gli stop dei campionati con settimane di differenza l’una dall’altra hanno rimescolato le carte e sconquassato equilibri che in tempi di normalità sarebbero stati la norma.

Ma parlare di Guardiola è doveroso; oggetto del desiderio bianconero (agnelliano) degli ultimi anni, guru e santone del calcio, giustamente annoverato tra i migliori tecnici del globo, prende quella che potrebbe rappresentare una sonora mazzata per la sua carriera.

Non tanto per il passato, che nessuno può cancellare (In Germania ancora beneficiano del suo passaggio in Bundes, e non è un caso se in questa Champions, nella top four ci siano 3 allenatori tedeschi), ma per il presente che lui stesso ha voluto mettere in discussione: “se non vinco questa Champions, avrò fallito”

Pep ha sentito il peso della sua fama, e adesso si accinge a giocare quella che, probabilmente, sarà la sua ultima Champions sulla panchina del Manchester City, per poi provare una nuova sfida (oramai difficilmente tinta di bianconero).

Per quanto riguarda la Juve, si oscilla tra il rimpianto per non aver potuto giocare con un City così poco convincente, e la consapevolezza che probabilmente, il solo Ronaldo non sarebbe bastato, come non è bastato contro il Lione, che forse non era proprio l’avversario comodo che era stato dipinto durante i mesi del lockdown, e anche prima.


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