La Juve e la questione diritti TV allo stato dell’arte

di Leonardo Dorini |

Mentre la Serie A prova a pianificare la sua ripartenza, si alza il livello dello scontro fra le TV e la Lega Calcio in relazione alla rata di 233 milioni dei diritti TV, previsto in pagamento il 1 maggio, che però non sono stati corrisposti: come riportato oggi dal Sole 24 Ore, la Lega sta preparando i ricorsi presso il Tribunale per l’ottenimento di decreti ingiuntivi verso Sky, Dazn e IMG.

Fin dalle prime avvisaglie di quello che si sarebbe rivelato un terremoto per la Serie A e per le altre leghe europee, il dossier dei rapporti fra i broadcasters e i Club è subito parso come uno dei fronti più delicati e “caldi”: le TV si sono obiettivamente trovate senza il loro prodotto da vendere, le partite, con riflessi evidenti sulla loro raccolta pubblicitaria e sulla sostenibilità del loro business; per contro, i Club si sono subito dichiarati forti di un contratto “blindato”, che non ammetteva eccezioni al pagamento di quanto pattuito.

La questione è effettivamente piuttosto intricata, ed entrambi i contraenti potrebbero legittimamente appellarsi ad articoli del codice civile (il 1467, il 1218 ed il 1256) che disciplinano prestazioni “divenute impossibili” e di contratti il cui adempimento è divenuto “troppo oneroso” per una delle parti; certamente la negoziazione in buona fede fra le parti sarebbe la strada migliore da percorrere, essendo tra l’altro l’emergenza Covid19 un caso del tutto peculiare che sta trovando in vari ambiti discipline particolari.

Sicuramente, dal lato dei Club, l’assenza di quello che per molti di essi è l’introito più importante può metterne in forte crisi la gestione finanziaria: più alta è la quota di ricavi concentrati su questo flusso di introiti, maggiori saranno i rischi per il singolo Club, tanto più se questo ha anticipato i proventi futuri presso istituti bancari.

Cosa possiamo dire in merito riguardo alla Juventus? Da un punto di vista generale, il rafforzamento patrimoniale avvenuto con l’aumento di capitale dell’inverno scorso, mette il Club bianconero in una situazione di maggior sicurezza e solidità. E’ anche utile tornare a ricordare uno dei punti di forza della gestione recente dei bianconeri: l’aver saputo diversificare le proprie fonti di ricavi, riducendo progressivamente il valore e l’incidenza dei “diritti domestici” (passati da 116 milioni del 2105/16 a 100 milioni nell’ultimo bilancio approvato), potrà consentire di reggere meglio l’eventuale braccio di ferro fra Lega e società televisive.

Certo, ogni fonte di ricavo potrà essere messa a dura prova da questa pandemia, ma almeno la Juve ha saputo evitare di mettere “tutte le uova nello stesso cestino”: la prospettiva sui diritti UEFA è già divera a (con la ripresa del torneo pianificata in agosto), così come la presenza di contratti pluriennali di sponsorizzazione fornisce un orizzonte temporale che dà maggiore tranquillità di assorbire eventuali scosse; da verificare l’impatto sul merchandising, soprattutto in relazione alla ripartizione geografica di tali ricavi.


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