La Juve e il “Fuoco Amico”

di Willy Signori |

È inutile girarci intorno: quella che stiamo vivendo è una stagione particolare e dolorosa: rischia seriamente di mettere fine ad un ciclo storico, bellissimo e irripetibile durato quasi un decennio.
Inevitabile è che le critiche si sprechino, anche aspre. Non c’è da sorprendersi, è nell’ordine naturale delle cose, succedeva anche negli anni passati in cui le accuse piovevano addosso come grandine gigante su versioni di Juventus FC molto più stabili di quella buggata che vediamo oggi.
Non è certo prerogativa del tifo bianconero, pochi mesi fa un noto gruppo utlrà interisti ha accusato Bergomi (uno che in diretta tv si tocca i gemelli di famiglia per scaramanzia quando gli dicono che l’Inter vincerà lo scudetto) di non essere un vero tifoso nerazzurro… È il tifo, che non a caso è pure il nome di una malattia infettiva.

Ultimamente però nel meraviglioso eterogeneo e frastagliato mondo del tifo bianconero si sta facendo largo una corrente di pensiero che individua nei tifosi Juventini stessi il peggior nemico della società piemontese. Avete sentito parlare di fuoco amico? Quella roba là.

Basta fare una critica netta alla società o a quello che si vede sul campo per essere additati come portatori malati di fuoco amico, del cacciatore che spara al collega convinto di aver puntato la preda pensando fosse un cinghiale e invece era un calesse. Non importa se la critica mossa sia ragionata, supportata da prove, analisi, numeri, considerazioni personali pacate, modi differenti di vedere e intendere il calcio: finisce tutto nel calderone del fuoco amico, dello juventino che spara alla Juve. Una patologia autoimmune del sistema immunitario bianconero.

Sono in molti a vederla così, anche autorevoli ed esperti giornalisti che addirittura indicano in questo modo di fare dei tifosi una minaccia per il valore stesso del brand Juventus Football Club.
Lasciando fuori da questo discorso gli scalmanati da social, quelli che vorrebbero cambiare un allenatore al mese, quelli del #RonaldoOUT #AgnelliOUT #ParaticiOUT ecc, quelli che qualsiasi cosa faccia la Juve è sbagliato per principio, teniamo gli altri e chiediamoci se è realmente così. È il tifo bianconero un collo di bottiglia per il marchio Juventus?
Provo a rifletterci ponendo alcune domande a cui ognuno può dare la sua risposta:

C’è un utente YouTube che si filma mentre guarda le partite della Juve e reagisce in maniera colorita; tempo fa ha trapanato una bambolina bionda chiamandola “Nedved”
Cosa comporta maggiormente un danno alla Juventus Football Club, lui o il Nedved vero in carne e ossa che scalcia il cartellone a bordo campo in mondo visione dopo l’eliminazione col Porto?

Nel primo quinquennio della sua presidenza Agnelli ha lavorato duro per portare la Juventus tra le prime in Europa. Ci è riuscito arrivando per 2 volte ad un passo dall’impresa. Poi ha acquistato Ronaldo e da allora i risultati continentali sono stati scadenti con 2 eliminazioni agli ottavi e una ai quarti, sempre per mano di squadre più povere e più deboli.
Nel 2018 i bianconeri sono stati sbattuti fuori dall’Ajax, uscendo dal campo al fischio finale CR7 fa un gesto inequivocabile a indicare che i suoi compagni non hanno avuto gli attributi per giocasi una partita del genere. Cosa reca più danno all’immagine mondiale della Juve, questa scena o mille/diecimila utenti che sui social chiedono il licenziamento dell’allenatore?

Sempre restando su Ronaldo: da 2 giorni Zidane parla di un eventuale ritorno del portoghese a Madrid e oggi, 15 marzo 2021, si è dichiarato possibilista. Immaginando cosa potrebbe significare a livello di immagine mondiale un ritorno a casa del numero 7, la Juve resta in totale silenzio. Cosa danneggia di più il marchio Juve, questo mutismo della società o mille #RonaldoOUT su Twitter? Qualche ragionata riflessione sull’opportunità che hanno ancora CR7 e la Juve di restare insieme anche l’anno prossimo, o la scena muta post eliminazione?

Torniamo a parlare di CL: martedì scorso 9 marzo si consuma una delle più dolorose ed umilianti eliminazioni della storia recente. A fine partita non si presenta nessuno tra presidente, dirigenti e senatori ai microfoni ma vengono mandati avanti de Ligt, Chiesa e Cuadrado con quest’ultimo che rilascia dichiarazioni opinabili. Chi vi scrive lo ha fatto notare su Twitter e puntualmente è stato accusato di sparare all’amico. Non è un problema per carità, non sono un tipo permaloso di natura, ancora meno sui social ma quanto può incidere un mio tweet o cento, o cento pezzi come questo che state leggendo rispetto al silenzio inspiegabile di martedì sera?

L’estate scorsa il 31 luglio viene presentato il nuovo allenatore dell’under23: Andrea Pirlo. Otto giorni dopo viene annunciato il suo incarico ad allenatore della prima squadra. Cosa rende più il senso di mancata programmazione, questa mossa in sè o le critiche rivolte alla società da più di qualcuno sui social, volte a far notare l’assoluta mancanza di esperienza (e patentino, allora) mentre i giornali disegnavano già la carriera del predestinato neo allenatore?

Veniamo ad un episodio recente: il nuovo capo dell’associazione italiana arbitri, Alfredo Trentalange inaugura un nuovo corso di rapporti tra arbitri e media mandando a 90° minuto, storica trasmissione RAI, il miglior arbitro italiano, Daniele Orsato, designato dall’UEFA per dirigere l’ultima finale di CL. L’intervista si rivela un’imboscata in cui il punto clou è la crocifissione in sala mensa del malcapitato per il mancato giallo a Pjanic nell’incontro Inter-Juve di 1037 (milletrentasette) giorni prima! La cosa è così sfacciata che pure l’Equipe, citando l’episodio, denota la faziosità del conduttore. Il conduttore di cui sopra mastica talmente poco il francese che rilancia la notizia come se fosse un vanto, ma questo è un altro discorso.
Ovviamente cosa fa l’Head of Communication di Juventus FC? Nulla!
Domanda: cosa macchia di più l’immagine della Juve agli occhi degli appassionati di calcio, questo atteggiamento o i tifosi sopra le righe in mezzo ad altri che più serenamente si fanno qualche legittima domanda?

E potremmo andare avanti, passando ad esempio per la gestione del caso Suarez, un episodio che molto probabilmente porterà ad un nulla di fatto perchè non risulta ad oggi alcun atto riconducibile ad un reato di corruzione ma che denota la leggerezza con cui siano state gestite certe trattative e che hanno portato molte testate nostrane a costruirci un romanzo simil-criminale a colpi di titoli fuorvianti ma che comunque hanno fatto fare alla notizia il giro d’Europa ed hanno recato un danno di immagine notevole.

Chi sta sparando davvero sulla Juventus? Sono veramente i tifosi sui social? Possono mille tweet al giorno dell’autore di questo breve pezzo indirizzare anche minimamente l’opinione di milioni di tifosi o addirittura altri appassionati di calcio internazionale che vivono all’estero? Può un sito come Juventibus, che ospita autori con opinioni diametralmente opposte, o altri siti analoghi che pubblicano spesso analisi accurate e pertinenti o articoli che trasudano amore per la squadra o persino critiche a quell’allenatore o al suo successore, fare il male della Juve? Possono intaccare davvero il vero valore del brand nel mondo?

Oppure è la Juve che si sta sparando da sola con una serie di scelte poco felici?
Allora sì che sarebbe davvero Fuoco Amico.