La Juve e il contropiede: come sarà senza Morata e Cuadrado?

di Jacopo Azzolini |

Una lacuna della Juventus di Conte – lacuna più strutturale che non ideologica – era sicuramente una certa inefficacia nella ripartenze. Una volta riottenuto il controllo del pallone, mancavano giocatori scattanti in grado di colpire l’avversario con rapidi ribaltamenti di fronte e di approfittare dei momentanei buchi che si venivano a creare. Alla fine, l’altra squadra si riorganizzava e i bianconeri non riuscivano ad arrivare in poco tempo nei pressi della porta rivale. Proprio Conte, dopo una Roma-Juventus di Coppa Italia, rispose una domanda di Di Livio dicendo che la (sua) Juventus non poteva aspettare e ripartire in quanto le mancavano uomini adatti per situazioni di quel tipo.

In generale, oltre  alla non presenza di calciatori funzionali, va detto che lo stile di gioco del tecnico salentino poco si sposa alla ripartenza veloce: dopo Italia-Finlandia, ai microfoni Rai ancora Conte disse a chiare lettere che le sue squadre non giocano in contropiede. Le formazioni dell’ex Juve hanno un atteggiamento piuttosto dogmatico e tendente a meccanismi precostituiti: il possesso palla basso è prolungato e serve a schierare nel modo migliore l’intera squadra, dando ordine tra i reparti. Un calcio molto ragionato (secondo alcuni critici anche troppo ripetitivo), che lascia poco spazio alla singola inventiva fuori dall’ordine costituito e con l’idea che casualità e improvvisazione quasi non esistano.

Se in Italia la Juventus riusciva comunque a prevalere sull’avversario grazie al proprio possesso, in Europa forse si avvertiva maggiormente l’assenza di uomini con caratteristiche più da contropiede. Negli ultimi due anni, però, la Juventus è cresciuta sotto tutti i punti di vista. Come hanno confermato risultati e prestazioni, gli arrivi di Morata e Cuadrado hanno rappresentato un sensibile upgrade in campo internazionale: non solo per le qualità assolute dei due giocatori (ovviamente alte), ma soprattutto per le loro capacità principali che ben si sposano con le partite di Champions League. Inoltre, rispetto al suo predecessore, Allegri preferisce basare le sue squadre sulla coesione del materiale a disposizione piuttosto che impostare il proprio calcio su un già citato ordine costituito e su meccanismi di gioco predefiniti, senza dimenticare la profonda flessibilità che consente alla sua Juventus di giocare quasi più gare all’interno dello stesso match.

L’aggressione della profondità, l’esaltarsi con gli spazi lunghi e i movimenti volti ad allungare i rivali compiuti da Morata sono stati un toccasana per il rendimento europeo della Juventus: non a caso, pur con la parentesi negativa della trasferta di Siviglia, l’attaccante spagnolo è stato forse lo juventino più decisivo in Champions. Oltre ai non certo secondari  gol nelle partite decisive, tutti noi abbiamo ancora in mente la trasferta di Monaco, quando le transizioni di Morata  seminarono a più riprese il panico tra le fila dei bavaresi e consentirono a una Juventus menomata dagli infortuni di sfiorare l’impresa, adottando un piano di gioco che solo due anni prima sarebbe stato irrealizzabile.

Oltre a queste sue skills da “contropiedista”, Morata ha pure realizzato diversi (importantissimi) gol di rapina, da finalizzatore puro: l’esempio più calzante è forse la rete dello Juventus Stadium contro il suo Real Madrid, al termine di un possesso palla che definire prolungato è un eufemismo (ben 27 passaggi prima della segnatura). Se in Europa Morata ha fatto sfracelli, in Seria A ha dimostrato ancora una certa discontinuità, elementi che dimostrano come il talento spagnolo si esalti in campo aperto ma abbia ancora difficoltà a essere incisivo quando le difese sono basse.

Pure Juan Cuadrado è stato un inserimento importante: il colombiano ha contribuito a portare molta più qualità sulle corsie esterne, che prima erano forse un po’ prive di estro. L’ex Fiorentina è in grado di giocare ad alti livelli in qualsiasi contesto di partita. Ha infatti un cambio di posso notevole, oltre che un dribbling da fermo che gli consente di saltare l’avversario anche in un fazzoletto, giocate che tra l’altro gli vengono con una naturalezza notevole. Quando invece c’è da difendersi e stringere i denti, Cuadrado sa rendersi devastante con coast to coast che attraversano il campo in un battibaleno, risorsa che si rivela preziosa nei momenti di maggior passività visto che è in grado di trasformare l’azione da difensiva ad offensiva. Quindi, non si sta parlando di un semplice “specialista”, bensì di un’ala in grado di esaltarsi sia in spazi brevi che in spazi lunghi.

Questi due giocatori hanno dato all’allenatore la possibilità di poter impostare partite – o anche solo singoli momenti di un match – di attesa, con la consapevolezza di possedere uomini in grado di mettere in difficoltà l’avversario con veloci ripartenze. Quindi, si è disposto di soluzioni in più, di più scelta quando occorreva decidere la strategia più efficace da adottare in una gara.

Se in Italia la Juventus ha ormai un gap piuttosto evidente nei confronti della concorrenza, in Europa il discorso cambia. Ci si trova davanti a corazzate con percentuali di possesso palla e supremazia territoriale gigantesche, in cui è necessario sapere anche aspettare l’avversario ed essere in grado di colpirlo con rapide transizioni. A meno di strabilianti novità, la Juventus 2016-2017 non avrà a disposizione né Morata né Cuadrado, giocatori che in Europa hanno portato a cambiamenti significativi nel modo di impostare la gara. La dirigenza dovrà quindi lavorare nel migliori dei modi per trovare profili con caratteristiche simili, perché sono anche calciatori di questo tipo che ti consentono di giocartela al meglio coi primissimi top club del mondo.