La Juve dei fantasmi

di Valeria Arena |

Quanto è shakespeariana questa nuova Juve. Fantasmi, fantasmi ovunque. E giochi di potere.

Fantasmi di allenatori passati che, anche senza permesso, stanno lì a crogiolarsi nell’effetto nostalgia perché questo è il loro ruolo, quello che devono fare, almeno fino alla fine del campionato. Fantasmi di allenatori attuali che, pure se hanno il permesso di tappezzare la panchina come meglio credono, sono costretti a stare altrove e a levigare la loro assenza solo con i risultati.

Fantasmi di giocatori presenti in carne e ossa che, in attesa che il calciomercato faccia nuovamente il suo corso, non conoscono ancora quale spazio occuperanno all’interno di questa nuova squadra.

Un quadro a dir poco orrorifico arricchito da ulteriori spettri e ombre dalla forma di faticosi record da portare avanti, di ex passati al lato oscuro e di coppe europee mai dimenticate, a cui non possiamo scordare di aggiungere lo spettro più grande e ingombrante di tutti, quello della vittoria.

L’assenza fisica di Sarri dalla panchina, prosecuzione perfetta del noir estivo sul futuro post-Allegri, a dimostrazione del fatto che la vita sa essere davvero infame, ha reso il battesimo di questa nuova squadra ancor più misterioso e difficilmente decifrabile.

Un mostro a tre teste, un po’ Sarri, un po’ Allegri –che c’entra pure quando non c’entra- e un po’ Martusciello che, come ogni agosto/settembre che si rispetti, inquieta più noi che gli avversari e rende il campionato, giustamente, ancora un grande punto interrogativo. E siccome, come già ribadito, la vita spesso sa essere meravigliosamente spietata, pure questo nuovo Juve-Napoli alle porte, il primo vero scontro tra ex di Sarri, sarà pieno di fantasmi e di Lazzari (non il calciatore, ma quello della Bibbia) resuscitati dopo un anno di purgatorio, vedi Gonzalo Higuain. Per guardare in faccia la realtà, quindi, dovremmo aspettare l’inizio del nuovo anno, che nel calcio sembrerà quasi un secolo.

Andrebbe tutto bene se non fosse che ora i mostri sono anche altrove e si chiamano tutti Antonio Conte. È bastata una sola giornata di campionato per farci capire che cinque scudetti vinti con un altro non sono riusciti a lavare l’onta di un allenatore che ci molla in pieno ritiro senza motivazioni plausibili, o meglio accettabili, e che il tempo non ci ha reso più forti di una banale scenata di gelosia davanti alla prima esultanza da allenatore della squadra avversaria.

Neanche la coscienza di esserci liberati di un fidanzato psicopatico, ammollato a un’altra, ha addolcito la pillola. Perché sì, Antonio è il più bravo, il più passionale, il più empatico e spettacolare di tutti -e sono cose che fanno ancora una certa presa- ma l’assenza di Sarri ha reso la sua presenza ancora più ingombrante.

Fantasmi e mostri, quindi. La nuova Juve inizia un nuovo corso che non è certamente più difficile dei precedenti, checché ne dicano tutti, ma ha sicuramente più zavorre da sopportare e ombre tra cui dimenarsi. Non che non siamo abituati alle difficoltà, per carità,ma il lascito di Allegri ha dato il via a uno scontro tra panchine come non se ne vedevano da un po’.

Battaglie personali da vincere con l’ausilio degli altri e quasi mi spiace che Shakespeare sia già bello che morto, perché con tutti questi troni, eredi, fantasmi e personalità degne di una seduta psicanalitica, avrebbe potuto realizzato l’ennesimo dramma sul potere, che andrà in scena ogni maledetta domenica.