La Juve degli Avengers

di Riceviamo e Pubblichiamo |

avengers iron man

La quarta Coppa Italia, il quarto double in 4 anni.

Una finale che lasciava qualche timore a noi juventini, in questo pazzo pazzo finale di stagione fra scudetti persi e ritrovati, sconfitte cocenti, vittorie all’ultimo minuto, patemi, angosce e grandi esultanze.

Una squadra che sembra un Avenger: le prende, soffre, si piega, viene ferita, soccombe, cade da una montagna e si scrafazza al suolo….e poi, attiva una delle sue “gemme dell’infinito” scatena i suoi super poteri e vince.

A Roma la Juve è partita lemme lemme; una buona circolazione di palla, schemi ordinati, molto lenti; non si capiva se eravamo proprio lenti noi o se era il campo pesante…o entrambe le cose; Khedira fa un tiretto che neanche nei pulcini, Dybala prova una mezza rovesciata che se riesce Oddio!, ma è andata in fallo laterale.

Il Milan punge, arriva al tiro un paio di volte, ma preferisce attendere nella sua metà campo.

Benatia allo scadere del primo tempo fa una cazzata delle sue: inizia il mantra del “giallo che manca” e della “partita falsata”; ma dura poco (forse esiste ancora una sottile differenza tra milanisti e interisti, Gattuso docet).

La Juve come Bruce Banner entra in campo e si trasforma in Hulka: spacca la camicia, diventa verde e inizia a menare le mani; l’altro giorno ho chiesto a mio figlio, professore in supereroi: “Senti, ma Hulk quanta forza ha?” e lui, preciso come al solito: “Beh, praticamente infinita”.

Ecco, questa è la sensazione della finale Tim Cup del 2017-18: una squadra che può avere una forza enorme, i cui talenti possono imprimere un ritmo ed una pressione incredibili, inanellare 4 o 5 corner consecutivi, creare occasioni da gol a ripetizione in pochi minuti, segnare con chiunque, indurre i difensori all’errore, i portieri alle papere.

Un forza praticamente infinita, che spesso rimane riposta da qualche parte e non si sa quando viene fuori; una Juve Avenger, anche se non ci sarebbe nulla da vendicare, se non forse attendere un’altra finale, in una città europea, un giorno, per scatenare Hulka, se possibile.

 

di Leonardo Dorini