La Juve in Australia II: Football is not soccer

di Juventibus |

L’Australia è, sembra ombra di dubbio, un Paese che sportivamente parlando vede nel football lo sport più amato e praticato. C’è però un grosso fraintendimento: come anche negli States, qui il football è “altro” rispetto al calcio, per il quale si parla comunemente di soccer. Il football australiano, comunemente denominato footy, è uno sport del tutto particolare che sostanzialmente è praticato solo a queste latitudini: un mix apparentemente caotico tra calcio e rugby, giocato con un pallone ovale e non con una, ma con tre porte sui due lati del campo, di cui la centrale rappresenta il bersaglio più importante. Uno sport appassionante, molto dinamico, a tratti violento, in cui non c’è spazio per atleti in forte sovrappeso come nel football americano, praticato invece da atleti con corpi perfetti, scultorei.

Il football australiano è talmente importante da ricevere le maggiori attenzioni da parte dell’opinione pubblica e, nel momento in cui scrivo, va in onda il big match Hawtorn vs Sydney Swans a cui assiste dagli spalti un più che sorridente Malcolm Turnbull, il primo ministro appena rieletto.

Dove si inserisce, il calcio, in questo contesto? Il soccer, a differenza di quanto accade in europa, non è né il primo, né il secondo, e neppure il terzo tra gli sport più amati dal pubblico: in una recente indagine il calcio figura addirittura al settimo posto nella classifica degli sport più seguiti in TV, superato addirittura dalle corse di cavalli –che qui sono un evento di grande portata, specie per l’annuale Melbourne Cup, e assolutamente…folkloristico, in cui le donne sfoggiano completi in stile Queen Elizabeth- e dalle Supercar

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Figura 1. Telespettatori di eventi sportivi (milioni di)

La ricerca mostra tuttavia un dato interessante: i telespettatori, per quanto concerne il calcio, sono per più di due terzi concentrati sui grandi eventi sportivi internazionali come i mondiali, mentre sono poco attratti da un campionato povero di talento e di basso livello agonistico come la A-league. Nel 2015, al contrario, un’ulteriore indagine di mercato ha mostrato come i telespettatori della A-league abbiano superato quelli della Premier League, assestandosi a 2.1 milioni, segnando una crescita del 50% rispetto al 2011.

Sembrerebbe esserci quindi spazio per un ulteriore sviluppo del mercato calcistico australiano, e la Football Federation of Australia (FFA) ha recentemente annunciato di avere come obiettivo quello di portare il calcio a primo sport nazionale entro 20 anni, con 15 milioni di fan su 30 milioni di abitanti auspicabili per il 2035.

Il piano programmatico della FFA prevede una serie di incentivi e di investimenti nelle scuole e nei settori giovanili, tale da supportare la crescente popolarità del calcio: si calcola infatti che quest’ultimo, a livello nazionale, possa valere fino ad $ 1 billion, 1 miliardo di dollari australiani. Il potenziale per investire, quindi, non manca per un settore in crescita e che può attrarre capitali in un Paese non certo in crisi, con una disoccupazione al 5.8% e forti relazioni internazionali coi Paesi asiatici, in particolar modo la Cina.

Non deve quindi sorprendere come la federazione australiana abbia investito per portare a Melbourne alcuni tra i top team europei: l’obiettivo resta ambizioso e forti investimenti possono essere ripagati con un’ulteriore crescita in popolarità per il calcio.

Guardando l’evento e questo mercato dal punto di vista della Juventus, cosa può essere preso in considerazione? Come detto, parliamo di circa 4 milioni di telespettatori e 15 milioni di supporters auspicati per il 2035, un pesce decisamente piccolo se paragonato ad un mercato immenso come quello asiatico.

Bisogna inoltre considerare un ulteriore limite, indotto semplicemente dalla geografia del pianeta: con una differenza di fuso orario oscillante tra le +8 e +10 ore, gli eventi calcistici europei vanno qui in onda ad orari improbabili. Nell’inverno europeo, infatti, un match delle 3pm italiane verrebbe trasmesso alle 1am locali, mentre le 8.45 pm sarebbero le 6.45 am della domenica mattina o peggio ancora del lunedì: in un Paese che vede un grosso flusso di denaro, pari a circa 19 miliardi di dollari, confluire nelle scommesse sportive e nel gioco d’azzardo, l’orario diventa purtroppo fondamentale.

Più che sul singolo telespettatore, quindi, si può ritenere che i club europei puntino ad entrare in un mercato che, seppur piccolo, offre spazio per nuove sponsorship e relazioni commerciali: aiutare il piccolo mercato locale a crescere per avere in cambio partner con fondi a disposizione interessati al calcio in quanto fenomeno chiaramente in espansione in Australia.

Per far questo occorre, tuttavia, non solo promuovere lo sviluppo di nuove strutture e centri di formazione, come fatto nella MLS americana, ma trasmettere ai giovani la passione e la cultura calcistica. Un conto è, infatti, conoscere le regole del gioco, altro discorso invece è saper insegnare il calcio e trasmetterne la mentalità. Training, conditioning e coaching sono gli elementi fondamentali per lo sviluppo di una cultura sportiva estranea a questo Paese. In questo contesto, compito della Juventus e di queste amichevoli è quello di generare interesse e curiosità che facciano da trampolino di lancio per il movimento locale in modo da avere, in cambio, nuove entrate da sponsor e partner commerciali.

Un giorno, magari non molto lontano, anche il calcio australiano potrà magari avere la sua generazione d’oro come nel basket, che ha recentemente sfornato talenti da top 5 pick nel NBA draft del calibro di Ben Simmons e Dante Exum. Il giovane Melbournian che assiste oggi al friendly match tra Melbourne Victory e i nostri bianconeri potrebbe un giorno indossare un’altra maglia bianconera, non quella dei locali Collingwood Magpies del football australiano, ma quella a noi più familiare della Vecchia Signora torinese.

di Andrea Merenda

Magic Luke