La gente vuole il gol (io tu e le rose, io tu e il bel gioco)

di Willy Signori |

L’incrocio di scontri diretti nell’ultimo turno tra 4 delle 5 capoliste solitarie di questo strano campionato che ha faticato a trovare il padrone (e ancora chissà) ha lasciato davanti agli occhi 2 partite (Juve-Inter e Fiorentina Napoli) molto differenti tra loro, per intensità, risultato, andamento del match, spettacolarità, numero di occasioni da gol, incertezza.
Da spettatore non c’è dubbio che è stata molto più piacevole e avvincente quella del Franchi.

Nel numero di mercoledì della Gazzetta Arrigo Sacchi (uno che di bel gioco se ne intende) decanta la bellezza del lunedì fiorentino contro la noia domenicale torinese, e in una certa misura si può concordare, almeno fino alla derapata finale in cui afferma che il bel gioco aiuterebbe a sconfiggere la violenza e a questo punto, aggiungo io, pure il problema del buco nell’ozono…

La questione però è: cos’è il bel gioco?
È qualcosa di definibile? è qualcosa di univoco?
Ma soprattutto: chi stabilisce quando il gioco diventa bello?
Da cosa dipende?

Queste domande ci aiutano a stabilire 2 criteri:

Cos’è il bel gioco:
L’Arrigo definisce il calcio di Fiorentina e Napoli totale, le due squadre “non sono disposte a lasciare il comando del gioco all’avversario”, e ha ragione.
Per alcuni il bel gioco è fatto da passaggi palla a terra rapidi, evitare i lanci lunghi, entrare in porta col pallone, creare quante più possibili palle gol.
Posso essere d’accordo, è una via per arrivare al successo, ma la fase offensiva non può essere la sola da prendere in considerazione.
Una difesa, per esempio, che anestetizza alla perfezione gli attacchi degli avversari è bel gioco o solo difensivismo?
Attenzione, io non amo il calcio difesa e contropiede, la tattica ostruzionistica ad oltranza, il “primo non prenderle” come unica filosofia di gioco: una delle partite che ho odiato di più è stata Olanda Italia, semifinale di Euro 2000, con tutte le attenuanti (in casa dei padroni, designati per la vittoria finale, sotto di un uomo) ma non si può vedere una squadra puntare solo allo 0-0.
Ma se il calcio è fatto di due fasi, attacco e difesa, l’una vale quanto l’altra per il raggiungimento dell’obbiettivo finale: la vittoria.
“Vincere” la partita a volte è un termine bandito manco fosse una bestemmia, in realtà andrebbe ricordato che “vincere” è lo scopo finale del giuoco del calcio e una delle ipocrisie più grandi di cui si riempiono la bocca molti tifosi e soloni assortiti è “mai schiavi del risultato”.
È un’ipocrisia perché quando i risultati non arrivano i non schiavi di cui sopra diventano delle iene e vogliono vedere i risultati, subito.
Per questo, pur essendo un amante del gioco propositivo che non specula sulle pecche della squadra opponente, pur divertendomi di più a vedere la prima Juve di Conte rispetto a certe partite di quella attuale mi chiedo: se per vincere la guerra devi combattere 2 battaglie, e cioè non prendere gol e segnarne più degli altri, chi lo stabilisce che l’attacco è rock e la difesa è lenta?
Perché un reparto offensivo che funziona è bello da vedere mentre la fase difensiva risulta noiosa come una batteria stile libero di 10mila metri in vasca lunga?
Il risultato finale di Fiorentina-Napoli è segnato da due gol frutto di evidenti errori difensivi (quello di Alonso è un obbrobrio da terza categoria…)
Domanda: può essere definito bel gioco quello?
La difesa del Napoli che si dimentica di marcare Alonso più altri 2 saltatori viola è “bel gioco”?

Chiariamo: io mi sono divertito moltissimo a guardare una partita avvincente come quella di lunedì, che non ha avuto mai un padrone in cui entrambe le squadre hanno accettato di giocare a viso aperto, a darsele e farsele dare fino al novantesimo senza accontentarsi del pareggio (fattore fondamentale quest’ultimo perché una partita risulti viva e aperta dall’inizio alla fine).
A parte i 2 gol arrivati nei primi 10 minuti, il risultato è stato in bilico fino al 93esimo, con l’occasione di Insigne che coglie di sorpresa la difesa viola (che non era arroccata dietro a difendere l’1-1) e poteva dare la vittoria al Napoli in extremis.
Ma già prima di quell’azione potevamo contare almeno altre 3 palle gol nitide per squadra, tra pali e traverse (2 per la Viola) e miracoli del portiere (2 di Tartarusanu).
Credo che si possa ben dire che sia stata una delle partite più belle del campionato, una rarità per il tipo di gioco che siamo abituati a vedere in Italia.

Quindi è solo questo il criterio per stabilire se una squadra gioca bene?
il numero di “occasioni da gol” che produce?
“la gente vuole solo il gol” cantava Elio più di 20 anni fa, e aveva ragione, ma si riferiva alla nazionale spesso seguita anche da chi mastica poco di calcio.
E allora, per caso, non è che pensare solo al gol, solo alla fase offensiva come metro per misurare il bel gioco sia un esercizio più semplice, più veloce, più alla portata di tutti (anche sedicenti giornalisti…) ma non necessariamente affidabile e completo?

Gli avversari:
Si dimentica troppo spesso che una partita di calcio si gioca in 2:
quando una squadra ha tante occasioni dall’altra parte ce n’è una che glie le concede.
Qua non stiamo a fare filosofia, non ci si deve interrogare sul suono che fa una singola mano quando si applaude, il calcio è materia semplice e complicarla spesso è un vezzo da snob:
Se affronti una squadra molto chiusa, anche più debole, sarà difficile o quasi impossibile avere praterie e spazi per imbastire la manovra.
Se l’avversario ti aspetta con 10 uomini dietro alla linea della palla i capovolgimenti di fronte saranno frequenti come gli interventi sensati durante una puntata della DS o tikitaka… ci siamo capiti.
Per tornare a Fiorentina Napoli, l’azione di contropiede finale che si conclude col tiro di Insigne parato sarebbe stata impossibile se la Fiorentina si fosse chiusa dietro aspettando il triplice fischio, badando esclusivamente a tenere il pari;
Non è una nota di merito o demerito, è una constatazione.

La prestazione di una squadra è naturalmente influenzata dalla disposizione e dall’atteggiamento dell’avversario.
Facciamo un esempio pratico:
Le 2 squadre che giocano il calcio più organizzato in italia (Sacchi lo definisce “internazionale”) e che lunedì sera hanno dato vita a un match emozionante, quando hanno affrontato la Juventus, che è una delle squadre che difende meglio come collettivo in Europa, hanno fatto un solo tiro in porta a testa (la Fiorentina su rigore, il Napoli con Insigne dalla linea di fondo)

Domanda: quanto può essere definito “bello” un gioco che produce, contro avversari di livello, un solo tiro in porta in 90 minuti?
Fate voi…

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E quando si parla di “calcio totale di stampo internazionale” si compie lo stesso errore che si fece con la prima Roma di Garcia 3 anni fa (quella de “L’Europa siamo noi”) grande in patria si, ma che poi si dimenticò di considerare gli avversari e facendo una partita spavalda in casa contro il Bayern di Guardiola (toh…) raccolse una delle più grandi umiliazioni di sempre.
E sempre quando si parla di “calcio totale di stampo internazionale” ci si dimentica che appena 4 giorni prima le 2 squadre in questione venivano eliminate ai sedicesimi (SEDICESIMI) di Europa League.
Non dico che il risultato debba essere tutto… ma non lo si può nemmeno ridurre a dettaglio di poco conto.

Stesso discorso vale per la recente Juventus Bayern: la squadra di Allegri riesce a combinare poco per un’ora perché i tedeschi gli nascondo il pallone, poi non gli riesce più il giochetto perché la Juve cambia atteggiamento e prova a prendere in mano la situazione.

Perciò in conclusione, il concetto di bel gioco passa da due fattori:

1) il tenere in considerazione il valore e l’atteggiamento dell’avversario e cercare la chiave giusta per vincere le partite, anche in modi diversi, se serve.
Se due squadre scendono in campo col desiderio di creare quante più occasioni gol possibile (vedi Fiorentina Napoli), facilmente la partita risulterà aperta, emozionante, divertente. E se le 2 formazioni si equivalgono come valori tecnici, sarà probabile che la sfida sia in bilico fino al 90esimo e oltre.
Ma spesso, almeno in Italia, molte squadre giocano col principale e spesso unico obbiettivo di limitare i danni, e allora il quadro tattico, la strategia, il piano di gioco cambia necessariamente.
Lagnarsi come faceva Zeman che le squadre non ti lasciano giocare serve a poco ed è puerile:
gli allenatori bravi provano e trovano le soluzioni per superare gli ostacoli.

2) entrare nell’ottica che il “bel gioco” non si pratica solo dalla metacampo in su;
Il bel gioco è anche una difesa che si muove insieme, che è schierata alla perfezione e non lascia spazi all’attacco avversario, un anticipo come quello di Bonucci su Higuain, una diagonale, un qualsiasi movimento di nostro signore Andrea Barzagli.
Certo, ciò richiederebbe una comprensione del giuoco del calcio appena sufficiente, ma questo non sembra essere un requisito per entrare nelle redazioni sportive e lo sanno tutti che alla fine, come cantava Elio, “la gente vuole solo il gol”.