La follia per sconfiggere il Bayer Leverkusen

di Simone Navarra |

Il Bayer Leverkusen è arrivato a Torino.
In perfetto orario, si potrebbe aggiungere facendo riferimento a quel po’ di teutonico che c’è ancora in quella squadra che da anni risulta una compagine multicolore e arcobaleno di nazionalità. La Juventus, le parole che si leggono sui media, sono un po’ alla partita di sabato e molto a quella con l’Inter del figliol scappato Antonio Conte. Trovare la concentrazione giusta, le parole adatte, sarà la magia di questa mezza settimana, che non è ancora autunno e non è più estate. Almanacchi ed esperti indicano che nel Bayer, la squadra della aspirina per dirla alla Bruno Pizzul, giocano e gigioneggiano un paio di buoni di pedalatori, di quelli che te li ritrovi contro in nazionale e ti chiedi da dove sono usciti. Per questo il mister Sarri, sempre più saggio e lungimirante, dice che è una partita difficilissima e un avversario da prendere con le molle. Anche se poi aggiunge che la Champions è un torneo da vivere con gioia e con il sorriso sulle labbra. Lui ha vinto l’Europa League meno di tre mesi fa e ha saputo spremere un team che sembrava bollito, oppure poco affidabile. Valorizzando un giocatore e rendendo gli altri utili alla bisogna.
Tra la Continassa e l’Allianz Stadium, il mister dovrà trovare quell’alchimia che adesso non riesci a prevedere. Perché ti ha sorpreso con l’Atletico e sogni una notte di quelle giuste a cominciare da quella con questi di Leverkusen. La sensazione è che così come un tempo, Sarri stia registrando l’11 partendo dalle fondamenta, dalla difesa. Alcune chiusure del giovanotto olandese e degli slanci di Bonucci fanno pensare benissimo. Il ritorno di Alex Sandro permetterà a Matuidi di tornare nella sua posizione a meno che si voglia premiare quel ragazzone di Rabiot che sembra un Godzilla pronto a mangiarsi avversari e campo, solo gli lasciassero lo spazio per muoversi. Sarri dovrà dare tempi e spazi a lui ed a quelli che chiedono a gran voce i movimenti giusti davanti, primo fra tutti sua eccellenza Cristiano Ronaldo. La seconda partita di Coppa, quella coppa lì, è fondamentale. Lo dice la statistica e lo ripetono quelli che provano a capire tutto. La Juventus ci arriva pure con l’handicap della curva sud menomata dalle inchieste giudiziarie. Serve allora un gol entro la mezz’ora e una prestazione di quelle che fa bene al cuore.

La Juventus in questi ultimi anni di vittorie consecutive in campionato ha cambiato quasi tutto. Partendo dal fattore più grande a quello più piccolo. Ogni volta ha fatto un passo avanti e spiegato al mondo che solo così può stare lassù una società che ha un bacino d’utenza ridotto e una economia cittadina di riferimento in decennale recessione. Il trasferimento a Vinovo fu quasi una fuga, ricordano in tanti. Gli anni successivi hanno avvicinato quella iniziale cittadella all’idea di Juve che avevano dirigenti e proprietà. Il trasloco nello splendente J Village indica un qualcosa che ha pochi eguali al mondo. I dirigenti tedeschi del Bayer hanno apprezzato dotazioni e ospitalità. Non è il tempo delle serenate fuori dagli alberghi per non far dormire gli avversari. Eppure bisognerebbe recuperare un po’ di quella follia, di quell’ardimento che indica come bisogna fregarsene che questi sono appena i primi giorni di Ottobre e c’è tempo per mettere tutto a posto. Bisogna essere o diventare killer, in certe occasioni. Predicava quel santone tedesco che si portò via la coppa, nel maggio di di troppi anni fa. La Juventus deve diventare cattiva. Quel tanto che basta da segnarne il giusto e poi fare per 90 e più minuti quel gioco accennato con l’Atletico, quando quelli correvano e non sapevano dove andare a prendere la palla.

 


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