La favola del Palazzo e della Rosa

di Mike Fusco |

Durante il lockdown, Maurizio Sarri aveva già capito che l’ andazzo non sarebbe cambiato all’ eventuale ripresa:

Noi secondo gli altri siamo sempre quelli favoriti dagli arbitri, ma poi guardi i numeri e ti vengon fuori dei numeri impressionanti in tutt’altra direzione.

Certo non poteva immaginare che il karma gli presentasse subito il conto nel primo anno di insediamento il quel famigerato “Palazzo” che i suoi ex accoliti usavano come rappresentazione dell’ ostacolo verso il successo.

“C’era una volta un Palazzo ed in questo Palazzo faceva bella mostra di se la Rosa più bella del reame”era questa la favola che gli raccontavano quando da Comandante lo spingevano verso la conquista di quel tricolore che rinnegavano ma per il quale, pur di vederlo su una maglia azzurra, avrebbero venduto finanche i familiari fino alla terza generazione.

E invece, come Luigi XVI, ha avuto la sfortuna di sedere sul trono proprio nel periodo della “rivoluzione”, nell’ anno in cui la capolista riceve il record di rigori contro, in barba a tutte le statistiche, agli Xg e alle analisi varie, episodi totalmente casuali (metà dei quali per falli di mano quantomeno discutibili) su cui diventa inutile dilungarsi, appuntando note sul taccuino se non per sfogare su di esso una serie di bestemmie che porterebbero ad una squalifica pluriennale.

Come se non bastasse, dall’ esterno si continuava ad ammirare la grandezza e la versatilità della rosa della Juve, rosa che da tutti all’ inizio dell’anno e da qualcuno tuttora viene elogiata e ritenuta in grado di mettere addirittura in campo “2 squadre”.

In realtà questa è la favola tramandata nei racconti delle altre tifoserie di padre in figlio per giustificare i fallimenti e qualche volta anche dai detrattori a prescindere, tifosi delle proprie idee più che della Juve perché, mai come quest’anno e mai come in questo periodo, la Juventus fatica ad assemblarne a malapena una.

Con almeno 9 calciatori fuori progetto, fuori forma o lungodegenti (Khedira, De Sciglio, Ramsey, Higuain, Chiellini, Demiral, Danilo, Bernardeschi, Rugani) a cui si aggiungono un Rabiot in crescita da sì e no 100 minuti e Pjanic già con la testa a Barcellona che, però, stanno contribuendo oltre ogni aspettativa a portare avanti la baracca, sembra veramente un mezzo miracolo aver incrementato da 1 a 7 i punti di vantaggio sulle inseguitrici, cosa per la quale ogni juventino sano di mente al 20 giugno avrebbe firmato con il sangue e con qualsiasi fluido corporeo.

11 corpi estranei su una rosa di 24 consegnano al campo appena 13 calciatori “mentalizzati” e focalizzati; davvero poco per una squadra che “è talmente forte da poter vincere anche senza allenatore“.

Va anche detto che grossa parte del vantaggio accumulato è demerito anche dei competitors che, a parte un’ Atalanta indiavolata e un Milan a distanze siderali, hanno sofferto tutte l’anomalia del calcio d’estate che conta. Mentre la prima però fa davvero paura anche in ottica Champions, la seconda sembra ormai abituata alle scorribande estive dei vari trofei Berlusconi, Gamper e Birra Moretti che come sempre li vedono protagonisti insieme ai cugini interisti.

In virtù di questo sembra veramente deleterio iniziare una crisi di nervi contro la guida tecnica o contro i singoli. Questi sono e questi saranno fino alla fine, e c’è ancora un Campionato da non perdere (perchè vi ricordo che, nel caso, il campionato non lo vincono le altre, ma lo perde la Juve) e una final-8 di Champions da conquistare, per cui non ha senso ADESSO iniziare ad inveire contro i singoli né contro l’allenatore per delle stupide battaglie personali senza costrutto.

Questa stagione va portata a termine, con questi (pochi) uomini; adesso, con la rosa corta, è il momento di stringerci tutti a coorte.

Per la corte, per il processo e per l’eventuale ghigliottina aspettate almeno, stavolta prima, di perdere la testa.