La Cuadratura delle cose

di Claudio Pellecchia |

Chiudere un cerchio. Anzi, il cerchio. Con un Cuadrado. Anzi, con Cuadrado.  Dal derby che ha riaperto tutto a quello che significa tutto. Per gli altri, certo. Ma, questa volta, anche per noi a strisce. E non solo perché, banalmente, il Napoli è ancora lì e/o perché leccarsi le ferite di Monaco con una stracittadina incombente non è proprio l’ideale. Torino-Juventus è molto di più di possibile un record di Buffon da consegnare alla storia o di ulteriori tre punti, ancora tutti da conquistare, sulla strada della cinquina. Torino-Juventus è questo Torino-Juventus per via di quel Juventus-Torino. Quello in cui le cose, finalmente, hanno cominciato a quadrare. O a cuadrare.

Prima di Juventus-Torino ricordo di aver detto ad amici e conoscenti più o meno preoccupati che ciò che serviva in quel complesso, inspiegabile, travagliato, maledetto inizio di stagione era un episodio che ci dicesse bene: qualcosa, cioè, che ci indicasse la sliding door giusta dopo le tante (troppe) sbagliate.

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Dopo Juventus-Torino, agli stessi amici e conoscenti meno preoccupati e più felici, ricordo di aver detto che quel gol sarebbe stata la svolta della nostra stagione. Non era come il rigore di Pogba contro il Genoa o la capocciata di Morata contro il Bologna o la maledetta di Dybala contro l’Atalanta. No, c’era un gusto diverso, un gusto particolare, un gusto che col derby aveva relativamente a che fare, anche se vincere così è possibile solo in un derby: la svolta era arrivata. Non certo nel gioco e meno che mai sotto il profilo della condizione fisica: ma la modalità con cui la sorte ci aveva restituito ciò che sembrava averci tolto con l’ennesimo gol della vita di un Bovo qualunque, mi aveva fatto capire che si ripartiva davvero, in una scalata prima impossibile, poi improbabile, poi ancora inconcepibile, fino a diventare normale e financo un pochino scontata. Ancora una volta per gli altri, che hanno elevato il concetto di sminuire i meriti altrui a un’arte giapponese: ma, stavolta, non per noi. Perché c’è poco di scontato in 15 vittorie consecutive o, se preferite, in 18 vittorie nelle ultime 19 partite.

Con quel gol che ha significato, significa e potrebbe significare ancora tutto, così come potrebbe non significare più niente se non si arriverà all’unica, vera, quadratura delle cose che ci interessa: un triangolo tricolore. Con un Cuadrado a chiudere il cerchio che ha iniziato a tracciare lui un girone e una vita fa.