Champions e United, la vera Coppa e le vere rivali storiche

Giocare in Champions è qualcosa di diverso.

In CL si respira un clima più sereno ma anche più rarefatto rispetto ai big match di Serie A.

Sereno perché non ci saranno le stoccatine preliminari, degli opinionisti, dei clubbisti, degli hater e dei troll di professione, non ci saranno i titoloni sull’arbitro, non ci sarà (purtroppo) il VAR ma anche (per fortuna) la distorsione post-VAR. Sereni nonostante Mourinho che dà un colpo al cerchio (solleticando la pancia “italiana” con i riferimenti al triplete) ma anche elogiando la Juve, il suo gioco, i suoi giocatori, la società, come nessuno dei suoi ex-tifosi italiani potrebbe mai fare, nonostante questi ultimi 7 anni.

Più rarefatto perché in Champions non si torna indietro, non ci sono errori rimediabili o “schiaffi che ci faranno bene“, non ci sono distrazioni o filotti vincenti per allungare o recuperare. La Champions è ora e subito, tutto o niente. Basta un nonnulla per farsi sfuggire di mano il destino: un contropiede improvviso quando pensi di poter trionfare e spingi sull’acceleratore, un difensore che non spazza all’ultimo istante, l’inerzia implacabile che si trasforma in rimpallo di tacco o un rigore improvviso al 93°.

La Champions non ti perdona, ed è per quello che ogni istante ti sembra più vero, più vivido e intenso. C’è tutto dentro e tutto può accadere.

In CL si usa meno la pancia prima e durante i match e si usa più il cuore e il cervello rispetto alla A.

Si usa meno la pancia perché fronteggi l’élite mondiale, i veri rivali, consoni ed adeguati, in termini di società, blasone, gioco e giocatori. E’ “mentalmente” il nostro livello. Nei big match di A invece si usa la pancia per trovare motivazioni e stimoli per combattere e vincere ancora dopo 7 anni (basta vedere le parole di Chiellini e compagni dopo l’ultimo Scudetto) e da casa ci si rovina meno il fegato senza gli usuali schiamazzi e pianti, i richiami a chi si scansa, chi ruba, chi gestisce i cartellini, chi fa cori o no.

Si usa il cuore perché l’abbiamo lasciato sanguinante così tante volte che solo sentire la musichetta implica la tachicardia.  Tutti noi ricordiamo dov’eravamo (se c’eravate) ai gol di Riedle e Mijatovic, tutti noi abbiamo dentro i respiri non emessi durante i rigori di Manchester nella finale contro il Milan. Tutti abbiamo urlato, distrutto, o semplicemente siamo morti dentro alla mancata spazzata di Evra o al fischio di Oliver. Ognuno di noi sa a cosa si è ancorato, per non rischiare di illudersi troppo, nei minuti successivi al pareggio di Morata a Berlino e a quello di Mandzukic a Cardiff.

Stasera si gode con la “testa” perché i nostri sono il Manchester United che ha nel suo passato giganti come George Best, Sir come Bobby Charlton, Alex Ferguson, leggende come Hughes, Giggs, i fratelli Neville, Ferdinand, Beckham, Roy Keane, Scholes fino a Rooney e lo stesso Ronaldo. Ed è un piacere che la nostra Storia si incroci ancora con la loro, anche se in campo c’è De Sciglio e non Cancelo, anche se manca Douglas Costa o Mandzukic non è al meglio. Si tifa la Juve, storia contro storia.

In anni in cui si abusa del termine rivalità storica per squadre frapposte alla Juve per qualche anno o due e senza uno straccio di titolo internazionale, confrontarsi con squadre come il Manchester United, la più famosa e conosciuta negli ultimi decenni nel mondo (al pari col Real e Barcellona), e col più alto fatturato di sempre nella storia del calcio, è balsamico per la nostra idea di Juve e di tifo.

La testa va alle sfide epiche tra Juventus e United, anni fantastici per noi, poi per loro. Sfide sul campo, da campioni d’Europa, Conte contro Cantona, Zidane e Boksic contro Schmeichel. Ma anche sfide psicologiche a distanza, come quell’emblematico video in cui Phil Neville si dispera per la qualificazione della Juventus all’ultimo istante. O sfide mediatiche come quelle negli spot Pepsi.

La Champions è un’altra cosa. Le grandi sfida con i top club mondiali sono un altro pianeta. Non ci si abitua mai, anche se pian piano stiamo cercando di farlo, anche se ora qualche alieno ce l’abbiamo noi.

Straordinaria le attese senza sapere chi è l’arbitro, senza revival sui media di falli cruciali del passato, vergogne e scandali, senza ex-Manchester che si sentono defraudati di un presunto scudetto dagli anni ’40 in poi ma che elogiano quella Juve di Del Piero, Lippi e degli altri, non “la Juve di Calciopoli“. Fantastica l’atmosfera, senza parlare del numero di Scudetti, curve chiuse e tifosi rivali che non possono entrare, senza vento del nord, Savoia e Borboni, senza labiali e testate, senza classifiche del bel calcio e coi gufi impegnati a godersi anche loro più l’effetto dei match Europei che il tifo contro.

Ci siamo, si gioca, più consapevoli, maturi, esperti. Voliamo bassi ma con la testa alta, voliamo alti ma con i piedi ben piantati. Godiamoci il nostro palcoscenico degno dell’Europa, i nostri sfidanti che sono, loro sì, degna rivale storica, godiamoci il loro stratega in panca e i loro nomi sul campo, incluso il nostro ex-amato Paul. Godiamoci la nostra squadra che sembra essere più concentrata, affamata e stellare in Europa, così come la nostra tifoseria, godiamoci l’Uomo più decisivo negli ultimi anni di Champions.

Godiamoci lo show!