La Champions e quegli inizi (e ritorni) indimenticabili

di Silvia Sanmory |

Gli uomini sognano più il ritorno che la partenza”.

(Paulo Coelho)

È il 13 settembre del 1995, primo turno del Group Stage di Champions.

Piove a dirotto al Westfalenstadion di Dortmund, dove la Juventus dopo nove anni di assenza dai palcoscenici più accreditati del calcio europeo sta per dare battaglia al temutissimo Borussia.

Un momento non facile per i bianconeri, orfani di Ravanelli e Vialli (entrambi squalificati) e provati dall’addio di Roberto Baggio. Il carico emotivo non è indifferente per la squadra campione d’Italia guidata da Lippi, mai per così tanto tempo lontana dalla Coppa Europea. 

Tutto potrebbe far supporre ed indirizzare ad un esito non positivo, non dimentichiamo il peso aggiunto dell’avversario particolarmente insidioso.

L’inizio conferma le paure della vigilia: dopo pochi secondi dall’inizio Andy Moeller, ex con il dente avvelenato, spara a rete su una corta respinta di Ciro Ferrara, trafiggendo un Peruzzi non impeccabile. La Juve è già sotto, e si rievocano i fantasmi di quella Coppa maledetta, vinta una sola volta ma mai festeggiata, perché nella notte dell’Heysel c’era poco di cui gioire. Sembra la solita folle serata juventina da coppa campioni, ma il calcio, si sa, è futuro indeterminato e non scritto, per dirla alla Simon Critchley, è imprevisto, è rivelazione.

Come rivelazione c’è un campioncino che arriva da Conegliano Veneto, tra l’altro all’esordio in una rassegna di questo livello, un debuttante con la maglia numero 10 che imprimerà all’incontro il proprio marchio di fabbrica e sarà decisivo per la vittoria finale.

E pensare che lui, Alessandro Del Piero, a quella partita non avrebbe neppure dovuto partecipare, reclutato dalla Nazionale militare, un impegno che però riesce ad aggirare facendosi dare il cartellino rosso nel turno contro Cipro; escamotage determinante nell’ottica della sua consacrazione a nuovo fuoriclasse della Vecchia Signora, che si concretizza proprio in quei mesi.

Prima  un cross pennellato alla perfezione per l’altro esordiente europeo, Michele Padovano,  che segna la rete del pareggio, al minuto 37. Poi il Pinturicchio consegna al mondo la sua particolare tipologia di marcatura, talmente unica che nei giorni successivi sarà continuamente ripresa e commentata dai format sportivi di tutto il mondo. Un modello di marcatura che aveva già fatto vedere in Italia varie volte (a Napoli e a Roma con la Lazio ad esempio) nella stagione precedente, ma che da quella sera diventa patrimonio calcistico continentale.

Il primo goal europeo “alla Del Piero” avviene così: Alex cattura sul vertice sinistro dell’area un lancio in verticale di Sousa, converge con rapide sterzate verso il centro e con una raffica di finte confonde Kohler, calcia di destro  da fuori e magistralmente insacca con una parabola in diagonale sotto l’angolo alto della rete tedesca, beffando Klos.

Il “pivellino” numero 10 subentrato al Codino mostro sacro (altro peso non indifferente) è di nuovo decisivo al minuto 69; un suo assist perfetto assicura la terza rete bianconera  messa a segno da Antonio Conte, in tuffo di testa.

Si chiude 1 – 3, una vera impresa in una stagione nella quale la Juventus torna a gareggiare nella Champions, la vince e il giovane Del Piero, emblema del “riesordio” europeo, si assicura il titolo di vicecapocannoniere.

Il 17 settembre del 2008 ancora una volta si sogna (con ansia e agitazione) un ritorno, quello in Champions dopo 895 giorni di lontananza, una nostalgia aggravata da due anni di sofferenza tra Calciopoli, l’umiliazione, la Serie B…

Si sogna in quella partita contro lo Zenit un riesordio degno di nota, lo sognano i tifosi, lo sogna Del Piero, di nuovo titolare dopo aver giocato pochi minuti nell’ultima di Campionato contro l’Udinese.

Il Girone non è semplice, il pluridecorato Real Madrid ma anche lo Zenit, vincitore dell’ultima Uefa e della Supercoppa europea, gli occhi di tutti puntati sulla Juventus per “vedere se è quella di un tempo”, il tecnico dei russi Advocaat che quasi sbeffeggiando dice: “Sulla Juve abbiamo dovuto aggiornare le nostre informazioni vista la loro assenza dall’Europa negli ultimi anni“.

Partita molto complicata, Ranieri visibilmente preoccupato, primo tempo con i russi che padroneggiano, anche nel secondo hanno maggiore possesso palla. Ma ricordiamoci di Critchley, del pallone  che in un attimo può raggiungere uno stato di grazia.

La chiave di svolta è ancora una volta Del Piero con la sua punizione calciata ad una distanza di ben 38 metri al minuto 76, palla colpita con l’esterno del piede che scavalca la barriera e scende improvvisamente, una parabola meravigliosa  che beffa Malafeev.

Juventus’ Alessandro Del Piero celebrates after scoring against Zenit St. Petersburg during their Champions League soccer match at the Olympic stadium in Turin September 17, 2008. REUTERS/Giampiero Sposito (ITALY)

Nel dopo partita, terminata 1 – 0,  si leggerà: “Mai visto Del Piero esultare così tanto“.

Anche i tifosi non sono da meno, dopo novanta minuti di energia e di tifo assordante. Perché in fondo é stato, per tutti, emozionante come riabbracciare un vecchio, caro amico che non si vede da due, interminabili anni.

Bentornata Vecchia Signora…


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