La Caduta (di un gigante ora nudo)

di Sandro Scarpa |

La Juve fallisce malamente il suo primo (o secondo, dopo la Supercoppa?) obiettivo è soprattutto cade in modo prevedibile e rovinoso nella fossa più bassa della stagione, a soli 20 giorni dal momento più importante di questo ciclo.

Quando pattini sul ghiaccio scivoloso della superiorità tecnica e fisica, quando corri una maratona fatta di strappi singoli, mettendoti alla pari col rivale di turno e battendolo per inerzia o guizzi improvvisi, prima o poi – inevitabilmente- la solita acrobazia non ti riesce, la rete delle prestazione dei singoli non ti salva e stramazzi al suolo.
Nulla di più ovvio e prevedibile.

La Juve di questi anni è troppo più avanti delle altre per singoli, rosa, continuità, intensifica fisica e mentale, ma ha sempre dato una sensazione di superiorità più nel fondo che nelle singole performance, sfoggiato una dominanza nel lungo corso piuttosto che una assoluta invincibilità.
La Juve è una sequenza impressionante di vittorie di margine, duelli vinti in surplace, mettendo la spalla senza allungare, semplicemente controllando.

Tutte le squadre dominanti cadono.
Se lucidità o applicazione peccano anche chi ha schemi di gioco eccelsi può svaccare, così come questa Juve soffre se mancano uomini chiave, se la condizione psico-fisica non eguaglia quella del rivale e se i gesti tecnici sono carenti, anzi perfino dannosi.

Questa Juve cade come qualsiasi altra, dalle più “belle” alle più “solide”.
A Gennaio
– la Juve gioca (male) 5 gare (4 fuori) vincendone 4,
– il Barcellona di un Messi in forma messianica perde 2 trasferte (in Coppa del Re) ribaltando al ritorno al Camp Nou,
– il City viene da un periodo opaco con la sterzata contro il Liverpool e il tonfo a Newcastle,
– il Liverpool perde lo scontro diretto e pareggia col Leicester, riaprendo la Premier
– il PSG esce dalla coppa nazionale col Guincamp ridicolizzato poi per 9-1,
L’Atletico pareggia 2 volte col Girona uscendo dalla Coppa del Re, dove resta il Real dopo aver però perso col Leganes,
– Il Chelsea perde 2-0 e 4-0 le ultime, il Tottenham ne perde 3 su 7, mentre Dortmund e Bayern riposano.
– il Napoli rimedia un pari con 0 gol all’attivo nelle due gare a San Siro, per tacere dei 10 gol subiti dalla Roma in 3 giorni.

Non è un mal comune mezzo gaudio, né un “così fan tutte“, ma l’ovvia considerazione per cui nessuna squadra, sia essa basata sul gioco, sui singoli, sull’efficacia, può restare imbattuta e mantenersi a certi livelli di gioco o attenzione per 9 mesi.

Gennaio, come altri mesi “interlocutori”, da questo punto di vista, è il più crudele dei mesi.

Era in realtà la prima volta che la Juve arrivava invitta al 31 gennaio. Ricordiamo gli anni scorsi i black out con Fiorentina (in A e in Coppa), Inter (da De Boer a Perisic), Genoa (2 volte) Lazio o Supercoppe invernali. 
Quest’anno la mazzata è arrivata tardiva, mesi dopo quella di Koulibaly, ma determina il fallimento di uno dei tre obiettivi.

Più dall’alto si cade più pare banale la nudità di una squadra già totalmente spogliata per 70′ dalla Lazio, ed in parte in Supercoppa.

Mai la Juve aveva vinto tutti i duelli con le big nel girone d’andata, eppure era chiaro che la corda psicofisica si stava lacerando, lasciandoci inermi con evidenti lacune tattiche.

Non eravamo mai stati così promettenti sul piano dello sviluppo del gioco, in autunno e, per questo, la solita involuzione tattica speculativa e porta-punti dell’inverno è parsa deludente – seppure vincente-. Non eravamo mai stati così convinti di una Juve finalmente votata non solo al controllo, ma al dominio del possesso, al pressing alto e all’offesa costante in autunno, così abbiamo storto molto di più il naso alle solite vittorie furbe e spalla a spalla di fine girone d’andata.

Allegri non ha saputo sviluppare efficaci alternative di gioco senza Pjanic e Bonucci e la “scorciatoiaMandzukic. Non ha saputo assortire un assetto diverso con Emre, Bentancur, Bernardeschi e Costa, ma ha lavorato all’unica soluzione con l’arretramento di Dybala per consentire l’uso della coppia Mandzukic-Ronaldo.
A questa povertà di soluzioni si è aggiunta la sfortunata (?) morìa dei centrali.

Non è un dramma una scelta mono-dimensionale e conservativa, è tipica di Allegri, ha dato frutti e può essere la migliore soluzione di una squadra forte da all in, ma ti inchioda ad elementi contingenti, soprattutto in quella che si è tramutata in 10 giorni da una situazione ideale (vantaggio ampio in A, possibilità di concentrarsi sulla CL) a nefasta: perdita fulminea di 3 centrali (Benatia, Bonucci, Chiellini), assenza certa di Cuadrado, dubbi fisici su Pjanic, Mandzukic, mancata integrazione di Douglas e Berna nel progetto tecnico.

Puoi cadere, anche così prevedibilmente e rovinosamente, ma non è il dolore per la caduta dall’alto a pervaderci quando la sensazione del tappeto e del punto più basso della stagione, sotto tutti i punti di vista, a soli 20 giorni dal l’appuntamento con uno stadio che cambierà la stagione e darà un senso compiuto o meno all’era Allegri, la più dominante ma forse finora la meno epica di sempre.