La bella vita secondo Max Allegri

di Gianluca Garro |

«Non pretenderà ora che ha scritto un libro che noi gli crediamo?» E giù risate dandosi di gomito. «Noi non ci facciamo prendere in giro da lui, su». La reazione della maggioranza dei tifosi juventini alle considerazioni che Allegri propina ai giornalisti in conferenza stampa e che ora potranno trovare nel libro in uscita il 19 aprile per Sperling & Kupfer, sarà entusiasta. Il problema è che invece ce ne sono tanti di tifosi che reagiscono come abbiamo accennato nelle prime righe di questo pezzo. Non ci credono. E’ un fenomeno da studiare il rapporto stranissimo tra Allegri e parte della tifoseria juventina e forse per questo ci vuole un altro libro.

Però le considerazioni che oggi troviamo in un’intervista pubblicata sul Corriere della Sera a firma Paolo Tomaselli, che anticipa l’uscita ci aiutano a entrare nelle riflessione del livornese.

Le domande del giornalista, e le risposte dell’allenatore, rivelano la struttura del libro. Un libro costruito a partire dalle convinzione filosofiche, organizzative, manageriali, tecniche e sportive del tecnico (per ora) 4 volte scudettato, secondo le sue “32 regole”. Considerazione e convinzioni che poi lo portano a allargare il discorso anche a ciò che succede quotidianamente nel centro sportivo della Continassa, o di ciò succede durante le tante gare di un’annata calcistica o di quel che succede nelle gare topiche di una carriera (vedi Cardiff).

Il libro è una sorta di percorso, quasi un disegno a puntini rappresentati dalle sue tipiche frasi a effetto che rivelano un disegno. Una scelta comunicativamente interessante.

Scopriamo innanzitutto la frase che il tecnico ha scelto come titolo del libro: “è molto semplice”. Il calcio in generale, con tutto il lavoro giornaliero che si porta dietro. Il concetto è ampio: nei suoi pensieri c’è il settore giovanile e le modalità in cui si insegna calcio ai ragazzi. Una modalità che critica spesso, appena può. Non si può pensare di rendere i ragazzi gli esecutori di un sistema di gioco, con idee tattiche precise fin da ragazzi, si deve farli “pensare” cioè devono imparare divertendosi, facendo spaziare la mente nella crescita della conoscenza tecnica ed esperienziale del calcio. Vincere una partita o un torneo giovanile serve a poco. Serve la crescita complessiva dei ragazzi. Per semplificare il concetto usiamo le sue parole sul sistema olandese: “un sistema che insegna ai ragazzi a giocare a calcio, che non limeccanizza””.

Ma Allegri non intende solo questo quando parla di semplicità: parla anche di moduli. E qui a essere evidenziato è il concetto della libertà. Libertà da schemi, concetti e filosofie che “costringono” a comportarsi in un certo modo durante lo sviluppo del gioco e delle partite.

«I moduli non servono a niente. Contano i giocatori buoni» un’altra delle frasi “pietre miliari” del racconto di Allegri. E qui chi segue il tecnico e la Juve sa bene cosa intende. Che poi pensandoci bene, Allegri i moduli li segue eccome, eppure non ne è schiavo. Può cambiarli anche a partita in corso, come faceva Lippi. Più che altro il livornese cerca sempre di costruire una strategia “battaglia per battaglia”. Per una partita o per un grappolo di partite, partendo dalle analisi tecnico-tattiche che il gruppo di analisi guidato da Riccardo Scirea gli fornisce ogni settimana, lui e i suoi partono per trovare una chiave di volta che sorprenda, imbrigli e blocchi gli avversari e lasci possibilità di mettere in pratica idee efficaci in partita.

Ancora altri mille spunti da una lettura che sarà molto interessante e piacevole: Allegri si definisce “allenatore aziendalista”. Un concetto che non può scaldare cuori romantici. Lui intende che l’allenatore è un membro della squadra dei top manager di un’azienda calcistica. Ed è così per come la pensa la Juve. Agnelli, Nedved, Paratici, Ricci, Re, Albanese, Allegri. Eccola la squadra Juve. Lui c’è nel senso che fa un programma, lo mette in pratica, e poi fa il bilancio. Romantico? No. Efficace? Per 4 anni, sì. Manca solo l’obiettivo Champions. Che però nel bilancio Juve (e di tutte le altre grandi squadre) è un “hors categorie”, fuori categoria: se viene molto meglio, se non viene conta come hai fatto quel cammino per arrivarci.

Poi il suo rapporto con i giocatori all’insegna dell’ “empatia brutale” che farà discutere anche alla luce di rapporti tormentati come con Bonucci, Vidal, Dani Alves, Douglas Costa, Dybala, ecc. Per Allegri è giusto dare al giocatore “quello che gli serve, non quello che vuole”. Se non è saggezza questa.

E poi il riferimento ad un’ altra grande caratteristica di Max: la pazienza, che lui dice di aver conquistato aspettando ed educando i suoi figli. In un ambiente fatto di tanti ragazzini isterici davanti a tastiere e telecomandi insegnare e diffondere tale arte è compito difficilissimo. Ma che a lui finora è riuscita. Desta qualche curiosità se sarà così anche per Kean. Sembra di sì, finora.

Eppoi vere e proprie chicche, come l’analisi della sconfitta di Cardiff, quando i giocatori bianconeri erano troppo “focalizzati sulle certezze”, con una dose di ottimismo troppo alta. Forse foraggiata anche da stampa e ambiente. Ma andò proprio così, e la delusione all’intervallo di rendersi conto che le cose stavano diversamente hanno spezzato le gambe ai bianconeri. A seguito di queste considerazioni un riferimento interessantissimo all’Olanda di Cruyff che nella finale del Mondiale del ’74  “non ha saputo cogliere il momento dell’azzardo”, andando a buttare il cuore oltre l’ostacolo ma anzi facendo salire la Germania che se sbagli ti punisce. Infine ma tutti i concetti sono da approfondire nella lettura: il classico riferimento ai cavalli, sua grande passione che paragona spesso per analogie evidenti ai giocatori.

Allegri aspira ad una carriera alla Ferguson? Gli chiede Tomaselli. La risposta è affermativa. E ci dà anche una notizia dicendo di sperare di poterlo fare per poter rimanere a lungo alla Juve e allora forse non è vero che le cose cambieranno così presto come molti pensano.

Allegri è un manager, ma un manager che prende la vita in maniera leggera. Un ragazzo diventato uomo che ne ha vissute parecchie anche a livello personale. Uno che ha imparato il mestiere da un bravissimo mestierante come Galeone, e che ha portato quei concetti in cima all’Europa. Ma con leggerezza, a volte con “cazzeggio creativo” , perché è la sua cifra personale. Quasi una difesa per poter affrontare i marosi del mestiere.

Piaccia o non piaccia” come dice lui a volte,  la professionalità, l’originalità di Allegri sono come un vestito che calza a pennello alla Juventus. Perché alla Juve si ragiona come ragiona Max.