La banalità del bene

di Riceviamo e Pubblichiamo |

I brasiliani in Italia hanno sempre fatto schifo quasi tutti, ne conto tre che hanno fatto bene e anche Dani Alves ha fatto cagare; si intestardiva in dribbling assurdi e perdeva molte palle ogni partita lasciando buchi enormi dietro. Ha fatto cinque partite in Europa eccelse, cannando anche lui la finale, così come Sandro dall’altra parte (lui anche un’altra per cui fece ammonire un compagno avendo perso una palla sanguinosa ai limiti della propria area). Non ho visto questi sudamericani prendersi la squadra in finale, eppure avevamo Higuain, Dybala, Sandro, Alves. Uomini di talento ne trovo altri come Pjanic (l’unico che giocò bene) e Bonucci. 6 uomini di tecnica e talento, in finale ne ho visto mezzo (Pjanic).

Se per “cambiare mentalità” dovessimo mettere i geni de “o samba brasileiro” in rosa e dirgli di fare quel cazzo che gli pare, ad Aprile saremmo settimi in classifica e la finale la canneremmo lo stesso (semmai ci arrivassimo). Dato che la finale tre uomini al mondo sarebbero in grado di giocarla da fenomeni: Messi, C.Ronaldo e Neymar (Dybala dubito ci riuscirà mai).

Un altro conto è avere Messi e Cristiano Ronaldo in squadra. Allora si potrebbe vincere con qualsiasi mentalità.  E non dico che si riduca tutto a questo, per carità, ma ignorare questo e parlare sempre di Dani Alves e della mentalità (una mentalità che ci ha permesso di arrivare ai quarti con una rosa della Nazionale tristissima e che ci ha fatto vincere tanto quando avevamo le stesse condizioni economiche degli altri campionati).

La mentalità italiana è la stessa che negli ultimi anni ha lanciato grandi allenatori alla ribalta, vincenti nei campionati esteri e vincenti in Europa quando hanno avuto appunto, giocatori come Cristiano Ronaldo (Ancellotti al Real).

Poi però bisogna  sempre parlare di questa mentalità e di allenatori come Klopp, Guardiola (che per me è il migliore eh sia chiaro, ma perché ha avuto i migliori), etc., per non dimenticare i fenomeni che hanno fatto buchi nell’acqua enormi come Villas Boas, colui che avrebbe dovuto rivoluzionare il calcio.

Tanto so che continuerete su queste querelle e vi leggo, ma sto trattato lo dovevo scrivere. Insistete con questa retorica se vi piace, ma ogni tanto date anche i meriti a ciò che è stato il prodotto italiano e ciò che è anche adesso; anche perché gran parte dei talenti dell’estero sono maturati in Italia:

Pastore, Cavani, Sanchez, Marquinhos, Thiago Silva, Ibrahimovic, Dybala, Pogba, Morata….

Strano che siano maturati in Italia. Si sono spostati per confrontarsi coi più forti?  E ci credo, in un campionato in cui il West Ham potrebbe spendere più di noi, sarebbe un delitto se non ci fossero i migliori. Normale che un Zidane trovi la consacrazione definitiva in un Real Madrid stellare, capace economicamente di comprare Beckham, Ronaldo, Figo, Zidane, etc. e di farli giocare tutti insieme.

E comunque se su sette anni il male ci colpirà una volta, saremo sempre 6-1. Voi ragionate così: si canna la finale ed è colpa della mentalità, si arriva in finale il merito è solo di Dani Alves.  Chiellini per es. che anche ieri si è comportato da leader non dovrebbe giocare a calcio. Solo i David Luiz, i Bonucci, gli Hummels e pappappero. Però quando un C.Ronaldo punta la porta e Chiellini lo stende per salvare il risultato, da vero guerriero, allora lì va bene, vi alzate ad esultare e inneggiate a Giorgio come se fosse il Maradona dei tempi d’oro.

Poi però quando grazie alla mentalità vinciamo dieci partite 1-0 perché i nostri grandi attaccanti non riescono a fare più di un goal, ma la difesa regge grazie a corsa, grinta e quantità, allora quei trenta punti vi fanno godere.

Perché mettiamoci d’accordo: nel calcio serve questo e quello, basti pensare al fatto che anche Guardiola avesse bisogno di giocatori come Puyol o Mascherano, metodisti come Busquets, etc., anche Sacchi ha realizzato le proprie idee avendo in squadra Baresi, Tassotti, Costacurta e Ancelotti.

La differenza la fa tutto, non basta avere dieci giocatori tecnici in squadra per vincere le partite, a meno che abbiano tutti la completezza di un Vidal (immaginate 11 giocatori con quella intensità e che fanno 15 goal all’anno).

Dopo la finale ho letto grandi lodi a Zidane, estrema unzione nei confronti di giocatori come Modric, Kroos, Casemiro, Varane, etc., e non dubito si tratti di grandi giocatori oltre che di un grande allenatore. Ma la differenza, quella vera, l’ha fatta un uomo: Cristiano Ronaldo.

Facciamo un giochino: togliamo Dybala e mettiamo Cristiano, chi la vince?
Questo non vuol dire che la colpa di tutto sia da imputare al povero Paulino, ad avercene. Ma finché non troveremo un Cristiano Ronaldo, nell’era di questi due, sarà improbabile riuscire ad imporre la nostra forza anche in Europa.

di Ciro Pariota