La alziamo!

di Juventibus |

Non sono mai stato un tipo scaramantico, la scaramanzia proprio non la capisco soprattutto quando si parla di cose importanti, figuriamoci quando si parla di Juventus. Quindi lo dico subito, senza tergiversare:

LA ALZIAMO.

Lo so che la maggior parte di voi in questo momento starà imprecando o sarà impegnata in gesti apotropaici o entrambe le cose, ma prima di darmi dello iettatore provate a seguire il mio ragionamento e alla fine traete le vostre conclusioni.

Ribadisco, secondo me la alziamo e lo faremo innanzitutto perché ce lo meritiamo (che nel calcio vuol dire tutto e niente, soprattutto visto il rapporto che abbiamo con “la stronza”), per gli impressionanti passi avanti fatti dalla società negli ultimi anni sia a livello manageriale che sportivo. L’ambizione di Andrea Agnelli ci ha ormai definitivamente collocato nell’élite del calcio europeo e lo ha fatto attraverso un progetto che in Italia inizieranno a capire tra qualche lustro, un progetto che esula dal solo aspetto sportivo ma che spazia dal branding fino all’avere voce in capitolo all’interno della UEFA. Ma come noi juventini ben sappiamo alla fine della fiera ciò che realmente conta è il campo e anche qui non siamo stati a guardare. Se fino a un paio di anni fa eravamo la “simpatica outsider”, la squadra che tutte le squadre top avrebbero voluto incrociare (ricordate Roncero?) oggi non è più così. Oggi siamo tornati, grazie anche al lavoro di Marotta e Paratici, dove ci compete e cioè ad avere una rosa tra le più competitive e ad essere una seria candidata alla vittoria finale. Qualcuno di voi mi farà notare che tra il credere di meritare un trofeo per i grandi passi in avanti compiuti ed essere realmente capaci di contenderlo a chi lo gioca e lo vince da anni ci sia una grossa differenza. E io non me la sento di dissentire, non siamo  mica i tifosi del Napoli.

Come ho detto prima ciò che conta nel calcio è il campo e la capacità di fare risultato, ed è proprio questa la caratteristica che più mi impressiona di questa Juve. Non siamo più la Juve di Conte, con buona pace delle vedove, che per vincere doveva correre a mille tutta la partita altrimenti erano guai. Ma di quella squadra e di quell’allenatore (a cui sarò eternamente grato, sia chiaro) abbiamo mantenuto solo gli aspetti positivi  e cioè la determinazione e la fame. Il resto lo ha fatto Allegri con la sua “halma” e la sua capacità di interpretare e gestire la stagione, le partite e i momenti che le compongono. Non vedevo tali dimostrazioni di forza, una tale abnegazione, compattezza e unità di intenti da parte di titolari e titolari “aggiunti” verso la vittoria, che siano i 3 punti o la qualificazione, dalla Juve di Marcello Lippi.

Abbiamo una difesa stratosferica, che ha concesso poco e niente a un tridente d’attacco tra i più forti che abbiano mai calcato un campo di calcio, grazie a due centrali granitici e a due terzini brasiliani che danno grande sicurezza in fase difensiva e che si esaltano quando si tratta di attaccare sfruttando la loro tecnica. Abbiamo un centrocampo che non farà strabuzzare gli occhi ai massimi esteti del calcio ma che per tecnica, capacità di recupero palla e costante presenza in entrambe le fasi non è secondo a nessuno. Lì davanti poi abbiamo una mina vagante, un tuttocampista inesauribile, un bomber come non ne vedevamo da anni e un astro nascente dalla classe cristallina. Non male direi.

Conosco un po’ il calcio e non sono così ingenuo da credere che tutto questo basti per agguantare la vittoria finale, soprattutto per noi quando si parla della “stronza”. Queste due righe volevano essere un tributo ed un ringraziamento ed un augurio ad una squadra e ad una società alle quali un giorno (spero il più tardi possibile) guarderemo con orgoglio e con il magone.

P.S.: anzi, a pensarci meglio c’è un’altra squadra di Lippi che paragonerei a questa Juve: la Nazionale del 2006.

Di georgeyung_1983