L’assurda pena comminata al Napoli: questa non è Giustizia

di Mike Fusco |

La conferma di un SOLO punto di penalizzazione e della partita persa non possono mai essere la giusta pena per una SENTENZA, quella della Corte di Appello Federale, con motivazioni così gravi.

Se il primo grado di giudizio era stato tenero nei confronti della mariomerolata di Aurelio de Laurentiis, dall’ Appello ci si sarebbe aspettato un inasprimento delle sanzioni, supportate da stralci della SENTENZA come

“La ragione per la quale una Società di calcio professionistico, ben consapevole del contenuto dei Protocolli federali in materia di gestione delle gare e degli allenamenti in tempo di COVID-19, per averli applicati più volte, debba chiedere lumi sulla loro applicazione alle Autorità sanitarie è difficile da comprendere e a tale condotta non può che attribuirsi altro significato che quello della volontà della Società ricorrente di preordinarsi una giustificazione per non disputare una gara che la Società ricorrente aveva già deciso di non giocare.”

L’ UNICA società al Mondo ad essersi rifiutata unilateralmente di scendere in campo raccattando alibi e scuse tra biglietti aerei, ASL e alberghi chiusi da ristrutturare per la bolla.

Già questo, da solo, potrebbe far configurare il reato più attinente con la sentenza stessa, ovvero l’ ILLECITO SPORTIVO, rimarcato e lasciato intendere nella chiosa finale della SENTENZA:

“la Società ricorrente merita di essere sanzionata con la sconfitta a tavolino dell’incontro, oltre alla penalizzazione di un punto in classifica da scontarsi nella corrente stagione sportiva, perché, contrariamente a quanto sostenuto in ricorso, non si è trovata affatto nella impossibilità oggettiva di disputare il predetto incontro, avendo, invece, indirizzato, in modo volontario e preordinato, la propria condotta nei giorni antecedenti all’incontro nel senso di non disputare lo stesso, con palese violazione dei fondamentali principi sui quali si basa l’ordinamento sportivo, ovvero la lealtà, la correttezza e la probità.”

Ma Sandulli, probabilmente anche per ragioni di simpatia calcistica o semplice pietà, non ha voluto infierire più di tanto, limitandosi a confermare il primo grado e corredando la SENTENZA con dei consigli di non esagerare oltremodo, perché più avanti nei gradi di giudizio il Napoli potrebbe non trovare tanta benevolenza. E magari incrociare la strada di un procedimento parallelo aperto dalla Procura Federale, quello per Violazione del Protocollo COVID.

E il CONI o il TAR dovrebbero portarli a rigiocare sì contro la Juve, ma contro la Juve Stabia.

E la Juventus? Cosa c’entra la Juventus? La Juventus c’entra con la benevolenza e la magnanimità che purtroppo, ultimamente, troppo spesso ci contraddistinguono.

La Juventus ha evitato, per stile e gentilezza, di entrare a gamba tesa nella questione, peggiorando, qualora possibile, la pessima situazione del Napoli. Scelta assolutamente sbagliata; a parti inverse avrebbero fatto scrivere anche ai bambini le letterine a Babbo Natale o le preghiere alle suore di clausura per chiedere penalizzazioni e giustizia. La Juventus doveva, come fa da anni, farsi carico anche della probità morale altre società che HANNO RISPETTATO il protocollo e le regole.

La Juventus aveva il dovere, per rispetto anche dei suoi tifosi, di presentarsi come parte lesa alla CAF per l’ immane figuraccia fatta agli occhi del Mondo per colpa delle bizze di un ex produttore cinematografico in cerca di sceneggiatura per il prossimo cinepanettone; cosa che dovrebbe valutare di fare anche Sky, soprattutto considerando il periodo di difficoltà per la diffusione di un prodotto sempre più scadente, costantemente in lotta con la pirateria e che con quella pagliacciata veniva messo definitivamente a rischio così come tutto il sistema calcio.

Forse l’ immobilismo di Agnelli, il sedersi sulla riva del fiume, è stato anche un gesto di “ringraziamento” nei confronti di Aurelio de Laurentiis per questi 9 anni di trionfi, un paio dei quali portano la sua firma per scelleratezze simili a questa. Un atto di pietà per chi probabilmente a gennaio vedrà un suo calciatore pagato 40 milioni di euro svincolarsi a zero e firmare per l’ “odiata”. Un’ultima di cortesia per chi da tre anni gli fa da scudiero  all’ ECA, in modo da far rendere conto a tutte le big d’ Europa la differenza tra chi gestisce una squadra di calcio come se fosse una Grande Azienda proiettata verso la Superlega e chi invece crede sia il suo personalissimo teatro dei burattini pensando che sia lui a muoverne i fili mentre ne è solo un’altra maschera.

Quale? Una bianconera, naturalmente.