L' Allegri cazzeggiante e serio in tv

di Juventibus |

di Jacopo Diego Azzolini

“Mediocre!”, “Aziendalista!”, “Capra!”. Questi furono gli epiteti più cordiali presi da Allegri tra il 15 e il 16 luglio dal 2014, periodo in cui il #noallegri era uno degli hashtag più in voga. L’intero tifo bianconero era ormai entrato in un vero e proprio incubo dopo aver appreso la notizia che Antonio Conte, il Condottiero che in tre anni “superstraordinari” (cit.) aveva letteralmente fatto rinascere la Juventus, non avrebbe più guidato la panchina della Vecchia Signora.
Cosa è avvenuto in questi due anni post Conte è ormai Storia, tant’è che anche i più accaniti detrattori del tecnico livornese si sono dovuti ricredere sull’attuale mister della Juventus (alcuni lo hanno fatto controvoglia, ma questo è un altro paio di maniche).
Dopo il secondo scudetto consecutivo, Allegri ha deciso di partecipare all’ultimo Sky Club dell’anno, trasmissione che va in onda su Sky Sport al termine di ogni posticipo domenicale. La puntata si è rivelata un vero e proprio successo ed è stata apprezzata quasi all’unisono, persino da tifosi di altre squadre. Tant’è che in molti si sono augurati che Caressa e soci possano replicare il format andato in onda domenica, invitando altri ospiti.
La verità è che però Allegri è uno dei pochissimi attuali allenatore della Serie A con cui è possibile fare una cosa del genere: ossia una bella chiacchierata a tutto campo per quasi 90 minuti. Nella maggioranza delle altre circostanze, lo spettatore sarebbe costretto a cambiare canale dopo un paio di minuti: vuoi per la noia, vuoi per il fastidio.
Vedendo la trasmissione, non si può che dare ragione a Paolo Condò quando, come premessa a una puntata del suo “Condò Confidential” andata in onda un anno fa e dedicata proprio al mister juventino, il giornalista sostenne che Massimiliano Allegri fosse uno dei calciatori più simpatici in assoluto. Aggiunse che Max fosse un “divertimento continuo”, definendo il suo carattere come “scanzonato” (citando il grande Italo Allodi).
Il primo aspetto che balza agli occhi del comportamento di Allegri è la straordinaria capacità di stare davanti ai microfoni, la brillantezza con cui parla del più e del meno.
In molti sostengono che una delle caratteristiche principali della sua Juventus sia una forte capacità di adattamento: a seconda dell’avversario e/o delle varie fasi della gara, i bianconeri agiscono di conseguenza, mutando il proprio modo di giocare in base alla singola circostanza. Tant’è che a volte pare che la Juventus giochi più partite all’interno del singolo match
Allegri è esattamente così: lasciando da parte lo spirito ironico e la battuta pronta che lo contraddistingue, Massimiliano tocca con profondità una moltitudine di argomenti, dimostrandosi scherzoso a volte e più serio in altre, padre affettuoso in determinati frangenti e mental coach severo in altri episodi.
Con genuinità e semplicità, Allegri è riuscito ad essere piuttosto interessante quando ha parlato, dando punti di vista degni di nota e sottolineando aspetti assai significativi.
Giusto per fare un esempio, ha confermato la teoria secondo la quale il precampionato sia stato organizzato in modo non certo impeccabile. Il tecnico, infatti, ha ammesso di avere sbagliato nell’iniziare la preparazione una settimana dopo, aggiungendo che dovrà fare molta attenzione in quella dell’estate ventura, contando che molti giocatori torneranno dagli europei.
Degne di considerazione anche le parole sui singoli: alcuni esaltati (Pogba, Evra e Mandzukic), altri leggermente punzecchiati (Zaza e Lemina).
Proprio le critiche sul centrocampista e sull’attaccante lucano offrono importanti spunti di riflessione. Prima di tutto, si è compreso che Allegri non si fida ancora di Lemina davanti alla difesa, visto che secondo lui il gabonese scherma poco e non offre un adeguato lavoro in fase di contenimento. Contando che Marchisio rientrerà a novembre, queste sono parole che aprono interessanti scenari in sede di mercato.
Su Zaza, invece, è stata forse un’ulteriore replica alle stilettate post Carpi che società e staff tecnico non avevano propriamente gradito. Tirando in ballo la scialba prova di Bologna subito dopo la settimana di festeggiamenti relativi al decisivo gol contro il Napoli, il mister ha fatto capire che per essere titolare alla Juventus bisogna sempre farsi trovare al top.
Inoltre, il non aver accampato alibi né per le prime 10 giornate ( Allegri ha sostenuto a chiare lettere che la presunta sfortuna fosse condizionata da un atteggiamento globale tutt’altro che positivo) né per gli arbitraggi subiti contro il Bayern, dimostrano come l’allenatore abbia compiuto un vero salto di qualità da quando siede sulla panchina bianconera. Un’ulteriore prova a sostegno di chi sostiene che Torino sia un ambiente ottimale per la crescita tecnico/mentale di allenatori e giocatori.
Insomma, se si ripensa a quel fatidico 15 luglio 2014, vedere oggi un Allegri così sereno che da un lato traccia (trionfali) bilanci e dall’altro con tranquillità delinea il futuro, è un qualcosa di più che notevole. Sembrano apparire alla preistoria quei presagi oscuri che, proprio nel mezzo delle varie feste scudetto, venivano lanciati del precedente allenatore.
Quindi, avanti tutta mister. Un po’ di fiducia direi proprio che te la sei meritata. Pjanic o non Pjanic (che Allegri, tra l’altro, ha rivelato di apprezzare molto. Per quel poco che può significare).