Kulusevski e la metafora del pulcino cosmico

di Silvia Sanmory |

Niente è impossibile. L’impossibile richiede solo più tempo“.

(Dejan Kulusevski)

Marzo 2020. Mentre l’Italia vive il paradosso del “bisogna stare lontani per essere (poi) vicini” e i tifosi scoprono che  la domenica non è più  la domenica, un futuro calciatore bianconero legge su You Tube dal divano di casa una favola della buonanotte ai piccoli sostenitori del Parma.

L’italiano è  fluido, il tono sicuro racconta di un pulcino cosmico atterrato sulla Terra all’interno di una nave spaziale travestita da uovo di Pasqua: “E io sono il suo comandante, travestito da pulcino” sentenzia la voce narrante del pennuto intergalattico nato dalla penna di Gianni Rodari.

La voce è quella di Dejan Kulusevski, il classe 2000 scovato dallo scouting dell’Atalanta durante un torneo estivo in Danimarca nel 2016, lo svedese di origini macedoni che parla cinque lingue e che cucina italiano e Ikea (“Faccio metà e metà, la pasta con le polpette dell’Ikea, devastante”). Ma soprattutto colui che da li a poco sarebbe diventato  il 44 della Juventus. Scelta inusuale quel numero: “Ero in Svezia a vedere il Manchester United – racconterà in un’intervista –  ed ho assistito all’esordio di Januzaj. E’ entrato con una personalità incredibile, non sembrava fosse la sua prima partita tra i professionisti. E a mio papà ho detto che volevo essere così, che volevo giocare in quel modo. Mi sono affezionato a quel numero, ho letto un po’ di cose e mi sono innamorato”. 

Volevo essere così: detto fatto. La prima rete della Juventus diretta da Andrea Pirlo porta la firma di Kulusevski. Il suo sinistro preciso batte Audero dopo nemmeno un quarto d’ora dall’inizio della partita contro la Sampdoria e Dejan fa il suo esordio con il nuovo allenatore tra la ola dei mille dello Stadium.

Ma torniamo alla fiaba per i piccoli Crociati; l’attribuzione a Kulu di quella specifica favola è una casualità, eppure secondo me calza a pennello perché è una splendida metafora di un giocatore dal talento cosmico ma che sembra un pulcino timido e sgraziato.

Testa sulle spalle e duttilità tattica, qualità fisiche straordinarie e grande tecnica,  mentalità da vincente. Uno che corre 13 km a partita. Eppure negli ultimi mesi Dejan è sembrato un lontano parente del Kulusevski visto al Parma, la sua stagione bianconera è stata altalenante, vittima delle grandi aspettative che si avevano su di lui ma anche “vittima” degli “esperimenti” sulla sua posizione di gioco.  “Se tu riesci a muoverti tanto, il problema non è dove ti mettono – ha detto tempo fa – Se chiedi a me io sono trequartista, però dipende dal mister“. Ala, esterno, seconda punta che forse, Mister permettendo, potrebbe essere il suo ruolo più congeniale e magari interrompere il mix and match in campo riguardo alla sua posizione. Il gol di domenica dopo appena quattro minuti che ha aperto la tripletta contro il Genoa probabilmente sarà da stimolo per ritrovare lo slancio un pò arrugginito. Lo stesso Pirlo in conferenza stampa ha sottolineato che la rete al Genoa gli è servita  per togliersi di dosso la pressione derivata dall’errore nel derby. Tra l’altro, la  rete contro il Genoa è coincisa con il suo primo tiro in porta del 2021. L’ultimo lo scorso 19 dicembre nella partita contro il Parma, anche in questo caso andato a segno.

Nulla è impossibile. Oltre al tempo, come dici tu caro Dejan, serve (soprattutto) il giusto ruolo e la giusta concentrazione.