C’è posto in questa Juve per Dejan Kulusevski?

di Alex Campanelli |

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Dopo le prime prestazioni esaltanti, per approccio alla nuova realtà e per le qualità tecniche messe in mostra, Dejan Kulusevski si è progressivamente spento, appiattendosi sul grigiore generale.

Il 20enne svedese ha pian piano smarrito brillantezza nei tocchi e nelle scelte, giocando ogni pallone come se pesasse il triplo rispetto alle prime uscite; contro il Torino l’ex Parma, schierato dietro a Cristiano Ronaldo e Dybala, è stato praticamente impalpabile, nascondendosi spesso tra le maglie difensive dei granata e sciupando con tocchi imprecisi e conduzioni poco convinte i pochi palloni giocabili a disposizione.

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Contro il Torino Kulusevski ha mostrato una predilezione per il centro-destra della trequarti, ma soprattutto un costante girovagare per il campo senza trovare spazi per giocare la palla: appena 21 passaggi effettuati il meno coinvolto dell’11 titolare bianconero (grafico Sofascore, statistiche Whoscored).

Non tutte le colpe, però, sono da additare al giocatore. Limitandoci alla posizione occupata in fase di possesso per semplicità, Kulusevski da titolare è stato proposto all’esordio da seconda punta, così come nel pari col Crotone, da esterno destro contro Roma e Dinamo Kiev, poi da trequartista con Barcellona, Lazio e Cagliari e Torino. 3 posizioni diverse in 8 gare da titolare, che hanno contribuito a disorientare il giocatore, non tanto nella posizione in campo (non può pretendere che la squadra gli venga cucita addosso), quanto piuttosto nei compiti da svolgere.

Da seconda punta (o da mezzo trequartista, a seconda delle interpretazioni) Kulusevski può svariare più o meno liberamente e portare la prima pressione sul possesso palla avversario, da esterno deve giocare molto spalle alla linea ed è spesso costretto a rientrare sul sinistro per crossare, ma se l’avversario glielo consente può anche accentrarsi e provare a penetrare in area.

La posizione che lo ha messo maggiormente in difficoltà è sicuramente quella di trequartista, la più complessa nello scacchiere di Pirlo, come avevamo recentemente analizzato: deve giocare a uno o due tocchi, cercare le punte con passaggi filtranti, fare l’elastico tra centrocampo e attacco venendo incontro a ricevere palla, giocandola subito e inserendosi centralmente in area. Tutto l’opposto rispetto alle sue caratteristiche, emerse chiaramente nella scorsa stagione e nelle migliori gare con la Juve: abilità nel saltare l’uomo, sinistro sensibilissimo nelle conclusioni e negli appoggi, capacità di rompere la pressione avversaria grazie alle sue progressioni.

 

Subentrato anche contro il Ferencvaros da trequartista, Kulusevski ha mostrato di non sapersi ancora destreggiare nel traffico e imbucare al secondo tocco, giocando troppo lentamente una palla non complicata per uno con le sue qualità tecniche.

Ora il problema è che, se Kulusevski non alza velocemente il livello delle sue prestazioni a prescindere dalle difficoltà tattiche, rischia di scivolare sempre più indietro nelle gerarchie di Pirlo.

Da attaccante il ragazzo di origine macedone ha mostrato di sapersi muovere bene, ma i due posti da titolare sono ormai appannaggio di Cristiano e Morata, e Dybala continuerà ad essere provato finché non ritroverà lo smalto di un tempo, da esterno destro non può che essere la riserva dell’imprescindibile Cuadrado, mentre a sinistra (mattonella peraltro non troppo gradita) la concorrenza è fortissima con lui, Chiesa, Bernardeschi, Alex Sandro e Frabotta a giocarsi una sola maglia.

Capitolo a parte lo merita il ruolo di trequartista, che di fatto non ha interpreti adatti nella Juventus: tra le sue alternative, Ramsey sarebbe l’ideale, ma gli infortuni oltre a toglierlo dal campo lo privano della freschezza atletica necessaria in quella posizione, mentre McKennie ha ritmo e aggressività ma manca completamente di rifinitura e nel complesso fungerebbe da trequartista di rottura più che di costruzione.

Andrea Pirlo ora può percorrere due strade, una più semplice e una più difficile:

– Quella facile prevede l’inserimento in pianta stabile di McKennie sulla trequarti nell’11 titolare, corroborata dalla rete nel derby e dal dinamismo portato dallo statunitense, importante per una squadra spesso compassata;

– Quella più complessa passa per un cambio di sistema, magari il 3-4-2-1 visto a sprazzi nella prima di campionato e col Cagliari nel quale Kulusevski ha ben figurato, o anche un modulo totalmente nuovo che possa risolvere anche i problemi a centrocampo della Juventus.

Se è vero che un giocatore deve adattarsi ai dettami dell’allenatore, lo è altrettanto il fatto che un tecnico deve essere capace di cucire il modulo sui calciatori che ha a disposizione, non viceversa. Ingabbiando un giovane dalle potenzialità immense come Kulusevski in compiti a lui poco affini, Pirlo potrà magari ottenere un giocatore più completo, ma rischia nel contempo sia di arrestare la crescita del ragazzo in caso di reazione negativa, sia di privare la Juventus di un calciatore che già ora ha qualità importanti che possono decidere le partite.

L’allenatore della Juventus sarà capace di compiere la scelta più difficile?