Kulusev-ki? (chi ci ricorda Kulusevski)

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Riccardo Magnini

Everything in its right place” cantavano i Radiohead nella prima metà del 2000 e,con tutte le cose al loro giusto posto, non poteva non nascere un bambino prodigio che 19 anni dopo, partendo dalla fredda Stoccolma, si sarebbe conquistato l’approdo alla juventus: Dejan Kulusevski.

L’ottima tecnica, un fisico già ben strutturato e l’intelligenza tattica rendono”Kulu” il prototipo del calciatore moderno, laddove questo termine diventi sinonimo di polifunzionale, dinamico, adattabile. E alla Juventus, non vano vessillo di vanità, interessa soprattutto quest’ultimo aspetto. Il teorema di ogni calciofilo che si rispetti impone che, per ogni talento nuovo che”esplode”, si debba scavare nei ricordi alla ricerca di un calciatore a cui accostarlo.

È per questa legge che la classe cristallina di Dejan ci spinge alla domanda:chi ci ricorda Kulusevski?

Il colore rossastro dei capelli abbinato alla carnagione albina ed ad una spiccata propensione al sacrificio”con qualità” ci porta immediatamente ad un nome: Kevin De Bruyne. Quesito risolto? Non proprio:uno è destro, l’altro è mancino. Uno nasce trequartista per diventare mezz’ala, l’altro nasce”9″ prima di adattarsi alla medesima posizione. Entrambi “tuttocampisti” di Allegriana memoria, vi è comunque una differenza riguardante la “forma mentis” di intendere il ruolo: mentre per il belga è servita la scuola di maestro Pep per maturare questa attitudine da giocatore totale (“da giovane pensavo alle pressioni di una partita, alle tattiche, ai movimenti tutta la settimana ed il giorno della partita soffrivo” dirà lui nel 2017), per lo svedese è al contrario parte del suo DNA sportivo (“se penso troppo, gioco male. Il calcio lo devo sentire con leggerezza, deve essere divertimento puro”).

Recentemente anche gli addetti ai lavori si sono scervellati alla ricerca della soluzione del teorema con il risultato di alimentare i dubbi anziché fugarli: c’è chi lo paragona a Robben e Figo per la capacità di giostrarsi sulla fascia, accentrandosi per cercare la via del gol (sfido chiunque a “setacciare” il web alla ricerca di una giocata difensiva di entrambi), chi lo paragona a Zidane (ne nasce uno ogni 50 anni purtroppo, troppo presto ancora) e perfino chi lo paragona ad Ibra, e qui non servono spiegazioni, inevitabile croce per chiunque arrivi dalla Svezia, Ekdal docet (esclusi ovviamente i portieri).

Forse il giocatore che più ci ricorda Dejan Kulusevski è quello che ha messo lo zampino(o il piedone) per il suo acquisto: Pavel Nedved. Entrambi votati naturalmente al sacrificio per la squadra, entrambi abilissimi tanto in fascia quanto centralmente, entrambi con il sinistro dal gol facile(ad onor del vero sua maestà il vicepresidente era ambidestro), entrambi “juventini” inconsapevolmente prima di esserlo formalmente vista l’attitudine al lavoro duro. Mi piace pensare che, scegliendolo, Pavel abbia rivisto sé stesso ed abbia pensato di aver finalmente trovato il legittimo erede nel ruolo che fu suo. Così che fosse, finalmente, “Everything in its right place“. Sarebbe romantico,no?

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