Koulibaly e gli altri: caccia aperta al grande difensore

di Giulio Gori |

La Juventus cerca un nuovo difensore centrale. Dopo la rottura con Benatia e il ritorno poco confortante di Caceres, a fine stagione ci sarà l’addio alla carriera professionistica di Andrea Barzagli, un gigante le cui qualità, ormai uniche nel panorama del calcio moderno, non finiremo mai di rimpiangere. Rugani ha dimostrato di aver fatto un ulteriore passo in avanti in un crescendo continuo che ne fa, ogni anno, un difensore sempre migliore. Tra l’altro a un’età, 25 anni, che per un centrale è e resta ancora lontana da una maturità che mediamente arriva dopo i 30. Numericamente, a prescindere dall’esperimento di Emre Can in una difesa a tre anomala, serve come minimo un altro centrale.

Se la società deciderà di puntare ancora su Bonucci e Chiellini, nel pieno della loro espressione calcistica, è probabile che si accontenterà di un giovane con le spalle ancora da fare. Una scelta del genere sarebbe logica, visto il rendimento della coppia titolare bianconera. Ma non sarebbe insensato prendere in considerazione la possibilità, in via di precauzione, che uno dei due titolari possa mostrare qualche crepa di rendimento. D’altronde il percorso di una parabola calcistica non è mai lineare, né prevedibile. E in questo caso l’acquisto di un centrale potenzialmente titolare, un top player, potrebbe non essere un’ipotesi da scartare.

I nomi che circolano sono molti, ma faranno tutti al caso della Juventus? Il primo, il giocatore più chiacchierato dai media e acclamato dai tifosi, è Matthijs De Ligt dell’Ajax. A appena 19 anni – di fatto è uno degli unici tre difensori centrali nel mondo esplosi a livelli altissimi prima dei 25 anni negli ultimi dieci, dodici anni – ha una valutazione per il solo cartellino tra i 70 e gli 80 milioni di euro. Una follia. De Ligt ha effettivamente l’aura del fenomeno, per completezza, serenità nella gestione tecnica del pallone, personalità. Ma ci sono dei ma; In primo luogo, un difensore centrale, per il tipo di ruolo che ha, si giudica più nella costanza che nella prestazione. In secondo luogo, a quell’età, proprio per l’impossibilità di osservarne la crescita non è chiaro né evidente quali possano essere i suoi margini (abbiamo avuto, anche in Italia, difensori che a 20 anni sembravano dei fenomeni e che poi hanno fatto carriere dignitose e nulla più, proprio perché non hanno fatto passi avanti… qualcuno ricorda il «nuovo Thuram»?), anche se nel caso di De Ligt il livello raggiunto sembra già notevolissimo. Terzo, ancora più importante, nel gioco fatto di possesso e di baricentro alto dell’Ajax, i difensori si trovano spesso e volentieri a poter interpretare un ruolo aggressivo, anche spettacolare, mentre difficilmente subiscono fasi articolate di gioco avversario che ne potrebbero svelare le qualità di interpretazione e di marcatura. E se c’è un punto che depone a sfavore di DeLigt c’è il fatto che un difensore altrove modesto come Blind sembra anche lui tutto a un tratto diventato di alto livello. Nella qualità espressa dal 19enne olandese quanto merito c’è quindi da spartire con ten Hag? De Ligt, in soldoni, sarebbe un giocatore da prendere. Ma vale il rischio di un prezzo che non tiene conto di, pur minime, ombre di dubbio e che già lo valuta come il giocatore formato che ha già superato, tante partite internazionali, momenti difficili, contesti tattici diversi? Tenendo conto, oltretutto, che il prezzo rischia di salire a causa di un’asta internazionale.

Un po’ meno di moda, perché le mode passano in fretta (ricordate Caldara che un anno fa, di questi tempi, in molti davano per titolare certo nella Juventus e finito al Milan a far da riserva a Musacchio?), è Matts Hummels, 31 anni, maturità piena, grande esperienza, campione del Mondo. La valutazione del suo cartellino – e questo è sinceramente curioso – è la metà di quella di De Ligt. Eppure a 31 anni, un difensore centrale, ne ha davanti almeno altri cinque di carriera ai massimi livelli. Il Bayern è una big, ma non è mai stata restia a far cassa. Affare non impossibile. Pregi? Lui sì che sa difendere basso, lui sì che dietro dà garanzie di un’attenzione fuori dal comune. Ma il principale limite è proprio agli antipodi delle caratteristiche di De Ligt: Hummels quando gioca con tanti metri alle spalle soffre terribilmente i palloni che lo scavalcano. Perché non è veloce, ma lo è ancora meno a voltarsi. Nel gioco di Allegri andrebbe benissimo, con un eventuale allenatore più offensivo ci potrebbero essere delle controindicazioni.

Tra i nomi che circolano, quelli di Umtiti e di Alderweireld sono in assoluto quelli che lasciano più dubbi. E allora chi? Notevole il salto in avanti di Virgil Van Dijk del Liverpool, che tuttavia non se ne priverà di certo. E allora, visto che dobbiamo sognare, facciamolo per bene. E l’utopia sarebbe proprio uno di quei tre che negli ultimi dieci anni è esploso giovanissimo: Raphael Varane è un mostro, costruito, coltivato con estrema saggezza da un Real che ha visto lungo e ha deciso di pagare dazio anche a livello internazionale pur di crescere un gioiello (quando nessuno squadra con la nostra ridotta cultura sportiva, mi riferisco all’Italia, avrebbe mai accettato di farlo). Fortissimo nell’uno contro uno, gentile con i piedi, è a suo agio in ogni zona del campo: in pressione perché sa correggere eventuali errori con una velocità mai vista nel ruolo, da attaccante esterno; in area di rigore grazie, a doti aeree e di agilità senza pari (pochi si sono accorti che l’ultima finale dei Mondiali l’ha risolta lui con un secondo tempo da brividi). E se tanti parlano di Ramos come riferimento internazionale, parte della sua fama la deve anche al più giovane collega. Prezzo? Base d’asta 80 milioni, che sarebbero spesi benissimo. Ma difficilmente il Real se ne priverà mai, tranne eventuali quanto improbabili problemi ambientali.

Altro top player, forse ancora più inarrivabile, ma per ragioni stavolta di rivalità sportiva, è Koulibaly. Difensore di rara completezza, che abbina forza, velocità e qualità. Certo, il suo arrivo a Torino non sarebbe privo di interrogativi, a partire dal modo di difendere imparato da Sarri e non rinnegato da Ancelotti: il problema non è la scarsa abitudine alle marcature preventive, perché l’aggressività è nelle naturali corde del giocatore, quanto nelle marcature vere e proprie sui cross dal fondo: nel Napoli non c’è marcatura, assegnazione di un attaccante a un difensore, ma si copre a zona stringendo il reparto. Situazione che la Juve (con l’eccezione di Bonucci) interpreta all’opposto, almeno con l’attuale guida tecnica.

Altri? L’unico che si avvicina al profilo del giocatore di qualità e che forse è avvicinabile con un sessantina di milioni è José Gimenez dell’Atletico, uno che a 24 anni vanta un’invidiabile esperienza internazionale, una palestra difensiva formidabile come quella di Diego Simeone e un’aggressività, fatta di anticipi e marcature preventive, che piacerebbe molto al calcio italiano. Se Fabio Paratici punta al top player in difesa si passa da questi nomi. Ma, visti i prezzi folli, non è esclusa una scelta più in prospettiva, con l’eventualità di poter dirottare le risorse su altri ruoli. Un Romagnoli, probabilmente il miglior giovane oggi in Italia specie per la sua capacità di difendere frontalmente (è, numeri alla mano, un giocatore non dribblabile, cosa non da poco), sarebbe un’intelligente progetto di lenta sostituzione di Chiellini. In ogni caso, ogni decisione onerosa sul mercato deve passare inevitabilmente dalla scelta della guida tecnica cui sarà affidata la Juventus l’anno prossimo. Allegri o chi per lui: tutto si gioca qui.


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