Khedira, l’intelligenza che zavorra la Juve

di Sandro Scarpa |

“Khedira è un problema? E’ un mostro di intelligenza tattica, magari quando il ritmo diventa un po’ intensa può avere qualche difficoltà, ma avercene di problemi così”.  Maurizio Sarri

A parte qualche sparuto gruppetto di tifosi polarizzati,tutti noi amiamo Sami Khedira, come qualsiasi uomo che in questi anni ha contribuito a lastricare di gioie, spesso sminuite, la nostra passione fino a portarci ad un soffio (o 45 minuti) dall’apoteosi.

Come non amare poi Sami, gran testa, gran professionista, uno che ha vinto tutto dappertutto, che ha scelto fortemente, da parametri zero, di venire alla Juve e che si è reinventato incursore, mezz’ala a tre, poi -nel suo momento bianconero migliore- architrave di quel 4231, e infine interno offensivo con piedi, visione e letture tali da sopperire a prestazione fisiche in calo.

Anche quest’anno, Khedira sceglie, intuisce e resta. Sa che sarà utile al nuovo corso, che i nuovi non sono pronti –Ramsey e Rabiot, con alle spalle mesi di inattività- e inizia sfoderando allenamenti convincenti, gare solide.

Però Khedira resta Khedira, da svariati mesi totalmente INADATTO a qualsiasi ritmo superiore ad un Juve-Spal con i rivali blindati a doppia mandata. Al 60° è sistematicamente sostituito, al 45° boccheggia, al 20° i suoi recuperi non sono imbarazzanti solo perché sa dove correre e come farlo, e dal 5° appare evidente che l’intelligenza calcistica, senza un livello accettabile di intensità, rapidità nel breve, cambi di direzione, allunghi, scatti, apporta al centrocampo solo la metà di quello che alla Juve serve.

Nelle prime gare si diceva spesso “Esce Khedira e la Juve becca gol“. Era una Juve in rodaggio fisico, quando dopo l’ora tutti crollavano, uomini “pesanti” come Higuain, de Ligt, Bonucci, i terzini finivano la benzina, CR7 dosava i giri e Pjanic annaspava. Negli ultimi mesi invece la Juve è cambiata, il gioco involuto e qualche sbandamento ci hanno portato a rimontare le gare, vincerle nel finale, grazie ai cambi ma anche ad una tenuta diversa: se insisti nel palleggio, per quanto lento, se provi a giocare fino alla fine, la qualità ti premia, espressa da Ronaldo, Dybala, Higuain, Douglas Costa, o in appoggio da Pjanic, Bentancur o Ramsey.

Da due mesi, nel vedere la Juve tiro un sospiro di sollievo al 60°: esce Khedira e si torna in 11 fisicamente pronti. Vale anche per questo Bernardeschi in pieno filotto di scelte sbagliate al 100%, eppure l’ex-viola dopo il 60° qualche sgasata la ingrana, sbagliando certo, ma la presenza c’è. Con Sami è diverso, il copione è monotono: vedi inserimenti intelligenti ma lenti, posizionamento intelligente ma in apnea, recupero intelligente ma tardivo. Come un premio Nobel per la fisica in una gara di decathlon, un nerd del college che sbuffa dietro i bulli del football.

“Avercene di problemi come Khedira” dice Sarri, eppure con l’Inter esce Sami al 60° per Can e la Juve passa; in casa contro la Lokomotiv esce Sami al 45° per Higuain e ribaltiamo, contro il Genoa esce per Rabiot al 61°, a Mosca esce per Bentancur e la risolviamo nel finale. Il tutto dopo prove a rating ZERO: 0 tiri, 0 assist, 0 contrasti, 0 recuperi, 0 intercetti e un numero di passaggi e km non degni di un interno. Sami ha impattato meglio invece, pur senza lampi, entrato a 15′ dalla fine a Lecce o col Toro (eravamo già avanti).

A Bergamo una prova di non ritorno: non solo scialba (quella anche Ramsey o Berna), ma un’imbarazzante incapacità di opporsi al martellamento nerazzurro su una fascia in cui Gomez e Gosens sembravano Dani Alves e Messi a piede invertito. Con Cuadrado reduce da gare e viaggi oceanici e costretto al super-impegno in doppia fase, la presenza di Khedira per 70′, in una squadra in difficoltà, è stato un manifesto di decadenza.

Quando è entrato un Emre Can arruffone, a disagio nel palleggio di Sarri, la Juve ha ripreso fiato, e Cuadrado non più solo contro tutti è salito subito due volte dando assist e manforte ai due gol di Higuain.

Khedira non va “dosato”, con 60′ ogni settimana -finché ce la fa-, Khedira va utilizzato in gare a ritmi pachidermici o nei finali, a gestire con possesso in modo -toh!- intelligente.

“Nelle gare con ritmi intensi può avere difficoltà”. Ecco la frase su cui focalizzarsi: le gare intense sono le uniche che contano per una Juve dominante anche senza brillare: i big match, la Champions.

Perché allora Khedira parte titolare? Per la concorrenza ancora non pronta o forse mai: Ramsey 30′ buoni ogni 3 gare (ma è tornato ad allenarsi), Rabiot 1 cosa valida e 3 pessime, Can gioca con gli spazi ma non con la palla, Bernardeschi servito come trequarti di pressione. E’ bastato un discreto Bentancur, che ha il grosso limite della finalizzazione, a sopravanzare Khedira nel minutaggio dall’ultima sosta.

Quello che ci separa dall’Atalanta è tale da poter compensare il gap di un Khedira molte spanne sotto un mediocre Pasalic, ma in Europa la zavorra Khedira potrebbe essere mortale.

Sarri ci pensa ma per ora minimizza, Paratici ci aveva già pensato, ma non pare aver posto rimedio in estate.