Khedira sovrastato, la Juve non esce

di Jacopo Azzolini |

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Finora, gli esperimenti di Allegri con formazioni insolite erano coincisi con grandi prestazioni in Champions. Non è stato il caso di Juventus-Tottenham, ed in campo europeo non si vedeva da parecchio tempo che i bianconeri preparassero così male il singolo incontro, con anzi il piano gara dell’avversario molto più efficiente.

 

SI SOFFRE L’AGGRESSIONE ALTA

 

Palla al piede la Vecchia Signora era disposta con un qualcosa di molto diverso: 4141 con Khedira e Costa sulla stessa linea, col brasiliano che di fatto ricopriva il ruolo di mezzala. Il compito di dare ampiezza spettava quindi a Mandzukic e Bernardeschi.

 

 

Per una squadra che in questi ultimi anni ha ottenuto risultati eccezionali in Europa soprattutto per fasi difensive quasi imperforabili anche contro i migliori avversari del continente, i primi minuti parevano cogliere la Juve in una situazione netta di vantaggio tattico sull’avversario, che anzi spesso fatica quando si trova blocchi bassi e compatti.

Invece gli Spurs sono riusciti a disordinare la struttura difensiva della Juve come quasi mai una squadra è riuscita negli ultimi anni, effettuando un dominio di campo piuttosto notevole. Degna di sottolineatura la differenza di pressione che Allegri chiedeva alla squadra a seconda della circostanza: la palla arrivava a Lloris, i bianconeri alzavano molto il baricentro. Quando invece l’azione era già partita dai difensori, la Juve restava molto più bassa.

Nonostante l’avvio shock, non è mai venuto meno il sistema di aggressione e riaggressione tipico della squadra di Pochettino, una linea altissima che partiva già dai centrali difensivi che compensano letture deficitarie nella propria area di rigore con una strepitosa capacità di difendere in avanti. Ciò ha consentito di schiacciare la Juve.

Ammirevole la capacità degli Spurs di aggredire in avanti con così tanti uomini, con un’elevata densità in zona palla nonostante il rischio di restare scoperti sul lato debole. Coraggiosamente, il Tottenham non è mai venuto meno ai propri principi.

 

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Un po’ perché pensava di entrare nella propria comfort zone, un po’ perché i rari tentavi di pressione alta si stavano traducendo in ripartenze pericolose degli Spurs, i bianconeri hanno presto scelto di tenere un baricentro basso, alternando fasi di 442 a 541. Inizialmente, Douglas Costa accompagnava Higuain nella pressione, probabilmente si sperava che la sua rapidità sul primo portatore di palla migliorasse l’aggressione. Tuttavia, si è passati relativamente presto al 541 con Mandzukic quinto di sinistra.

Si è vista un’asimmetria tra il croato e Bernardeschi: se l’ex Bayern difensivamente era largo e attento nelle scalate, il carrarino è rimasto troppo stretto, spesso attratto da un Lamela che tendeva a entrare dentro il campo. In tal modo, Davies ha avuto parecchio spazio sul lato debole, tant’è che il Tottenham ha punto molto più a sinistra che non a destra.

 

 

Fortunatamente, l’ottima serata di De Sciglio ha impedito che queste situazioni di 1 vs 1 si traducessero in pericoli. Oltre all’ex Milan, positivo anche Alex Sandro: per quanto molto bloccati, i terzini bianconeri sono stati veramente attenti dal punto di vista difensivo.

 

UN AZZARDO IL RITORNO A 2

 

Sintetizzando, non è scorretto dire che la Juve l’abbia persa in mezzo. Contro una squadra che si esalta nel colpire su spazi centrali, è apparso veramente un azzardo il ritorno alla mediana a due dopo gli ultimi precedenti, proprio quelle partite che avevano convinto Allegri a ritornare a 3.

Il risultato è che a centrocampo il Tottenham ha dominato. Tra gli elementi più evidenti della serata, la rinuncia totale di qualsiasi forma di pressione a Moussa Dembelè, libero di ricevere e con eccellenti conduzioni palla al piede di fare avanzare il baricentro dei suoi, smistando poi il gioco molto bene sia al centro che a sinistra, tant’è che è il giocatore con più passaggi effettuati (94) e dribbling riusciti (6 su 7).

 

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In generale, l’elevato movimento senza palla e la qualità del fraseggio ha consentito al Tottenham di mettere in difficoltà la Juve soprattutto al centro, coi mediani spesso presi ai fianchi. Fluida come al solito la manovra della squadra di Pochettino, che dà pochi punti di riferimento all’avversario, con grande densità negli half-spaces, con le mezzepunte molto brave a ondeggiare tra centrocampo e attacco.

 

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Come accaduto a molte squadre, i bianconeri non sono riusciti a prendere le misure di Eriksen, che ha dimostrato una sensibilità tattica fuori dal comune. A seconda della situazione, sapeva quando doveva disporsi come trequartista, come vertice alto o addirittura come playmaker.

 

 

Insomma, oggi la mediana a due Pjanic-Khedira pare inadeguata a prescindere dal tipo di partita che si voglia affrontare, soprattutto contro squadre veloci e forti fisicamente. Senza contare che sovente si fanno trovare fuori posizione, come in occasione del gol di Kane quando, nel tentativo di seguire un contropiede, erano rimasti troppo alti.

Il tedesco in particolare ha offerto una prova desolante in entrambe le fasi di gioco, offrendo un supporto nullo alla squadra: zero intercetti e appena sette passaggi riusciti, confermando di essere uno dei principali problemi di questa parte della stagione.

 

LA JUVE NON RIESCE A RIBALTARE L’AZIONE

 

Tuttavia, la presenza di Costa in zone interne lasciava intuire come Allegri volesse alternare fasi di difesa bassa con improvvisi strappi palli al piede in grado di spaccare in due una squadra che accompagna l’azione con tanti uomini.

In realtà, tolti i primi minuti, la Juve ha manifestato un’incapacità inquietante nella risalita del campo, perdendo una mole di palloni e non riuscendo quasi mai a imbeccare Costa tra le linee. Si è quindi creato molto meno di quanto Allegri avrebbe voluto.

Un altro dei meriti di Pochettino è quello di aver neutralizzato Pjanic, unico riferimento bianconero per la costruzione dal basso. Povera di soluzioni, la Juve si affidava al bosniaco con passaggi piuttosto prevedibili che il Tottenham era bravo a intercettare (nelle fasi di difesa posizionale c’era Alli su Pjanic)

Inoltre, anche quando riceveva palla in modo pulito, i sistemi di aggressione su di lui e sulle possibili soluzioni di passaggio lo hanno mandato in crisi, inducendolo a molteplici errori. Insomma, a meno che dal nulla non facesse giocate allucinanti saltando due uomini in un fazzoletto, non si aveva modo di uscire palla a terra.

 

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Pure quando Khedira si abbassava per dare supporto alla prima costruzione gli Spurs prendevano le contromisure, con Dembelè che alzandosi riusciva a prevalere.

 

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Mancando sicurezza nel vertice basso, la Juventus avrebbe potuto costruire da dietro sfruttando maggiormente l’ampiezza con cambi di gioco con cui approfittare delle difficoltà nord-londinesi nella difesa del lato debole. Così però non è quasi mai avvenuto, e si sono visti numerosi lanci nel vuoto, segni di una squadra poco preparata su come aggirare una simile pressione.

 

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Sono stati quasi solo i movimenti di Higuain a mettere in difficoltà la fase difensiva rivale, col Pipita che nonostante un contesto deficitario ha offerto una prova monstre, da giocatore assoluto (oltre che vitale per i ribaltamenti di fronte della Juve).

La Juve ha tutte le carte in regola per passare il turno: nonostante le difficoltà, le rare volte in cui ci si affacciava dalle parti di Lloris c’era la sensazione che il gol potesse arrivare da un momento all’altro; per una squadra giovane come il Tottenham, poi, non sarà certo facile a livello di pressione una partita del genere soprattutto nel contesto di Wembley.

I bianconeri dovranno però fare meglio in entrambe le fasi. Probabilmente nati soprattutto a causa delle molteplici assenze, gli esperimenti di Allegri non sono riusciti purtroppo come ci si augurava. Quel che è certo è che oggi il 4231 non ti garantisce minimamente l’insuperabile difesa posizionale della stagione passata.